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Il lavoro che non c'è, «ala nera sulla vita»

XXV Congresso Eucaristico Nazionale. Il lavoro che non c’è si stende come un’«ala nera sulla vita di popoli interi»

E' entrato subito nel tema della giornata odierna del Congresso eucaristico nazionale - il lavoro e la festa - mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro. Durante la messa celebrata nella chiesa del SS. Sacramento, ad Ancona, il presule ha detto che nella storia il lavoro è stato sempre fonte di angoscia, anche se ha conosciuto stagioni diverse. Nell’età odierna il lavoro era uno strumento di realizzazione del potere dell’uomo sula realtà, poi è diventato qualcosa di assolutamente meccanico, che non può obbedire a nessuna legge, meno che mai morale e ha provocato un disastro umano”.

Oggi, per mons. Negri, “il lavoro è qualcosa che non si riesce a governare, o si pretende di governare con leggi di tipo economico o politico. E poi il lavoro manca, e proprio in questa fase in cui avremmo dovuto assistere al trionfo tecnologico, diventa per molti qualcosa di cui non si fa esperienza”. Di qui la necessità di riaffermare, sulla scorta della dottrina sociale della Chiesa, che “il lavoro è dell’uomo e per l’uomo, che attraverso il lavoro investe la realtà della sua cultura, alla luce della presenza di Dio nella storia e della sua rivelazione”.

Nelle quattro sedi in cui si articola il Congresso  Jesi, Fabriano, Ancona, Falconara e Osimo, la mattina si sono svolte le celebrazioni eucaristiche. Monsignor Carlo Mazza, a Jesi, ha notato che "nel trapasso delle civiltà, il lavoro ha assunto e assume significati, modalità, funzioni e organizzazioni differenziate, costringendo l’uomo anche a forme di alienazione. Quando prevale la merce sull’uomo, quando prevale il profitto sulla giustizia, quando prevale lo sfruttamento della manodopera sull’equa distribuzione dei redditi, allora il lavoro diventa una questione sociale, una questione etica e, infine, una questione antropologica”. L’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, ha ricordato il vescovo, “istruisce una visione del lavoro che privilegia i diritti umani delle persone, il principio della sussidiarietà, della corresponsabile partecipazione alla ricchezza prodotta”. Il lavoro “si adempie nella sua natura solo se si adegua alla finalità dell’uomo e se promuove in lui la doviziosa varietà delle sue dotazioni in funzione del bene della vita”. Il lavoro “è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro".

Ad Ancona, invece, monsignor Pelvi ha ricordato che “dal dono di amore di Cristo proviene la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. l’Eucaristia è l’invito a una mensa di unione, di dolore e di amore. Chiama chi più soffre e fatica, chi è povero e piange, chi è solo e senza aiuto, chi è piccolo e innocente”. Con lui anche il vescovo di Ancona mons. Edoardo Menichelli. Parlando ai circa 600 militari delle diverse Armi accompagnati da oltre 50 cappellani e alle Autorità cittadine presenti, il vescovo mons Pelvi ha dichiarato che “alimentarsi di Gesù Cristo significa associare la propria vita alla sua. Lui ha dato la sua carne per la vita del mondo e vuole che ogni uomo dia se stesso per la vita del mondo”.

Alle messe sono seguite, nelle varie sedi, gli incontri di approfondimento sul tema del giorno. Particolarmente sgeuito quello che si è svolto alla Fiera di Ancona. "La vita dell’uomo è divisa in quattro quadranti”: comincia così il “racconto di cosa sa un 72enne della vita”, fatto da Pupi Avati. Dapprima vi è “una zona di potenzialità enorme, meravigliosa”. È il tempo dell’infanzia e della giovinezza, dove “la sera prima di addormentarsi si riesce a immaginare qualunque cosa”. Il secondo quadrante è quello abitato da chi sta salendo su una collina: “Durante la salita possiamo immaginare il paesaggio, ma non sappiamo come è veramente. È l’età di mezzo, delle somme e delle sottrazioni, dove si ama un sistema perché più si è inseriti in esso e più ci si sente riconosciuti”. Arrivati in cima alla collina, nel terzo quadrante “comincia il rientro a casa: c’è il rifugio nel ricordo, la nostalgia per la giovinezza, non abbiamo più il coraggio di dire ‘per sempre’. Ecco perché è importante la fede – ha commentato – perché ci legittima a continuare a credere nel ‘per sempre’”. L’ultimo quadrante è quello “dove si cominciano a intravvedere i titoli di coda e si prova una nostalgia diversa, nei riguardi della tua infanzia. Il massimo della nostalgia – ha concluso il regista – è il ritorno nella casa del Padre, che non è soltanto Dio, ma è tuo padre. Questo quadrante della vita dovrebbe essere riservato a tutti”.

Quindi ha preso la parola il presidente del Coni, Gianni Petrucci. “Ci si può santificare su questa terra anche attraverso lo sport, ad esempio rispettando le leggi e l’etica. Lo sport oggi è una parte importante del Paese - ha detto Petrucci – anche se nel momento di crisi che stiamo vivendo ci sono priorità ben più importante”. Soffermandosi poi sul ruolo svolto dalle associazioni ecclesiali impegnate nel mondo dello sport, Petrucci ha sottolineato che “il loro ruolo è essenziale per testimoniare che quella che si svolge in strutture come gli oratori non è solo un’attività sportiva, ma anche etica, che si nutre degli insegnamenti ispirati dalla fede. La domenica, ad esempio, si può andare a messa, ma anche nella stessa giornata a giocare una partita di calcio nel campetto dell’oratorio, come facevo io da piccolo”.

A Fabriano il tema è stato affrontato tra gli altro dall'economista Stefano Zamagni, che ha parlato della necessità di “Includere” tutte le persone offrendo possibilità di occupazione, fare in modo che il lavoro sia “decente” in cui ciascuno si senta valorizzato, organizzare il lavoro perché sia compatibile con la famiglia, gli affetti, la vita comunitaria. Presente il card. Giovanni Battista Re, che ha notato come “oggi stiamo vivendo una situazione difficile in campo economico e per uscirne c’è bisogno dell’apporto di tutti, a partire dai cattolici col loro patrimonio di valori sociali”, augurando che intervengano “con creatività, coraggio, sobrietà e fiducia”. L’incontro ha visto una folta presenza di personalità e cittadini nel Teatro Gentile, tra di loro l’imprenditore fabrianese Francesco Merloni, ex-presidente nazionale dell’Ucid (Unione cattolica imprenditori e dirigenti).

© Avvenire, 7 settembre 2011

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