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A volte i vescovi, se si mettono di impegno, sono capaci di rovinarti la vacanza meglio della mogli o della propria squadra di calcio. Sì, perché un milanese aspetta sant’Ambrogio ..

A volte i vescovi, se si mettono di impegno, sono capaci di rovinarti la vacanza meglio della mogli o della propria squadra di calcio. Sì, perché un milanese aspetta sant’Ambrogio come il resto d’Italia aspetta Ferragosto. Sant’Ambrogio arriva in un momento dell’anno che si situa tre mesi dopo la fine delle vacanze (a questo punto dell’anno il milanese è già agonizzante) e a due settimane dal Natale (dove svariati milanesi in genere soccombono).

Ecco che la festività di sant’Ambrogio, specie se il calendario come quest’anno favorisce un ponte di quattro giorni, è un vero è proprio toccasana da godersi tra sciate e polenta concia prima di affrontare le tanto temute festività natalizie. I viaggi in auto verso le località montane del ponte di sant’Ambrogio non sono quelli che si ricordano con maggior piacere: liti con la moglie sulle strade da evitare per non rimanere incolonnati, con il risultato che si sta tutto il tempo incolonnati a litigare, mentre dietro la nonna e il figlio si disputano l’iPhone per giocare a 'Clash of Clans'. Si arriva in loco verso le 21.30 e l’unica pizzeria del paese è stata presa d’assalto: sold out.

Si va a casa, fredda perché il papi si è dimenticato di accendere il riscaldamento, e si cerca di addormentarsi dopo una tazza di camomilla calda con la nonna che urla dalla mansarda: «La prossima volta piuttosto che venire con voi in montagna vado all’ospizio». Potrebbe bastare per un milanese tutto ciò? No. Perché anche il Vescovo ci tiene a farsi sentire il giorno di sant’Ambrogio. Questo Vescovo, che si è insediato appena dopo le vacanze, proprio alla vigilia del 7 dicembre non gli è venuto in mente di sparare questa bomba del discorso sul buon vicinato e la decima? Ha cominciato con l’elogio e il ringraziamento praticamente di tutti quelli che lavorano a Milano, che di solito uno in quelle circostanze lì attacca coi soliti ringraziamenti dell’autorità, dello sponsor, di chi ha messo i fiori, di chi offre il salame e la fontina per l’aperitivo e poi finisce lì.

E invece questo Vescovo di Milano ha ringraziato tutti a uno a uno, tutte le categorie di lavoratori, anche i bidelli, le guardie carcerarie, quelli che ti danno il numerino al Tribunale per stare in coda, gli insegnanti di applicazioni tecniche, gli infermieri, gli stradini, e ha detto che tutti siamo utili, che se Milano funziona così bene è perché tanta gente che fa un lavoraccio (non ha detto così ma voleva dire così), si sveglia tutte le mattine e va a fare quella roba lì, e la fa bene, che uno non ci crederebbe e invece è proprio così che ha detto il Vescovo.

Dopo i ringraziamenti il Vescovo ha preso coraggio e deve essersi detto 'chi se ne frega, io la sparo più grossa' e ha tirato fuori la storia del buon vicinato, cioè ha detto 'se noi ci impegniamo, riusciamo a dimostrare che il sommo poeta Montale quando ha scritto quel bel verso ’Milano è un enorme conglomerato di eremiti’ o aveva tre lineette di febbre oppure non era riuscito a trovare un idraulico che gli aggiustasse il lavandino che sgocciolava'. E così il Vescovo ha insistito sul fatto che dobbiamo diventare dei buoni vicini e anche pensare a loro.

Pensare ai vicini? Ma non abbiamo già tante cose a cui pensare? E come? E qui il Vescovo ha pensato ' o la va o la spacca', tanto ormai, deve essersi detto, 'al massimo mi tagliano le gomme della bicicletta'. Ha detto che bisogna ripristinare la decima! Ma non quella in denaro, che al limite uno può sempre millantare di essere più povero di un clochard, no, il Vescovo intende la decima del proprio tempo da mettere a disposizione degli altri: «Ogni dieci parole che dici, ogni dieci discorsi che fai, dedica al vicino di casa una parola amica, una parola di speranza e di incoraggiamento. Se sei uno studente o un insegnante, ogni dieci ore dedicate allo studio, dedica un’ora a chi fa fatica a studiare. Se sei un ragazzo che ha tempo per praticare sport e divertirsi, ogni dieci ore di gioco, dedica un’ora a chi non può giocare, perché è un ragazzo come te, ma troppo solo, troppo malato. Se sei un cuoco affermato o una casalinga apprezzata per le tue ricette e per i tuoi dolci, ogni dieci torte preparate per casa tua, dedica una torta a chi non ha nessuno che si ricordi del suo compleanno. Se disponi di una casa per te e per la tua famiglia, ogni dieci accorgimenti per abbellire casa tua, dedica un gesto per abbellire l’ambiente intorno.

Naturalmente la regola delle decime potrebbe essere anche molto più impegnativa se si passa ad esempi più consistenti: ogni dieci case che affitti... ogni dieci euro che spendi... ogni dieci libri che compri... ogni dieci viaggi che fai...». Adesso capite perché il Vescovo ci ha rovinato il ponte di sant’Ambrogio? Perché noi milanesi non riusciamo a tirarci indietro quando c’è da fare qualche cosa di buono, non a caso si dice della nostra città «Milan con el cöer in man»: infatti è da mercoledì pomeriggio che stiamo pensando a come dedicare una decima del nostro shopping compulsivo; in cosa commutare una decima di happy hour; cosa potrà diventare una decima del nostro ozio televisivo; e una decima delle nostre incazzature in quale cosa si decanterà; si potrà modificare almeno di una decima la nostra alterigia?; e il nostro orgoglio è intaccabile da una decima di umiltà? Soprattutto è da intendersi che dovremmo anche rinunciare alla decima dei nostri week-end, forse è anche un bene visto come è andato quest’ultimo. Ma chi ha il coraggio di dire al Vescovo che la più incavolata è la nonna che dovrà rinunciare a una decima di 'Clash of Clans'?

Giacomo Poretti

© Avvenire, venerdì 8 dicembre 2017

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