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Il Papa: «Sono con voi, perseguitati e cacciati via»

Jorge Mario Bergoglio ha affrontato all'Angelus le tragedie che insaguinano il Medio Oriente. E ha ricordato l'Ucraina. «Dio susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace».

Attento alle notizie che arrivano da Mosul e dalla Terra Santa, ma non solo. Il Papa non si stanca di esortare a pregare per la pace. «Ho appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle Comunità cristiane a Mosul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società», dice papa Francesco.

E aggiunge: «Oggi sono perseguitati. I nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente. Assicuro a queste famiglie e a queste persone la mia vicinanza e la mia costante preghiera». Si rivolge direttamente a loro, papa Francesco: «Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati da tutto, sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male. E a voi qui in piazza e a tutti coloro che ci seguono dalla televisione vi invito a ricordare nella preghiera».
Prima di far pregare in silenzio tutta la piazza, papa Francesco aggiunge: «Vi esorto, inoltre, a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina. Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace!», dice papa Francesco dopo l'Angelus di questa domenica.

Prima aveva spiegato il Vangelo parlando diffusamente delle divisioni che porta Satana, del male che c'è nel mondo. Lo spunto è la parabola della zizzania « che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio. La scena si svolge in un campo dove il padrone semina il grano; ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome “Satana” e richiama il concetto di divisione». Parlando a braccio il Papa ha spiegato che «tutti sappiamo che il demonio è uno zizzaniatore, sempre cerca di dividere le famiglie, le nazioni e i popoli».

E poi ha sottolineato il perché il padrone dle campo, cioè Dio, impedisce ai suoi servitori di strappare subito la zizzania: «Perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Perché sappiamo tutti che la zizzania quando cresce somiglia tanto al grano buono e c'è il pericolo di confonderli tra loro. L’insegnamento della parabola è duplice. Anzitutto dice che il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno. E' curioso, questo va di notte a seminare la zizzania, di notte, nel buio nella confusione, di notte, questo nemico è astuto, ha seminato il male in mezzo al bene così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo».

Alla fine, perché Dio è paziente, ma la sua pazienza non significa indifferenza al male. «Noi a volte abbiamo una gran fretta di giudicare, classificare, mettere di qua i buoni, di là i cattivi... Ma ricordatevi la preghiera di quell'uomo superbo: ti ringrazio Dio che sono un uomo buono e non come quell'altro che è cattivo... Dio invece sa aspettare. Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino».

Una pazienza che ci fa sperare: «Che bello questo: il nostro Dio è un padre paziente che sempre ci aspetta e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci. sempre ci perdona se andiamo da lui. L’atteggiamento del padrone è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola. E c'è di più. Grazie a questa paziente speranza di Dio la stessa zizzania, che è il cuore cattivo, alla fine, può diventare buon grano». E alla fine, quando tutti saremo giudicati, il metro sarà quello «con cui noi abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi».

Annachiara Valle

© Famiglia Cristiana, 20 luglio 2014

Foto: Reuters

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