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Il popolo che promuove la vita insieme a Papa Francesco

Una comune testimonianza del valore sacro della vita. È il senso della Giornata dell'Evangelium vitae e del pellegrinaggio dei movimenti pro-life a Roma, che ha il momento clou domenica con la Messa in San Pietro. "La nostra speranza - ha detto l'arcivescovo Fisichella - è che il numero dei fedeli sia così grande da far sentire a tutto il mondo il senso della missione redentrice di Gesù: io sono venuto perché abbiano la vità». La catechesi del cardinale Ruini.

Il popolo pro-life di tutto il mondo si ritrova intorno al Papa per rilanciare la forza dell'Evangelium Vitae e l'impegno per i più deboli e indifesi con il sostegno alla petizione europea "Uno di noi". Presenti al pellegrinaggio migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo; particolarmente numerosa e organizzata la delegazione americana.

Il senso delle Giornate dell'Evangelium Vitae è di dare una comune testimonianza del valore sacro della vita, di ogni vita umana. Così ha sintetizzato l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, nel presentare l'evento, il cui momento centrale è la messa presieduta da papa Francesco domenica 16 giugno alle 10.30, sul sagrato della basilica di San Pietro. A scorrere l'elenco dei gruppi e delle associazioni che hanno aderito all'iniziativa, scrive l'Osservatore Romano, si intuisce il valore della manifestazione a sostegno della vita, dal concepimento al suo termine naturale. "La nostra speranza - scrive l'arcivescovo Fisichella - è che il numero dei fedeli in piazza San Pietro sia così grande da far sentire a tutto il mondo la nostra corale espressione del vero cuore della missione redentrice di Gesù: 'Io sono venuto perché abbiano la vità". Oggi, molti pellegrini hanno pregato sulla tomba di san Pietro.

La catechesi in lingua italiana

Sabato mattina il primo appuntamento per la delegazione di lingua italiana, nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini è stato con il cardinale Camillo Ruini, che ha tenuto una catechesi sull'Evangelium Vitae. "La cultura dei diritti soggettivi, se assolutizzata, diventa una tragica illusione che conduce a negare gli altri e i loro diritti e alla fine si rivolta contro noi stessi, come avviene per l’eutanasia. La tematica della vita - ha esordito il cardinale - è oggetto di atteggiamenti culturali contrastanti nell’opinione pubblica”. Si registra “una specie di assuefazione alla liceità dell’aborto, che pare cosa alla fine lecita e comunque non grave”, in base al “tentativo serpeggiante di fare dell’aborto un vero e proprio diritto”. Anche l’eutanasia, dalla cultura dominante, viene presentata come “libera scelta se continuare a vivere o interrompere la vita”. Al punto che “sta crescendo anche l’ipotesi di eutanasia non richiesta dal soggetto, ma praticata quando altri giudicano che quelle condizioni di vita sono troppo cattive, o non meritevoli di essere vissute”.

La “rivendicazione della libertà individuale”, ha detto il cardinale Ruini, è anche alla base del testamento biologico: “Io decido sulla mia fine futura, non solo decido per me ma vincolo gli altri, in primo luogo i medici, a comportarsi secondo questa mia decisione”.  Quella contenuta nella “Evangelium Vitae”, ha detto il cardinale, è “una dottrina molto forte e molto chiara” sui temi della vita, che dà indicazioni nette anche nel campo della legislazione in tale materia. Il comandamento “non uccidere” ha un “valore assoluto”, e l’uccisione di un innocente “è sempre gravemente immorale”, si legge ad esempio nell’enciclica, in cui Giovanni Paolo II conferma che l’eutanasia, “come azione e omissione, è una grave violazione della legge divina”. In sintesi, “la legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia non è mai lecita”, e l’obiezione di coscienza verso queste leggi “è un diritto fondamentale. “Sembrano di un altro pianeta - la denuncia del cardinale Ruini - i comportamenti politici di molti politici che si dichiarano cattolici, ma che sono a favore di legislazioni che contemplano aborto e eutanasia”.

L'assemblea di "Uno di noi"
In occasione di queste giornate si svolge anche il primo coordinamento operativo dei 28 Comitati (27 Paesi Ue più la Croazia, che entrerà nell'Unione il primo luglio) delle associazioni pro-life, che sostengono la petizione internazionale "Uno di noi".

© Avvenire, 15 giugno 2013

 

Come aderire all'appello "Uno di noi"

 

 

 

In qualunque lingua lo si voglia pronunciare, l’embrione è sempre «uno di noi». Per aderire alla campagna internazionale si può cliccare direttamente sulla pagina dell’Unione europea che presenta l'iniziativa.

In fondo alla pagina c'è il pulsante «Dichiarazione di sostegno» che apre il Modulo di dichiarazione, nei cui campi vanno indicati anche il numero di un documento d’identità valido e il proprio indirizzo. Validando le caselle sull’informativa per la privacy e la dichiarazione di autenticità dei dati, si clicca sull’invio e si completa la procedura di sottoscrizione. 

Per sostenere l’iniziativa omonima promossa dai Movimenti per la vita nei Paesi dell’Unione europea, che punta a raggiungere un milione di firme nel 2013, è online il sito www.oneofus.eu.

Comitati nazionali, summit a Roma il 16 giugno
Sabato l’Europa dei "quasi 28" – la Croazia dal 1° luglio sarà nell’Ue – si troverà a Roma per l’assemblea generale di «Uno di noi». L’iniziativa popolare europea ha sfondato ieri le 550mila adesioni (553.344), ne servono 1 milione, e già i 7 Stati richiesti dalla Ue hanno raggiunto il minimo necessario. Saranno presenti delegazioni di tutti gli Stati, la maggior parte di persona, alcuni via Skype. Hanno garantito la loro presenza a Roma i comitati che rappresentano l’Austria, il Belgio, la Bulgaria, Cipro, la Croazia, la Francia, la Germania, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, la Lettonia, la Lituania, il Lussemburgo, la Slovacchia, Malta, l’Olanda, la Polonia, la Romania, la Spagna e la Svezia. Collegati con il congresso romano (dalle 12.30 alle 20 all’Istituto Sacro Cuore di via Marsala) Danimarca, Estonia, Finlandia, Regno Unito, Repubblica Ceca e Slovenia.
Apriranno l’assemblea Carlo Casini, presidente della Commissione Affari costituzionali dell’Unione europea e presidente del Movimento per la vita italiano, e l’eurodeputato Jaime Mayor Oreja. L’Ufficio di coordinamento europeo, con Ana del Pino, presenterà lo status quo di «One of us», il nome internazionale della campagna per ottenere in Europa, con la forza di una petizione popolare firmata da un gran numero di cittadini, il rispetto dell’embrione umano.
Pino Noia e Maria Luisa Ranallo Salamon presenteranno «L’esperienza di Telefono Rosso e Sos Vita a Roma e in Italia. Un ponte attraverso l’Europa». Seguiranno gli interventi dei rappresentanti europei, moderati da Gregor Puppinck, presidente europeo del Comitato dei cittadini. Presenti tra gli altri Filippo Vari, vice-presidente del Comitato, Josè Luis Bazan, consigliere giuridico del Comece (l’organismo di rappresentanza degli episcopati della Ue), e la vice presidenza del Movimento per la vita italiano.​​​​​​​

© Avvenire, 7 gennaio 2013

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