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La benedizione del Papa e del patriarca dal balcone del Fanar

Ultimo atto pubblico del viaggio apostolico del Pontefice in Türkiye è la benedizione ecumenica congiunta impartita alla folla, radunatasi nel cortile dinanzi alla chiesa di San Giorgio dove si è svolta la Divina Liturgia. Un abbraccio tra i due ha suggellato le due giornate intrise di ecumenismo del Papa a Istanbul. Nel pomeriggio la partenza per Beirut e i primi incontri istituzionali

Hanno benedetto la folla che si è radunata, dopo la Divina Liturgia, nella piazzetta fuori dalla Chiesa patriarcale di San Giorgio. Vescovi, cardinali, arcivescovi, ieromonaci, sacerdoti. Poi si sono presi per mano, scambiati un bacio fraterno e fatto ingresso, uno accanto all’altro, nella sede del Patriarcato. La benedizione ecumenica congiunta di Papa Leone XIV e di Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, al Fanar è stato l’ultimo atto pubblico del viaggio del Pontefice in Türkiye. Leone si prepara a partire per il Libano, seconda tappa della sua prima trasferta internazionale.

La mattinata dell'ultimo giorno

Il Pontefice ha concluso in mattinata il suo pellegrinaggio nel Paese snodo tra Europa ed Asia. Pellegrinaggio intriso di ecumenismo – ad eccezione del primo giorno, dedicato agli incontri con le autorità – con la commemorazione dei 1700 anni del Concilio di Nicea e le successive celebrazioni, durante le quali Bartolomeo è stato sempre al suo fianco. Anche oggi, all’indomani della firma di una Dichiarazione congiunta, il Papa è stato presente alla Divina liturgia presieduta dal patriarca nel piccolo scrigno di opere d’arte, icone antiche e arredi preziosi che è la chiesa di San Giorgio. Il Pontefice vi si è aggiunto dopo aver incontrato la comunità armena nella Cattedrale armena apostolica nel quartiere di Kumkapı, sito di commercio soprattutto di pelli e vestiti. Accanto al patriarca Sahak II, Leone XIV è stato salutato con un fragoroso applauso da due lunghe file di bambini delle scuole locali che indossavano una sciarpa rossa con impressi lo stemma del pontificato e il logo del viaggio apostolico. Dietro gli aberghas, i sacerdoti e monaci armeni, con il loro tradizionale veghar (il cappuccio appuntito nero); intorno i rappresentanti delle dernek, le associazioni di sostegno finanziario dell’intera comunità; nell’aria, il fumo dell’incenso, il rintocco delle campane e il suono di caratteristiche croci con i campanelli. Un rapido momento liturgico a cui è seguito quello più lungo e solenne della Divina liturgia, la celebrazione eucaristica del rito bizantino utilizzata dalla Chiesa ortodossa e nelle Chiese orientali.

La reliquia di San Pietro e la benedizione ecumenica

Al termine della funzione, durante la quale sia il Papa che il patriarca hanno pronunciato un’omelia, tutti i partecipanti si sono radunati nel cortile guardando al balcone di legno dove sventolavano i due arazzi: uno rosso e oro con lo stemma di Papa Leone e l’altro bordeaux, in velluto, con il simbolo del Patriarcato ecumenico. Il Papa e Bartolomeo I hanno venerato un reliquiario contenente una reliquia di San Pietro, dono, quest'ultimo di Papa Francesco nel 2019.

Si sono quindi diretti, salendo insieme le scale, verso la balconata adornata di fiori e da lì hanno impartito la benedizione congiunta. Lo avevano già fatto i loro predecessori in passato. È un segno della fraternità e della comunione tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli che dal 1964 – e cioè da quello storico incontro tra Paolo VI e Atenagora a Gerusalemme che revocò le reciproce scomuniche – scambiano le rispettive delegazioni in occasione delle rispettive feste dei santi patroni: a Roma il 29 giugno, memoria liturgica dei Santi Pietro e Paolo; il 30 novembre, a Istanbul per le celebrazioni di Sant’Andrea Apostolo.

Nel pomeriggio il volo per Beirut

Il Papa trascorre il pranzo al Fanar, dove, nella Sala del Trono, si svolge un ultimo colloquio con Bartolomeo alla presenza di alcuni alti dignitari del Patriarcato. La direzione successiva è l’aeroporto di Istanbul Atatürk dove si svolge la cerimonia di congedo dalla Türkiye, con il saluto delle rispettive Delegazioni e la Guardia d’Onore.  Lo attende il Paese dei Cedri che ha visto l’ultima visita del Papa col viaggio di Benedetto XVI nel settembre 2012. Nel frattempo crisi politiche e sociali, l’acuirsi della povertà, la già citata esplosione del porto di Beirut, il dramma delle migrazioni emorragiche, in particolare dei giovani, la difficoltà nell’accoglienza – mai mancata – ai profughi, soprattutto quelli siriani, la guerra con i recenti bombardamenti di Israele ai quartieri di Hezbollah. Papa Leone è atteso in Libano da quarantott’ore intense tra appuntamenti istituzionali, a cominciare da quello di oggi con il presidente Joseph Aoun, alla guida del Paese da undici mesi, nel Palazzo presidenziale. Poi incontri religiosi, interreligiosi, pastorali, fino al momento tra i più attesi: la preghiera silenziosa davanti al monumento in acciaio del porto di Beirut, nella parte orientale della baia di San Giorgio, dove sono incisi uno per uno i nomi dei morti a causa della tragica esplosione del 2020. Lì saranno presenti anche alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime.

Salvatore Cernuzio - Inviato a Istanbul

© www.vaticannews.va, domenica 30 novembre 2025