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Il Papa: il grido dei minori migranti sale a Dio, tutelarne i diritti e la dignità calpestata

Nel messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Leone XIV denuncia le violenze "indicibili" subite da bambini e adolescenti, chiede di prevenire isolamento e rifiuto, di creare spazi in cui ognuno sia rispettato nella identità culturale così da prevenire il rischio di radicalizzazione, esorta le istituzioni a promuovere ricongiungimenti familiari e scongiurare i trauma dei rimpatri. "Spostare il dibattito dalla gestione dei flussi alla piena tutela dei diritti"

È dedicato ai bambini, ai tanti bambini migranti, a cominciare da quelli di cui ha incrociato gli occhi scuri e penetranti durante i viaggi alle Canarie o a Lampedusa, il messaggio di Papa Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, pubblicato oggi 14 agosto. Anche uno solo di questi bambini è il tema del documento per la ricorrenza che si celebra il prossimo 27 settembre e che, quest’anno, vuole richiamare l’attenzione collettiva su coloro che “sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali”: bambini e adolescenti.

“Volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza”. Minori che hanno visto i primi anni di vita spezzarsi sotto il dolore della perdita di genitori e fratelli, che sono testimoni di “violenze indicibili” o che subiscono il “trauma” della separazione forzata a causa dei rimpatri, ma che sono anche al centro di azioni di sollecitudine e solidarietà. Quelle che il Papa nel messaggio chiede di incrementare rispondendo a queste tragedie con umanità e fede, favorendo percorsi di integrazione e amicizia coi coetanei del territorio, creando spazi in cui vengano valorizzate l’identità culturale e religiosa così da prevenire il rischio radicalizzazione.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO DI PAPA LEONE XIV

Spostare il dibattito dai flussi alla tutela dei diritti

A questi bambini e ai loro occhi Papa Leone esorta a guardare, quando, pungolando il più ampio mondo politico e mediatico, chiede di cambiare urgentemente prospettiva.

Occorre spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità di integrazione a chi emigra.

Sofferenza

Il Papa snoda la sua riflessione a partire dalla realtà del fenomeno migratorio con milioni di bambini e adolescenti ogni anno “costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie”. I numeri aumentano e “le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani”, rimarca il Pontefice. Che entra nei gangli della sofferenza subita da tanti di questi minori. Essa “non si esaurisce nello spostarsi”, a causa di perdite e violenze subite; in altri, ovvero nei minori che tentano di ricongiungersi ai familiari da cui sono separati per lunghi periodi, assume la forma della “angoscia”. Vi sono poi minori che “affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche”, osserva Leone, senza dimenticare “la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio”.

Tre volte indifesi

A questo scenario drammatico si sommano altre tragedie: “Le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite o viste durante il tragitto”.

“In troppi modi la loro dignità viene calpestata”

E quella dei piccoli migranti, vulnerabili e senza voce, viene calpestata ancora di più. Loro infatti, come sottolineava Papa Francesco, “sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi”.

La luce della solidarietà

In mezzo a tanta oscurità, non manca tuttavia la luce. È quella della solidarietà incarnata da “persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesiali” che “scelgono di non voltarsi dall’altra parte”. Ci sono famiglie che aprono le porte delle proprie case per “restituire il calore di un focolare”, ci sono educatori nelle comunità d’accoglienza, volontari e operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle città, “si dedicano alla cura delle ferite invisibili di questi piccoli”. Il loro impegno, assicura il Pontefice, testimonia che “l’amore può vincere l’indifferenza”.

La chiamata del Vangelo

Il Papa richiama in tal senso il Vangelo in cui Cristo afferma: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. Dunque “non è una questione di cifre o di statistiche”: il Vangelo invita a non fare calcoli. “Anche uno solo”, dice il Signore.

Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignità infinita. È immagine e somiglianza di Dio, è presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanità e di fede: nel bambino, infatti, possiamo accogliere e incontrare il Signore

E questa chiamata si fa ancora più pressante ricordando l’altra chiamata di Gesù: “Ero straniero e mi avete accolto”. Non sempre è così: “Purtroppo – annota il Papa - i minori migranti sono più facilmente ridotti all’invisibilità, perché privi di adulti che li proteggano e sostengano”. Per Leone XIV, “è necessario intervenire nei Paesi d’origine per rimuovere le eventuali cause che costringono alla fuga, oltre a offrire protezione e accoglienza nei Paesi di transito e di arrivo”.

Non restare indifferenti

“Il grido dei minori sfollati sale oggi a Dio”, evidenzia ancora il Vescovo di Roma. E noi “non possiamo restare indifferenti, né abituarci a tanta sofferenza”. L’appello del Papa è rivolto a tutti e si muove su quattro livelli: personale, ecclesiale, interreligioso, istituzionale.

Nella vita “personale” ognuno è invitato ad “aprire occhi e cuore”, superare il “distacco che riduce l’essere umano a un dato statistico” e quindi “riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di migrante”, in modo da tutelarne i diritti fondamentali: “Alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale”.

Trasformare l’accoglienza in pratica pastorale stabile

Nella vita “ecclesiale” bisogna “trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile”, esorta il Papa: “Non possiamo limitarci a delegare questo compito a istituti o associazioni dotati di uno specifico carisma”.

Occorre incoraggiare le comunità cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale, promuovendo nuovi percorsi educativi e spirituali, anche personalizzati, che superino la logica del puro assistenzialismo.

Prevenire isolamento e radicalizzazione

Fondamentale, per Leone, è “prevenire la solitudine, l’isolamento e il rifiuto” che non di rado colpiscono anche i figli dei migranti. Occorre, in tal direzione, “promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidarietà e di amicizia”. Nell’orizzonte delle diverse religioni, il Pontefice ricorda che “la vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali” e che proprio la “responsabilità umanitaria e spirituale” che accomuna tutti diventa “terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto”.

Le comunità di fede sono chiamate a costruire spazi in cui ogni ragazza e ogni ragazzo siano rispettati e valorizzati nelle rispettive identità culturali, prevenendo il rischio di radicalizzazione da parte di gruppi estremistici. Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l’impronta divina impressa in lui

Promuovere ricongiungimenti familiari e scongiurare i traumi della separazione

Nel contesto delle istituzioni civili, il Papa ribadisce l’urgenza di “riaffermare il principio del superiore interesse del minore”. Istituzioni pubbliche e private “sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente”. Cosa che, conclude Leone XIV, comporta “l’adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione”.

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, giovedì 14 agosto 2026

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