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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla (G. G. Márquez)

Il ricordo è il momento privilegiato attraverso il quale una vita viene evocata e torna ad abitare il cuore di chi ne fa memoria. L’importanza degli anniversari sta proprio in questo, nel tornare a visitare una “vita”, e, per quel che è possibile, lasciarsene illuminare. L’esperienza di Padre Magrassi, Arcivescovo della nostra Arcidiocesi per 22 anni, resta una pietra miliare nel cammino di fede della nostra Comunità per la grande ricchezza umana e sacerdotale di cui è stato portatore.

Un uomo, innanzitutto. Capace di esprimersi in tutte le tonalità dei sentimenti. Era bello percepire in lui un’autentica passione per la vita e per tutte le sue forme più semplici ed esaltanti. Una passeggiata in montagna o un viaggio in macchina si trasformavano facilmente in un inno al creato e alla sua struggente bellezza che, solo chi è bello dentro è capace di provare e cantare. E, quando con lui si accompagnava un altro uomo di Dio come don Tonino Bello, il canto raggiungeva vette spirituali da vertigini. Ma l’umanità di Padre Mariano si esprimeva in modo anche più feriale, attraverso una forte e insistente stretta di mano o un abbraccio intenso e caloroso che ti faceva sentire realmente accolto; o con un sorriso straordinario che si saldava con uno sguardo scintillante, capace di entrare nel profondo della tua esistenza. Era il suo modo di comunicare: fatto di gesti eloquenti e veri, e di parole luminose che generavano, in chi le ascoltava, suggestioni infinite. Impossibile trovare in lui doppiezze o sottintesi, semplicemente perché ne era del tutto incapace: la parresia, per lui era un costume di vita, prima di ogni altra cosa. A qualunque costo e con chiunque. Il gusto per la verità e per l’autenticità nasceva in lui da un’armonia interiore che non poteva essere scalfita da atteggiamenti o manifestazioni fin troppo diffuse nella comune umanità. E, in fondo, con lui si apprezzava la bellezza dell’autenticità che, prima di insegnare ad altri, viveva lui stesso anche nei più semplici istanti della vita quotidiana.

Una tale umanità piena e armoniosa trovava in Padre Mariano la sua realizzazione più completa nella sua vita sacerdotale, articolata nell’esperienza monastica prima ed episcopale poi. La nota distintiva del suo ministero era la sua capacità di attrarre, di affascinare; basti pensare alla sua predicazione sempre così scintillante e profonda insieme. Era incapace di banalità o di ovvietà; un autentico mistagogo, pronto ad accompagnare i suoi interlocutori nel cuore del mistero e delle cose. Il segreto? Semplicemente in una vita spirituale intensa. La preghiera era il vero respiro che scandiva le sue giornate. Era benedettino fino in fondo: ora et labora. Lo stesso ritmo delle udienze quotidiane, non era ritmato delle lancette dell’orologio, ma dalle visite in cappella, che erano una sorta di esigenza imprescindibile e che, spesso, finivano per scardinare i tempi della giornata. La sua preghiera, poi, era sostenuta dal canto gregoriano, attinto dai volumi dei graduali benedettini e da una consuetudine consumata. Succedeva spesso che l’attesa degli ospiti fosse accompagnata dalle straordinarie melodie vocali di Padre Mariano, intento a pregare in cappella. La liturgia, dunque, era per lui il vero culmine della giornata. La celebrazione eucaristica, vissuta con essenziale sacralità, era l’alimento imprescindibile, fons et culmen autentico per ogni ulteriore incominciamento.

Lo studio, infine. Padre Mariano, con una spiccata curiosità e così profondamente attento agli eventi del mondo, amava approfondire gli aspetti dell’esistenza sia attraverso il prolungato studio personale sia attraverso il consiglio di esperti. Era consuetudine da parte sua, nei tempi forti dell’anno liturgico, allargare il suo sguardo su aspetti emergenti della vita sociale, nel tentativo di aiutare credenti e non, a leggerli alla luce del vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa. Si creava, in quelle circostanze, un autentico laboratorio, in cui venivano invitate persone competenti nelle diverse discipline. Ognuno esprimeva il suo punto di vista personale e Padre Mariano si limitava a prendere appunti, scrivendo fitto sulle sue memorabili schede (un nutrito e ben catalogato archivio è custodito presso l’Abbazia Madonna della Scala di Noci). Dopo una sola giornata di elaborazione personale, il mercoledì, veniva proposto il messaggio alla Diocesi, che diventava motivo di riflessione attenta e condivisa da parte di tutti. I suoi messaggi conservano ancor oggi la loro attualità.

Sono solo piccoli frammenti di una vita intensa, dono speciale di Dio alla nostra Arcidiocesi. Una vita ricordata e raccontata affinché possa suscitare, insieme alla gratitudine al Signore per avercela donata, il desiderio di tornare a visitarla per trarne l’insegnamento di cui è capace. A dieci anni dal suo sereno transito al Padre.

sac. Lino Larocca

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