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Il Papa ai preti di Roma: porto il dolore degli scandali che sono su tutti i giornali del mondo

A San Giovanni in Laterano il tradizionale appuntamento con il clero della “sua” diocesi a inizio della Quaresima: «Non scoraggiamoci, Dio sta purificando la Chiesa sua sposa sorpresa in flagrante adulterio e ci salva dall’ipocrisia». [Il papa nell’incontro con i sacerdoti di Roma ha menzionato la nostra "Odegitria" e la copia che la nostra Diocesi gli ha donato]

«Sento di condividere con voi il dolore e la pena insopportabile che causano in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni». «Non scoraggiamoci, il Signore sta purificando la sua Sposa» e «ci sta salvando dall’ipocrisia». Parole addolorate quelle pronunciate dal Papa ai preti della Diocesi di Roma, riuniti tutti questa mattina nella basilica di San Giovanni in Laterano per il tradizionale incontro di inizio Quaresima.

Un dialogo sincero, a porte chiuse e a tutto campo, durante il quale Bergoglio, affiancato dal vicario Angelo De Donatis, non ha risposto a domande come avvenuto nei precedenti incontri, ma ha parlato per circa mezz’ora seguendo un discorso scritto intervallato da diverse frasi a braccio. Prima il Pontefice ha confessato personalmente numerosi sacerdoti.

Poi decide lui di confessare ai preti della “sua” Diocesi il proprio stato d’animo gravato dai recenti scandali di abusi, rinfocolati con la condanna di fine febbraio al cardinale australiano George Pell e quella di qualche ora fa all’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, senza dimenticare i vari casi in Cile, negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei.

«È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel nemico che agisce con la pretesa di essere padrone del mondo», ha detto il Papa secondo quanto riferito a Vatican Insider da alcuni presenti in Basilica. «Eppure non scoraggiamoci, il Signore sta purificando la sua Sposa, ci sta convertendo tutti a sé, ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di Lui siamo polvere, ci sta salvando dall’ipocrisia, dalla spiritualità delle apparenze. Egli sta soffiando il suo Spirito per ridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio».

«Il peccato ci deturpa e ne facciamo con dolore l’umiliante esperienza quando noi stessi o uno dei nostri fratelli sacerdoti o vescovi cade nel baratro senza fondo del vizio, della corruzione, o peggio ancora del crimine che distrugge la vita degli altri», ha affermato Francesco.

Che ha espresso, tuttavia, fiducia per il futuro, specie in questo inizio di Quaresima che «è un tempo di grazia, perché rimettiamo Dio al centro». «Siamo un popolo di miserabili resi ricchi dalla povertà di Dio. Ma senza Dio non possiamo far nulla. È Lui il centro», ha affermato.

A Lui dobbiamo rivolgerci «faccia a faccia», ha raccomandato il Papa. Perché «Dio conosce la nostra vergognosa nudità». Bergoglio ha raccontato in proposito di essere rimasto fortemente colpito nel vedere la copia originale della icona della Odigitria di Bari, durante la sua visita del giugno 2018. Gesù «non era vestito come adesso con le camice orientali che fanno sulle icone… La Madonna aveva il bambino nudo, mi è piaciuta tanto che ho chiesto di farmela avere. Il vescovo di Bari me l’ha regalata (una copia, ndr). L’ho messa lì davanti alla mia porta. Mi piace al mattino quando mi alzo, quando passo davanti, dire alla Madonna che custodisca la mia nudità: “Madre tu conosci le mie nudità”».

«Questa - ha sottolineato il Pontefice - è una cosa grande: chiedere al Signore che custodisca la mia nudità. Lui le conosce tutte. Dio conosce la nostra vergognosa nudità, eppure non si stanca di servirsi di noi per offrire agli uomini la riconciliazione. Siamo poverissimi, peccatori, eppure Dio ci prende per intercedere per i nostri fratelli e per distribuire attraverso le nostre mani per nulla innocenti la salvezza che rigenera».

Ai preti, il Papa ha chiesto pertanto di mantenere «un dialogo maturo col Signore» e di preoccuparsi del proprio «popolo» evitando personalismi come quella «tendenza di dire: è la mia gente il mio popolo. Sì, è il tuo popolo ma “vicariamente”, diciamo così», ha spiegato il Papa. «Il popolo non è il nostro ma appartiene a Dio».

Il carico dei problemi della gente lo porta comunque il pastore: «Quando vediamo che il popolo che seguiamo (la parrocchia o dove sia) si è allontanato», dobbiamo andare da Dio e parlargli come Mosé che dice: «Se perdonassi il loro peccato altrimenti cancellami dal libro che hai scritto». Ecco, ha affermato il Pontefice, questa «è una delle cose più belle del sacerdote e che va davanti a dare la faccia per il suo popolo».

«“Tu devi perdonare”. “No, ma…”. “Allora me ne vado, cancellami”. Ci vogliono dei pantaloni per parlare così con Dio, non come pusillanimi, come uomini. Perché questo significa che sono cosciente del posto che ho nella Chiesa, che non sono un amministratore per portare avanti ordinatamente qualcosa, ma io credo, ho fede. Questo significa», ha chiosato il Papa.

«quanto è brutto», ha aggiunto, «quando un sacerdote va dal vescovo a lamentarsi della sua gente: “Ah, non si può questa gente non capisce niente, è così, è cosà…”. Tante cose mancano a quel sacerdote».

Probabilmente gli manca la preghiera. «Quando il vescovo o un padre spirituale domanda al sacerdote se prega: “Sì, sì, sì. Io con la ‘suocera’, cioè il breviario, mi arrangio. Faccio le lodi, poi vediamo. No, no! Se tu preghi, tu dai la faccia per il tuo popolo per Dio. Vai a lottare con Dio per il tuo popolo. Questo è pregare, non fare le prescrizioni. Tu sei lì davanti a Dio», ha detto il Vescovo di Roma.

A conclusione dell’incontro ha indicato al clero il cammino per i prossimi sette anni fino al Giubileo del 2025, scandito dalle riflessioni proprio del libro dell’Esodo scelto «come paradigma per passare da non-popolo a popolo». Come tradizione ha regalato a tutti i presenti un libro e ha infine incoraggiato l’iniziativa della Caritas diocesana dal titolo “Come in cielo, così in strada”, una settimana dedicata alla carità per i poveri e i senza fissa dimora che si terrà dal 31 marzo al 6 aprile.

Salvatore Cernuzio

© www.lastampa.it, giovedì 7 marzo 2019

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