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Il sale della terra e la luce del mondo” L’impegno dei laici

Per i laici il Concilio ha detto che “sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro”.

Il Signore Gesù, dicendo che i suoi discepoli sono “il sale della terra e la luce del mondo” (Mt 5, 13-14), assegna loro una grande dignità, ma anche una grande responsabilità. Lo dice a tutta la chiesa popolo di Dio, “segno levato sulle nazioni, “sacramento, segno e strumento dell’intima unione con Dio e di unità di tutto il genere umano” (LG 1). Lo dice a ogni cristiano, a ciascuno secondo la sua propria vocazione. Per i laici il Concilio ha detto che “sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro” (LG 33). E’ sempre stata principale preoccupazione dell’Ufficio Laicato della Diocesi di Bari-Bitonto cercare di mettere in pratica il Concilio, di guardare prima di tutto ai laici non come a un corpo separato, ma come a membri dell’unico popolo di Dio, a guardare alla comune dignità di figli di Dio, all’unità di missione, pur nella diversità dei ministeri (cfr. AA 2).
E’ questa coscienza ecclesiale, è il guardare alla missione comune di annunciare il vangelo, piuttosto che il cercare spazi privilegiati, che fa crescere il laicato. Direi che il lavoro di questi anni ha cercato di andare in questo senso. La scelta della pastorale mistagogica voluta dall’Arcivescovo, Mons. Cacucci, vuole favorire un superamento di quella frattura tra fede e vita, che assegna alla fede i soli momenti ufficiali e ‘dovuti’ di preghiera e di pratiche religiose, mentre la vita resta un fatto privato: mettere insieme catechesi, liturgia e vita conduce ad entrare sempre più profondamente nel mistero di Cristo, attraverso l’itinerario proposto dall’anno liturgico, sicché la vita ne è sempre più illuminata e penetrata. Il Congresso Eucaristico Nazionale celebrato a Bari (maggio 2005) è stata una occasione favorevole per rivalorizzare la centralità della Domenica, giorno del Signore.
Le tante realtà associative, la gran parte rappresentate nella Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL), si sono impegnate, si stanno impegnando, a fare proprie, pur nella specificità del proprio carisma, le scelte pastorali della Diocesi: non si tratta di fare tutti le stesse cose, ma, seguendo ognuno la propria vocazione, contribuire però tutti alla comune edificazione (cfr. 1 Cor 12, 7). Sotto questo profilo si sta facendo un buon lavoro: le diverse realtà laicali, associazioni, movimenti, gruppi, questa “nuova primavera dello Spirito”, come l’ha definita Benedetto XVI nelle lettera di indizione dell’anno sacerdotale, grazie anche a frequenti incontri comuni, stanno aiutando a guardare più a ciò che unisce che a ciò che divide. Si è creato un positivo rapporto di collaborazione, di stima reciproca, di amicizia, che ha favorito non solo il dialogo, ma la messa in comune dei diversi doni. Insieme si cerca di rispondere alle sollecitazioni che vengono dal Vescovo, dal Consiglio Pastorale Diocesano, dalle situazioni concrete.
Una strada importante ci è sembrata, tenendo conto del Convegno ecclesiale di Verona, del progetto culturale della CEI, delle preoccupazioni del Papa, raccogliere la ‘sfida educativa’, che l’attuale momento propone e, direi, impone, a tutta la chiesa. Stiamo tenendo delle assemblee generali del laicato, non solo per le Aggregazioni, ma anche per i laici delle comunità parrocchiali, delle Confraternite, sul tema della emergenza educativa, per le quali abbiamo invitato come relatori i responsabili nazionali di importanti realtà laicali (Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, Focolarini, Sant’Egidio, Rinnovamento nello Spirito,...) perché da ogni esperienza si potesse ascoltare ‘ciò che lo Spirito dice alla chiesa’, oggi.
Importante è sembrato, infine, prestare costante attenzione, in collaborazione anche con l’Ufficio della pastorale sociale e del mondo del lavoro, ai problemi del territorio, all’attuale situazione sociale politica e culturale, un attenzione che si è tradotta in interventi (anche sulla stampa) in ordine a problemi urgenti, da ultimo al problema della comunicazione. Molto c’è da lavorare, perché il laicato, il ‘brutto anatroccolo’, come lo definisce Fulvio De Giorgi, diventi ‘cigno’, o meglio ‘colomba’. E la via maestra è, come dicevo all’inizio, far crescere, con la Parola di Dio, con l’actuosa participatio alla liturgia, nelle vita concreta, la coscienza di essere l’unica chiesa di Cristo.

Prof. Giuseppe Micunco
Direttore dell’Ufficio Diocesano Laicato
 

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