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L’Italia che dona non conosce crisi

Le anticipazioni dell’indagine “Italiani solidali”: lo scorso anno 15 milioni di persone hanno effettuato un’offerta, soprattutto donne e diplomati. Tra i donatori, soltanto uno su cinque è ricco. La Caritas è tra i più noti enti non profit.

Al quinto anno di crisi gli italiani in media donano 50 euro a testa, ma resta stabile il numero di donatori mentre il marchio Caritas resta il più noto tra gli enti senza scopo di lucro. Lo rivela l’indagine “Italiani solidali” della Doxa relativa al 2013, che verrà pubblicata a giugno e che siamo in grado di anticipare. Lo studio annuale sulle offerte in denaro alla solidarietà riserva alcune sorprese.

Partiamo dalla platea degli offerenti, che resta piuttosto vasta. Sono infatti poco più di 15 milioni gli italiani che l’anno passato hanno effettuato una donazione nel Belpaese, numero che non diminuisce rispetto al 2012. Nel Belpaese sono più generose, si sa, le donne, il 64% della popolazione di offerenti, dato in crescita rispetto al 2012. L’età media di chi dona denaro, causa crisi, è superiore ai 55 anni, anche se si registra un leggero aumento percentuale di offerte dagli under 34. Più generosi i diplomati (49% contro il 18 dei laureati) e la classe media (cui appartiene il 70 dei donatori). Non pervenuti o quasi i ricchi: solo il 19% di chi ha fatto un’offerta nel 2013 appartiene alla classe di reddito “superiore”, uno su cinque.

Riguardo alle quantità. prevale il biblico “obolo della vedova”: oltre la metà ha donato meno di 50 euro all’anno, un quarto fino a 13 euro. Solo il 2 per cento dona più di 300 euro. La donazione media degli italiani è stimata in 54 euro. L’area geografica più generosa è nordovest, con il 27% dei donatori, seguita dal nordest. In questo panorama, la percentuale di chi fa solo offerte alla Messa domenicale resta stabile al 16%, mentre diminuisce chi dichiara di fare solo donazioni (11) e aumenta leggermente chi mette mano al borsellino in entrambe le occasioni (19%). La maggioranza non dona nulla. L’otto per mille resta conosciuto da oltre i due terzi del pubblico.

Le tematiche sulle quali gli italiani si dimostrano sensibili sono soprattutto la ricerca medica, seguita dagli aiuti d’emergenza, dalla lotta alla povertà nel mondo (che registra un calo) e a quella in Italia, quest’ultima a pari merito con le adozioni a distanza. Molto distanziate le intenzioni di offerta per temi animalisti e verdi. In futuro, stando all’analisi delle propensioni, dovrebbe proseguire la tendenza al rialzo per la ricerca medica e per cause legate alla contingenza nazionale, come l’aiuto all’infanzia povera in Italia e in generale alla povertà nel Belpaese.

Quanto agli enti, la Doxa colloca la Caritas al secondo posto, in lieve calo (-1,8%), per notorietà spontanea tra le organizzazioni senza scopo di lucro, sopravanzata solo dall’Airc, l’associazione per la ricerca sul cancro, mentre il suo marchio risulta in prima posizione per la notorietà complessiva in Italia. Alle sue spalle troviamo Telefono Azzurro, Unicef, Wwf, Croce rossa.

Caritas terza a pari merito con Emergency e  l’associazione per la sclerosi multipla tra le beneficiarie delle donazioni. Prima l’Airc, seguita da Telethon; al quarto posto l’Unicef.
Interessante rilevare che in piena era digitale, le principali fonti di informazione sulle iniziative solidali restano la conoscenza personale dell’associazione o dei volontari, poi la tv e il contatto diretto o con “dialogatori”. Stampa, web, sms e radio sono fonti di informazione minori secondo la Doxa. Mentre per le forme di pagamento, dopo l’intramontabile donazione diretta al banchetto di piazza, gli italiani scelgono rispettivamente sms, bollettini postali e tabaccai.

Il 41% dei donatori, crisi o no, preferisce acquistare un prodotto etico o solidale – anche se più caro – contro il 27 di chi comunque guarda principalmente al prezzo. Combinato con la percentuale, assolutamente maggioritaria, di chi afferma di non donare per mancanza di reddito adeguato, sembrano scelte non dovute al vuoto nel cuore, ma nel portafoglio.

Paolo Lambruschi

© Avvenire, 9 aprile 2014

 

«I rifugiati crescono: aiuti non bastano»

 

Circa 21mila richiedenti asilo e rifugiati si sono rivolti lo scorso anno ai presidi ro­mani del Servizio dei gesuiti per i ri­fugiati ( Jrs) presenti in Italia, usu­fruendo dei servizi di accoglienza: sono la maggioranza dei 37mila migranti forzati assistiti nel 2013 dall’associazione Centro Astalli – costola italiana del Jrs – presso le sue otto sedi territoriali, da Trento a Catania. 

Altro che fine dell’emergenza, sem­brano gridare le cifre snocciolate dal Rapporto 2014 stilato dal Cen­tro Astalli, che conta oltre 480 vo­lontari. «La crisi economica conti­nua a colpire in modo particolare i più vulnerabili. Anche persone che da tempo avevano intrapreso un percorso di autonomia sono state costrette a rientrare nel circuito dell’assistenza. Sempre numerose, tra le persone incontrate, le vitti­me di tortura: ne sono state indivi­duate e assistite 713, per la mag­gior parte provenienti da Paesi a­fricani », ha riferito ieri mattina il gesuita padre Giovanni La Manna, presidente dell’associazione, pre­sentando il volume nella gremita Sala Squarzina del Teatro Argenti­na. «I servizi del Centro Astalli so­no molti, ma certo non sono suffi­cienti. Nella comunità dove vivo abbiamo deciso di ospitare un ri­fugiato. 

