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La buona notizia esiste (e può fare notizia)

Venerdì 28 settembre a Bari un incontro sul bene stampato in pagina. Padre Occhetta per l’«UCSI» sfiderà l’orrore quotidiano di giornali, siti e Tv

Scandali da milioni di euro, party notturni della politica, delitti dai particolari scabrosi: quanto male del mondo noi giornalisti mettiamo ogni giorno in pagina? Il tema è sempre più dibattuto e - per quanto si voglia addossare le colpe ai media - la soluzione non è a portata di mano, anzi di clic. L’Unione Cattolica Stampa Italiana Puglia (con l’Associazione ex Alunni/e Istituto Di Cagno Abbrescia e Ordine Equestre del santo Sepolcro) promuovono per venerdì 28, nell’ambito di «Notti Sacre» (ore 19, Chiesa del Gesù a Bari Vecchia) una conferenza dal titolo coraggioso: «C’è il valore educativo della notizia?». Relatore sarà padre Francesco Occhetta (redattore di «Civiltà Cattolica» e Consulente Ecclesiale nazionale dell’UCSI), mentre introdurrà i lavori Enzo Quarto (Presidente UCSI Puglia) e interverranno Michele Montinari (Ex alunni Di Cagno); Aurelio Metta (Preside Sezione Bari-Bitonto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme).

Partiamo dal valore educativo della notizia: dove lo troviamo in un paesaggio dolente di corpi squartati e cronache di Palazzo non certo edificanti?

«L’orizzonte non va confuso col particolare. Il giornalista è chiamato ad applicare una regola d’oro : dire sempre la verità nell’interesse del bene comune, anche quando le notizie fanno venire le lacrime agli occhi e stringono il cuore. In questione non ci sono le notizie, ma il modo in cui le si da. Il valore educativo della notizia, vale a dire un’informazione che forma, si basa su cinque premesse morali: la responsabilità, una formazione rigorosa, il privilegiare i dati oggettivi sulle interpretazioni soggettive, la difesa della libertà di pensiero sulle pressioni dei poteri forti, la fedeltà ai princìpi in cui si crede. In una parola essere credibili, che non significa essere creduti, ma non essere falsificabili».

Lei crede nel giornalismo d'inchiesta? Anche se dovesse portare cattive notizie?

«Il giornalismo d’inchiesta se ben fatto non porta cattive notizie, ma disvela la verità, la illumina e permette che tutti la vedano. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare dicevano i nostri anziani. Il modello di giornalismo italiano deve cambiare di modello, altrimenti è come pensare che un pappagallo possa partorire un’aquila semplicemente per essere entrambi volatili. Il modello basato sulla capacità di controllo del potere politico da parte della categoria giornalistica e sulla possibilità del giornalismo di autofinanziarsi, non ha attecchito in Italia, dove sopravvive grazie ai finanziamenti della politica. Il rebus sta qui: come può controllare la politica o i grandi poteri della finanzia che lo mantengono? Nei giovani risiede la nostra speranza».

Un esempio di buona notizia.

«Sono tutti quei casi in cui si racconta la bontà e la bellezza del vivere insieme agli altri. Un caso poco citato è rappresentato da gran parte dei settimanali cattolici che ogni settimana stampano un milione di copie. Si tratta di un giornalismo anzitutto povero ma di qualità che si fa nel territorio e riprende episodi del quotidiano dove la gente si aiuta, si mette insieme per custodire la democrazia o denunciare i soprusi. Ma è buona notizia tutte le notizie che riprendono le varie forme di cultura come dibattiti, mostre, cinema ecc. perché aiutano l’uomo a cambiare e a umanizzarsi. In internet poi, insieme a tanta spazzature, esiste un universo di buone notizie».

Perché il bene non fa notizia?

«Non solo non fa notizia, ma il “bene incarnato” è stato crocifisso. La forza vera di un sano giornalismo risiede nella sua debolezza e nel sapere vincere le tentazioni dell’apparire e del potere. È grande colui che serve, non solo davanti agli occhi di Dio ma anche a quelli degli uomini. Questi sono i giornalisti a cui dare credito, forse i meno famosi, i più liberi dai poteri, quelli che vedono fino a dove c’è un uomo».

Enrica Simonetti

© La Gazzetta del Mezzogiorno, pagina XXV edizione di Bari, martedì 25 settembre 2012
 

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