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In questa casa nessuno è mai orfano

Bari, la dimora per mamme e bambini. L'hanno fondata due religiose venute da lontano: suor Giovanna, peruviana, e suor Noemi, del Guatemala. Un porto sicuro per chi non ha più nulla

La carità cristiana ha il volto di suor Giovanna e suor Noemi. Sono venute in Italia da molto lontano durante il loro percorso di fede per aiutare il prossimo. In poco più di tre anni hanno edificato le architravi della Casa per donne con figli “Maria di Nazareth” che sorge a Palese, frazione a nord di Bari, nell’alveo della parrocchia Sant’Alberto Magno. Un alloggio confortevole, un approdo sicuro per chi è stata abbandonata, per chi ha perso il lavoro e qualsiasi certezza, per ragazze madri, per tante mamme italiane e straniere che insieme ai loro figli sono sprofondati nell’oblio.

La parrocchia di Sant’Alberto, costruita oltre trent’anni fa, si trova in una zona periferica, lambita dalla tangenziale dove scorrono le auto dirette verso il capoluogo. Fu nel 2010 che l’allora direttore della Caritas dell’Arcidiocesi Bari-Bitonto, don Antonio Ruccia mise a punto il progetto di adibire una porzione della palazzina, dove c’è anche la cappella, a casa di accoglienza per donne in difficoltà. Suor Giovanna, peruviana di Lima, e suor Noemi nata in Guatemala, domenicane missionarie di San Sisto, dopo aver dedicato la loro esistenza ai poveri, agli ultimi si sono prodigate per dar vita alla “dimora della speranza”. Un raggio di luce per illuminare il cammino tormentato di donne senza meta ma anche di tanti bambini. “Io e suor Noemi siamo arrivate in questa parrocchia nei primi mesi del 2010, animate da un incredibile entusiasmo convinte di poter realizzare un piccolo sogno - racconta suor Giovanna che è un po’ il fulcro dell’intera struttura -. Ci siamo rimboccate le maniche per rimettere in ordine il primo piano della parrocchia che era in stato di abbandono. Con il sostegno della Caritas e del parroco don Gaetano Coviello abbiamo messo su la casa alloggio “Maria di Nazareth”. E’ cominciata così la nostra missione. Da allora camminiamo sempre al fianco delle donne meno fortunate. Il nostro cuore è tutto per loro”.

Quelle auto che sfrecciano veloci sulla strada che costeggia la parrocchia stridono con la serenità che si respira una volta superato il cancello d’ingresso. La grande croce stilizzata, posta quasi sul muro perimetrale circondato da ulivi, è il simbolo di una fede senza confini che si manifesta attraverso l’amore caritatevole, lo spirito di servizio e la dedizione. Al primo impatto sembra una palazzina come le altre. Ma la chiesetta, situata al piano rialzato, semplice anche negli arredi è la testimonianza di una religiosità che sprigiona tutta la sua forza. Sopra ci sono la sala da pranzo, la cucina, tre camere arredate, due bagni di cui uno per i piccoli. Di solito c'è posto per una quindicina di persone. E’ molto più di un focolare domestico. “Questa è una vera casa - afferma suor Giovanna -. Vogliamo aiutare e difendere la famiglia, anche quando una mamma si trova qui da sola con il proprio figlio. Ci sono donne che alloggiano da noi insieme ai bambini mentre i loro mariti ospitati nel Dormitorio “don Vito Diana”, al centro di Bari, vanno alla ricerca di un lavoro. Si è creato con tutte un grande rapporto di affetto e di solidarietà. Vengono da ogni parte del mondo, dall’India, dalla Nigeria, dalla Francia, dalla Romania. Quando ci sediamo a tavola per il pranzo e la cena emerge il valore autentico della comunità. Anche se qualcuna è di religione diversa condividiamo il desco senza fare distinzioni, né tanto meno se sono italiane o straniere. Il tavolo è a forma di “U” proprio per dare il senso dell’unità. Siamo tutti figli di Dio, nessuno è orfano in questa casa. Siamo fratelli e sorelle”.

La Caritas di Bari segue da vicino il centro, la parrocchia sostiene l’iniziativa. La quotidianità della casa “Maria di Nazareth” è fatta di piccoli ma significativi gesti e fa leva soprattutto sulla generosità altrui. “Ci affidiamo alla Provvidenza - sottolinea suor Giovanna -. Noi non disponiamo di un fondo cassa, di risorse finanziarie. In questi tre anni abbiamo creato una rete di contatti esterni con gruppi parrocchiali, volontari che ci portano viveri di prima necessità, medicinali, indumenti. Il loro aiuto è indispensabile per poter andare avanti e garantire un vivere dignitoso sia alle donne che ai bambini. Vorremmo che altri ci dessero una mano concretamente. E’ un gesto d’amore importante per tutti noi”.

Ciascuna donna accolta nella casa “Maria di Nazareth” viene assistita da un equipe ad hoc in collaborazione con i servizi medico-sociali del territorio che interagiscono anche con don Vito Piccinonna attuale direttore della Caritas diocesana. I bambini vanno all’asilo presso le suore francescane a Palese, oppure frequentano la scuola elementare privata della parrocchia Stella Maris. “Non finiremo mai di ringraziare il direttore Bruno - dichiara suor Noemi -. Lui è il nostro angelo custode. Si è sempre preso cura dei nostri bambini fornendo loro libri, quaderni, penne, matite oltre ad aver messo a disposizione il pulmino per riportarli a casa”.

Innumerevoli le storie che s’intrecciano. “Il sorriso dei bambini è per noi un bene prezioso - fa notare suor Giovanna -. Ci danno la forza per affrontare la nostra missione. Ne sono nati tanti qui. Lo scorso anno, proprio alla vigilia di Natale, una donna nigeriana diede alla luce una splendida neonata che abbiamo chiamato Principessa. Circa un mese fa abbiamo accolto Teresa e il figlioletto Mosè di quattro anni, il più piccolo tra quelli che vivono da noi. Lei e il marito hanno lasciato l’Eritrea e sono arrivati sani e salvi in Italia. A Lampedusa”.

Nicola Lavacca

© Famiglia Cristiana, n°1, 5 gennaio 2014

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