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La Chiesa italiana riparte da Firenze

Si è aperto il quinto Convegno ecclesiale della Chiesa italiana “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”: fino a venerdì a raccolta 2.200 delegati di tutte le diocesi

Quattro processioni da altrettante storiche basiliche fiorentine (Santa Maria Novella, Santissima Annunziata, Santa Croce, Santo Spirito), quattro percorsi di avvicinamento al Battistero e a Santa Maria del Fiore, cuore della fede e della storia di una città nella quale l’umanesimo non è un concetto da guide turistiche ma l’intreccio tra fede e vita della gente.

È il gesto simbolico – il cammino, la fede, la bellezza, la soria – scelto per aprire il quinto Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa italiana, che su un tema ampio e aperto a innumerevoli suggestioni (“In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”) impegnerà fino a venerdì 2.200 delegati di tutte le diocesi, oltre che di movimenti, famiglie religiose e realtà associative, laici e sacerdoti, vescovi e consacrati. Un “parlamento” della Chiesa in Italia che a cadenza decennale (l’edizione precedente, a Verona, è datata 2006) chiama tutte le componenti ecclesiali a confrontarsi sulla strada da intraprendere nel cammino della comunità cristiana.

Storicamente si è sempre trattato di eventi di svolta, che hanno segnato l’acquisita consapevolezza delle sfide da fronteggiare con spirito profetico e mentalità evangelica, con intuizioni e scelte che poi vengono trasferite in tutte le realtà di base, parrocchie in primis. Il metodo è sempre lo stesso, aggiornato solo nei percorsi e negli strumenti: vedersi, ascoltarsi, conoscersi, confrontarsi dopo un lungo periodo di avvicinamento e di preparazione a livello locale (il primo documento di lancio di Firenze 2015 è l’Invito della Cei dell’ottobre 2013, mentre il testo-base è esattamente di un anno fa con la Traccia diffusa dal Comitato preparatorio il 9 novembre 2014).

Sempre ad accompagnare e indirizzare il confronto dei delegati è arrivata la parola del Papa, che in questa edizione di Firenze introdurrà di fatto i lavori dell’assemblea: dopo l’atto inaugurale di oggi, con gli interventi in Cattedrale nel pomeriggio del presidente del Comitato monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e del “padrone di casa”, il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, sarà infatti Papa Francesco domani, martedì 10, a segnare con la sua impronta il Convegno ecclesiale.

Molto atteso è il discorso che terrà ai delegati in Santa Maria del Fiore, dopo la tappa di Prato che ha scelto come “porta d’accesso” all’incontro con la Chiesa italiana, come a sottolineare pur nella brevità della sosta (solo un’ora prima di entrare a Firenze) almeno due dimensioni che gli sono molto care: l’integrazione dei migranti e la dignità del lavoro. Nel pomeriggio poi la Messa allo Stadio Franchi, dopo gli incontri con i malati per la preghiera mariana all’Annunziata e con i poveri alla Mensa Caritas per il pranzo.

Presi appunti che si immaginano già molto significativi nell’intensa giornata insieme a Bergoglio, i rappresentanti della Chiesa italiana inizieranno poi mercoledì il Convegno vero e proprio nella Fortezza da Basso, centro dell’evento ecclesiale, per una mattinata di relazioni (due sole, in realtà: il sociologo Mauro Magatti e il teologo Giuseppe Lorizio), per poi dar vita dal pomeriggio e fino a giovedì a un confronto serrato in 202 piccoli gruppi di lavoro, novità forse più rilevante insieme al dialogo tra convegnisti che si allaccerà anche sui social network, a cominciare dall’hashtag ufficiale su Twitter (#Firenze2015) per un dialogo che si apre anche con chi non è presente a Firenze in prima persona.

I mille operatori della comunicazione che risultano accreditati offrono la misura di quanto questo appuntamento fiorentino sia atteso, segno dell’interesse verso il modo che la Chiesa italiana sceglierà per mettersi al passo di un Papa che la chiama a essere un esempio di come oggi i cristiani – per citare le cinque “vie” del Convegno che fanno da spartito ai lavori – devono saper “uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare”, verbi e azioni tratti dal magistero di Francesco. Ci sono cinque giorni per capire come queste non possano restare solo parole.

Francesco Ognibene

© Avvenire, 9 novembre 2015

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