Abbiamo poi esteso a tutti un invito semplice: accogliamo un rifugiato in ogni comunità religio­sa o laica, come testimonianza au­tentica del desiderio di riportare la persona al centro della società». Un’idea sostenuta da papa France­sco lo scorso 10 settembre, duran­te la sua visita al Centro Astalli. Ma gli appelli del Pontefice non basta­no: «Il 3 ottobre 2013 abbiamo as­sistito impotenti al naufragio di Lampedusa. Le proporzioni ecce­zionali di quella tragedia (366 eri­trei morti, tra i quali donne e bam­bini) potevano essere l’occasione per un cambiamento. Invece dopo l’emozione, c’è stato di nuovo in­differenza e silenzio. Erano passa­ti appena tre mesi dalla visita di pa­pa Francesco a Lampedusa e dal suo monito: “Neanche più un mor­to nel Mediterraneo”. Continua la silenziosa strage nel mare e nel de­serto, le cui vittime sono uomini, donne e bambini colpevoli sola­mente di cercare un posto sicuro dove vivere», ha denunciato padre La Manna. 

Lo scorso anno le domande di asi­lo presentate in Italia hanno regi­strato «un incremento del 60% ri­spetto al 2012: sono state 27.830», ha riferito Berardino Guarino, di­rettore dei progetti del Centro A­stalli, che ha distribuito oltre 400 pasti al giorno nella sua men­sa, per un totale annuale che su­pera
quota 102mila. «Tutti i nostri servizi hanno registrato una forte domanda di accesso, a dimostra­zione del fatto che i bisogni primari dei rifugiati restano immutati, spesso anche a distanza di anni dall’arrivo in Italia, a causa di una cronica mancanza di programma­zione: siamo ancora lontani dall’a­vere un sistema nazionale per l’ac­coglienza di richiedenti asilo e ri­fugiati unitario, integrato e com­misurato ai flussi di arrivo», ha ri­levato. Da parte sua, il sindaco di Roma capitale Ignazio Marino ha assicurato: «Il Bilancio di previsio­ne 2014, nelle prossime settimane, proteggerà i servizi sociali. Voglio impegnarmi moltissimo perché gli spazi a disposizione dei rifugiati so­no
insufficienti».

Laura Badaracchi

© Avvenire, 9 aprile 2014

 

Parte il viaggio infinito della Croce dei migranti

 

Parte oggi con una benedizione spe­ciale da piazza San Pietro la gran­de croce di Lampedusa. Inizia un viaggio che non finirà mai, perché è una croce nata per girare e ricordare la soffe­renza e la morte di migliaia di migranti mai giunti in porto. Costruita da un falegname con i legni dei barconi naufragati davanti all’isola-porta d’Europa, la croce dei mi­granti verrà benedetta stamane a Roma da Papa Francesco durante l’udienza gene­rale. Poi scenderà nelle catacombe del Rio­ne Sanità, a Napoli, e proseguirà un toc­cante giro d’Italia che si concluderà tra un mese esatto a Milano. 

Nata da un’idea del poeta ed editore Ar­noldo Mosca Mondatori, alta 2,8 metri, lar­ga 1,5 e pesante 60 kg, la croce è opera del falegname lampedusano Francesco Tuc­cio ed è parte di un progetto aperto all’a­desione di parrocchie e comunità della Fondazione milane­se Casa per lo spirito e le arti. È la prosecu­zione ideale dell’ini­ziativa delle piccole croci fatte sempre con il legno dei bar­coni, distribuite per il 2 novembre in nu­merose comunità cri­stiane per ricordare le oltre 350 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013. Allora il gran­de Ennio Morricone compose il cantico dei sommersi, oggi aderisce all’iniziativa che cade a poco più di sei mesi dalla tra­gedia. «Si tratta di un progetto di matrice spirituale e culturale – spiega Mosca Mon­dadori – che prevede il viaggio in tutta la Penisola della croce realizzata con il legno delle carrette del ma­re per simboleggiare armonia e comunio­ne tra le le città, le par­rocchie, le fedi, le cul­ture. Una volta bene­detta da Francesco i­nizierà a girare verso le comunità che vo­gliono accoglierla, portarla e poi, nuovamente, donarla». Il progetto prevede che una delegazione di ogni parrocchia porti fisicamente la croce alla comunità ricevente. 

Altri passaggi di questo itinerario (cui le comunità cristiane possono aderire scri­vendo
alla Fondazione Casa dello spirito e delle arti , via Col Moschin 10, 20136 Mi­lano) saranno Verona e, a fine mese dopo la canonizzazione del Beato Roncalli, San Pietro Feletto, piccola parrocchia della dio­cesi di Vittorio Veneto prediletta da Papa Giovanni, il cui segretario, il neo cardina­le Capovilla, è uno dei sostenitori della cro­ce dei migranti. Che Il 9 maggio arriverà a Milano dove il cardinale Scola ha conces­so una sistemazione molto simbolica: la chiesa degli immigrati nella centralissima piazza Santo Stefano. Da qui tornerà a viag­giare per l’Europa per portare un messag­gio di pace e di fede ricordando 23 mila donne, uomini e bambini morti nel Me­diterraneo prima di raggiungere la For­tezza Europa, la loro terra promessa.

Paolo Lambruschi

© Avvenire, 9 aprile 2014

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