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Il Patriarca di Costantinopoli a Bari. La valenza ecumenica di una gradita visita

La visita del Patriarca Bartolomeo a Bari il 5/6 dicembre è un evento storico di grande rilevanza ecumenica. È nota a tutti, infatti, la grande devozione degli ortodossi per il santo patrono di Bari. Basti dire che solo in Grecia, sparse sulla terraferma e nelle isole, vi sono circa 800 fra chiese grandi e piccole a lui dedicate

La visita del Patriarca di Costantinopoli viene a coincidere con il recente graditissimo “ritorno” di San Nicola nel messale romano italiano come memoria obbligatoria, dopo che nel 1969 era stato ridotto a memoria facoltativa. La proposta dell’arcivescovo di Bari, Francesco Cacucci, alla Conferenza Episcopale Italiana, è stata accolta a larghissima maggioranza.

Questa visita del Patriarca Bartolomeo colma una lacuna, o almeno ne mette i presupposti. La Chiesa greca, infatti, non reagì favorevolmente alla traslazione delle reliquie di San Nicola da Mira (Asia Minore, oggi Turchia) a Bari. La considerò un furto ai danni degli ortodossi greci. Al contrario la Chiesa russa, in un Racconto storico (Slovo) e nella divina ufficiatura (Služba), sin dal 1093/1095 esalta Bari (nella festa del 9 maggio) per aver salvato le reliquie di San Nicola dai saccheggi e profanazioni dei turchi.

La visita di Bartolomeo, sia pure dettata da varie circostanze, come l’affidamento della chiesa del Sacro Cuore alla comunità greca di Bari da parte dell’arcivescovo Francesco Cacucci, getta le basi per una visione più ecumenica della presenza di San Nicola a Bari. L’impegno ecumenico del patriarca va infatti di pari passo col suo impegno per il rispetto della natura e del creato. I riconoscimenti internazionali in tal senso hanno fatto sì che fosse conosciuto come il “Patriarca verde”. L’uomo che si batte per la purezza dell’ambiente che ci circonda può portare una ventata di aria fresca anche nei rapporti tra cattolici e ortodossi, nel nome di quel Nicola che è tanto venerato da entrambe le Chiese di Roma e di Costantinopoli (oltre che tanto amato dai protestanti con le loro oltre 1000 chiese anglicane e luterane).

Il patriarca già conosce la Basilica di San Nicola e l’urna che conserva le reliquie di questo santo, essendo venuto nel 1979 quando era metropolita di Filadelfia. In questa visita da Patriarca e capo spirituale degli Ortodossi nel mondo è prevista anche la sua partecipazione il 5 dicembre all’apertura dell’Anno Accademico della Facoltà Teologica Pugliese come pure la consegna del premio ecumenico da parte dell’Istituto Ecumenico di San Nicola, sezione della stessa Facoltà. Un premio particolarmente meritato in quanto l’ecumenismo, se è condiviso dalla maggioranza dei fedeli ortodossi, ha ugualmente molti oppositori spesso più rumorosi degli amanti della riconciliazione. Anzi questa è stata una delle cause per cui alcune chiese non hanno partecipato al recente Concilio Panortodosso di Creta (giugno 2016).

La sua fede profonda ed autentica gli ha fatto realizzare questo Concilio che nessun patriarca in tutta la storia era riuscito a realizzare. È vero che ben quattro chiese non hanno partecipato. Per cui si potrebbe pensare ad un fallimento. Ma per chi conosce la sofferta storia delle Chiese ortodosse questo evento è stato un miracolo. Ed ha potuto farlo solo perché è un uomo dalla fede profonda, capace di sperare contro ogni speranza.

Tale è anche l’auspicio dei Baresi nell’accoglierlo in questa città benedetta dalla presenza di San Nicola, dove i fedeli di tutte e 14 le chiese ortodosse si sentono a casa loro. A noi Domenicani, cui la Santa Sede ha affidato la Basilica nel 1951, la loro presenza fa già pregustare l’unità dei cristiani. San Nicola, infatti, non è nostro, ma di tutti i cristiani. Che la venuta del Patriarca Bartolomeo possa rasserenare l’atmosfera ecclesiale e che le due Chiese possano poco a poco recuperare quell’unità che nel primo millennio non fu rotta a dispetto delle diverse teologie derivanti da diverse mentalità, consapevoli dell’unica fede nel Signore risorto.

p. Gerardo Cioffari, o.p.