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Il Volto Santo di Manoppello: icona o reliquia?

Sul Velo di Manoppello, custodito in un santuario abruzzese in provincia di Pescara, è visibile un volto di Cristo, detto Volto Santo, dalle proprietà molto peculiari, che lo rendono unico nel panorama artistico mondiale

La sua prima caratteristica è che il Velo è semitrasparente. Il volto impresso è, di conseguenza, visibile da entrambi i lati (fronte-retro). A seconda delle condizioni di illuminazione e di osservazione, inoltre, mostra alcune differenze nei dettagli anatomici, come schematizzato nella seguente figura:

Un’analisi dei dati sperimentali disponibili, riguardanti il Velo di Manoppello, ha permesso di chiarire alcuni aspetti sul possibile meccanismo fisico alla base del suo insolito comportamento ottico. Si tratta di un tessuto di fibra di lino costituito da fili molto sottili, con spessore di circa 0.1 mm, separati da distanze anche doppie dello spessore del filo, tanto che il 42% circa del Velo è costituito da spazio vuoto. Le fibre potrebbero essere state cementate da amido. Ne consegue che le fibre del Velo si comportino come un mezzo traslucido. Di conseguenza la colorazione giallognola del lino antico contribuisce in maniera sostanziale alle tonalità finali del Volto Santo, in particolar modo quando il Velo è illuminato dal lato posteriore con luce particolarmente radente. Perciò esso sembra cambiare colore e aspetto in funzione delle condizioni di illuminazione.

Alcuni autori hanno ipotizzato che il Velo di Manoppello possa essere il Velo della Veronica.[1] A riguardo è utile ricordare quanto scrive la beata Giuliana di Norwich, nel XIV secolo, prima che nel 1527 il Velo della Veronica fosse portato via da Roma dai Lanzichenecchi:

il santo Velo della Veronica, che è a Roma, sul quale Egli impresse il suo volto beato quando nella sua tremenda passione Egli stava andando volontariamente incontro alla morte … Davanti a questa immagine molti si meravigliano e si chiedono come sia stato possibile che esso sia l’impronta del suo volto beato, che è il più bello del cielo … Come può dunque questa immagine essere così sfigurata e lontana dalla bellezza? In verità oso dire, e tutti dovremmo credere, che non ci fu mai un uomo più bello di lui, fino al momento in cui il bel colore della sua carnagione fu mutato dalla fatica e dalla sofferenza, dalla passione e dalla morte … il volto impresso sul Velo della Veronica, che si trova a Roma, muta di colore e di aspetto, apparendo talvolta vivido e consolante, talaltra più afflitto e come morto, secondo che tutti possono vedere”.[2]

Il Volto Santo è descritto, quindi, cangiante d’aspetto e di colore. Solo il Velo di Manoppello è dotato di queste caratteristiche.

Inoltre, il Volto Santo visibile sul Velo è deformato a causa delle distorsioni delle sue maglie, dovute ai cedimenti della finissima struttura del tessuto. Grazie all’analisi spettrofotometrica effettuata, è possibile correggere cromaticamente l’immagine del Volto Santo. Una volta eliminate anche le distorsioni, si ottiene la seguente immagine, restaurata digitalmente, che mostra colori e proporzioni più naturali per un volto umano.

Riportando notizie tratte da una relazione custodita nel convento di Manoppello, di un tale Fabritiis, scritta nel 1618, è utile anche ricordare che l’immagine del Volto Santo in origine si trovava nel mezzo di un Velo quadrato di lato pari a circa quattro palmi napoletani, cioè circa 4´26.5 cm, quindi di lato pari a circa 1 metro. Poiché la parte periferica del Velo era tutta rovinata un certo padre Clemente tagliò il rettangolo centrale, ancora oggi custodito nel reliquario di Manoppello, lasciandovi soltanto un piccolo bordo ora coperto dalla teca. Un Velo così grande e così sottile, di lino e inamidato, non può certo essere posto in relazione a una tela da pittore quanto, piuttosto, a un indumento di un corredo, adatto a una donna. La storia del Velo di Manoppello andrebbe posta, quindi, in relazione alla tradizione del Velo della Veronica, la reliquia del volto di Cristo che la tradizione cristiana lega alla sua Passione e morte, come confermato dal passo della beata Giuliana di Norwich, che ne descrive le caratteristiche peculiari di aspetto e colore cangianti.

Altra caratteristica peculiare e sorprendente del Velo di Manoppello è che lo spettro di potenza del Volto Santo restaurato digitalmente è, sorprendentemente, analogo a quello di una fotografia di un volto umano e non di un dipinto di un volto umano. Inoltre, dalle analisi effettuate, sembra che le macchie rossastre abbiano colorato i fili di lino del Velo prima dell’aggiunta degli altri colori, quando ancora non c’era il volto, aggiunto dopo. Tutto quanto è singolare poiché la prassi pittorica e la stessa possibilità pratica di realizzare l’opera su dei fili così sottili, richiederebbero di rappresentare prima l’intero volto e solo dopo aggiungere altri dettagli quali, ad esempio, le tracce di sangue legate alla Passione di Cristo rappresentata nell’immagine. Anche questo insolito comportamento ottico delle macchie rossastre del Volto Santo di Manoppello andrebbe posto in relazione a una delle tante tradizioni legate al Velo della Veronica, che assocerebbe l’immagine del Volto Santo a una pia donna (“Veronica”) che avrebbe asciugato il sudore e il sangue dal viso del Redentore durante la salita al Calvario. Ma oltre al sangue sarebbe comparsa anche l’immagine completa del volto.

Ciò che emerge da un’analisi accurata del Volto Santo di Manoppello sembra proprio voler raccontare questa tradizione che, però, per alcuni studiosi è piuttosto tarda, medioevale. Se così fosse, però, resterebbe inspiegabile come si sia potuta ottenere, su un velo di lino inamidato così sottile, questa particolare sequenza di esecuzione dell’icona, con le macchie rossastre poste a profondità maggiore e impresse prima degli altri colori. Così come inaspettato è l’altro risultato trovato, che il Volto Santo mostri uno spettro di potenza simile a quello di una fotografia. Per comprendere più a fondo il tutto altre analisi andrebbero condotte sul Velo di Manoppello.

Per chi voglia saperne di più, sono consultabili i seguenti due studi, fatti in collaborazione con il prof. Emilio Matricciani del Politecnico di Milano e il prof. Giulio Fanti dell’Università di Padova.[3]

Liberato De Caro

 

 

[1] Si veda il saggio di S. Gaeta, L’enigma del Volto di Gesù. L’avventurosa storia della sindone segreta, Rizzoli, Milano (2010).

[2] Giuliana di Norwich, Libro delle rivelazioni, Ancora (2003), pp. 126-127.

[3] L. De Caro, E. Matricciani, G. Fanti, Imaging analysis and digital restoration of the Holy Face of Manoppello – Part I and II, Heritage 1 (2018): https://www.mdpi.com/2571-9408/1/2/19 ; https://www.mdpi.com/2571-9408/1/2/24 .

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