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Lavoro, formazione e rigenerazione morale

Nota del Settore Giovani di Ac in vista delle elezioni, con l'ausilio della Commissione Bene Comune

In un momento in cui il Paese si trova di fronte ad un autentico, grave tornante storico, nel quale tensioni e problemi accumulatisi lungo troppi anni dovranno trovare una soluzione, e appare difficile recuperare le ragioni buone della speranza, i Giovani di Azione Cattolica sentono forte l’esigenza di offrire la loro chiave di lettura, responsabile e fiduciosa.
Educati dalla grande tradizione dell’impegno laicale a sentirci protagonisti della vita civile e democratica del Paese, non possiamo e non vogliamo rimanere spettatori indifferenti o superficiali. Al contrario, ci sentiamo richiamati alla necessità di una testimonianza concreta, facendoci interpreti delle ansie, delle attese e delle speranze delle nostre generazioni. Questo tempo così complesso interroga la nostra coscienza e ci chiede di investire le energie migliori con coraggio per progettare il cambiamento. Vogliamo scommettere su questa storia, nella quale ci sentiamo fortemente radicati, leggendo i segni di profezia in essa contenuti e accogliendone le sfide con passione ed entusiasmo. Troppe volte si sente ripetere l’espressione secondo cui “i giovani rappresentano il futuro”. Pur non priva di verità, la frase tuttavia nasconde un atteggiamento che riteniamo sbagliato. In esso si coglie  una considerazione delle nostre generazioni come mero “oggetto” delle politiche pubbliche o, peggio, come corpo estraneo alla soluzione dei problemi. In quest’ottica, sentiamo la necessità di ricordare che le nuove generazioni rappresentano non solo il futuro, ma anche e soprattutto il presente credibile di questo Paese. Tanti sono i giovani formati e competenti sui quali sarebbe possibile investire già adesso; giovani capaci di proporsi quali protagonisti attendibili, pronti a spendersi per il rinnovamento attraverso un dialogo intergenerazionale costante e fecondo.
Alla luce di questo protagonismo sano e positivo, desideriamo proporre una “bussola minima” che, al di là delle accensioni spesso effimere della dialettica di parte, rappresenti il segno di un approccio responsabile nei confronti della nostra società.
I nodi del presente
Il riferimento generalizzato alla crisi economica rischia di divenire, nel dibattitto attuale, un richiamo di stile, quasi privo di senso. Sappiamo però che la crisi è reale e incide con durezza nella vita quotidiana di tutti. I primi a pagarne i costi sono proprio i giovani, non solo coloro che si trovano a lottare contro prospettive lavorative sempre più incerte e difficili ma anche coloro che vivono ancora il periodo della formazione e dello studio. L’orizzonte di ciascuno sembra decisamente restringersi. Preoccupante rimane il dato di questi giorni sulla contrazione delle immatricolazioni universitarie, segno di una sfiducia diffusa nei confronti dei percorsi accademici. Il mercato del lavoro è ormai fortemente instabile: i livelli di ingresso sono sempre più ardui da conquistare, ormai acquisire le competenze non è garanzia di accesso al lavoro, e cresce il rischio di restare invischiati in esperienze marginalizzanti; a tratti, sembra impossibile immaginare alternative al precariato con scarsissime tutele e con retribuzioni largamente insufficienti o saltuarie. Il deficit di stabilità sembra tradursi in un deficit di futuro: diventa difficile progettare a lungo termine, creare una famiglia, mettere al mondo figli, sostenere le spese per una casa: permettere alla vita, di prender forma.
Di fronte alle difficoltà della contingenza attuale, non vogliamo però cedere il passo allo scoraggiamento o alla tentazione, forte, di attendere che qualcuno trovi soluzioni al posto nostro. Desideriamo cogliere i frutti buoni, presenti in questa come in tutte le stagioni di grande (anche se duro) cambiamento. Vogliamo prodigarci in modo costruttivo per il bene comune ed educarci a leggere segni di speranza anche in tempi che sembrano disperatamente avversi. Siamo infatti convinti che questi segni non manchino, e che la fase di cambiamento che stiamo vivendo li abbia fatti emergere con forza: il confronto con le ristrettezze e le difficoltà ha accresciuto il desiderio di stabilità e di una vita serena e ordinata; la forza e il valore e la necessità delle reti familiari e sociali, che si dimostrano, in parte, ammortizzatori naturali della crisi; la necessità di dar risposta a una vocazione di vita ha consentito lo sprigionarsi di forze altrimenti sopite, più precisamente quelle della creatività e dell’iniziativa personale (si pensi al fenomeno delle startup), della cooperazione e dell’iniziativa solidale; la scarsità delle risorse disponibili (economiche e non) ha permesso di ripensare gli stili di vita e promuovere consumi intelligenti; si è affinata la consapevolezza della centralità delle tematiche ambientali; si è tornati a vedere nel radicamento al proprio territorio e nella capacità di valorizzarne le risorse, una ricchezza e non più una zavorra.  
Fra i giovani, insomma, sembra diffuso un forte desiderio di vivere la crisi come sfida da volgere in positivo, consapevoli e certi che questo è il nostro tempo favorevole per vivere in pienezza il nostro pezzetto di storia capace di futuro.
Le richieste
Crediamo che questi segnali positivi meritino di essere sostenuti e incentivati.
La classe politica è chiamata a far la sua parte e riprendere il naturale ruolo di ascolto delle forze migliori del corpo sociale e di interpretazione delle esigenze di rinnovamento. Le istituzioni devono tornare a essere – ora forse più di quanto non lo siano mai state – “strumento di reformatio sociale”.
È necessaria innanzitutto, come precondizione, una forte rigenerazione morale. L’indebolimento dell’etica pubblica si riflette sulla vita di ciascuno bloccando i processi di sviluppo, creando diseguaglianze e distorcendo le energie positive delle nuove generazioni. Chiediamo con forza che sia eliminato ogni sospetto di contiguità con le zone grigie dell’illegalità e del malaffare, combattuti i fenomeni corruttivi purtroppo diffusissimi, promossa una corretta e trasparente gestione del denaro pubblico. È necessario che la cultura del diritto e della giustizia venga diffusa o intensificata a tutti i livelli, a cominciare dalle amministrazioni locali.
La classe politica dovrà, poi, riformare sé stessa: ciò significherà stabilire più forti presidi di democraticità interna ai partiti, anche attraverso una rigorosa nuova regolamentazione del finanziamento pubblico, per garantire la possibilità di un rinnovamento che coinvolga innanzitutto i giovani, garantendo loro la possibilità di intraprendere percorsi di impegno limpidi e liberi.
Chiediamo inoltre, a completamento di tali processi, che il nuovo Parlamento sia capace di portare avanti le riforme istituzionali che il Paese richiede, cominciando dalla modifica della legge elettorale.
Al nuovo governo che verrà domandiamo che particolare attenzione sia prestata ad alcuni temi essenziali. Innanzitutto, il sostegno a politiche sul lavoro solide, di ampio respiro e lungimiranti, che favoriscano l’occupazione giovanile e un efficace sistema di tutele, adeguato alle mutate esigenze dell’economia. Intendiamo riferirci alla necessità di pensare politiche efficienti, modellate non soltanto sulle esigenze del mercato e del profitto ma ispirate all’uomo, capaci di mettere al centro la persona in tutte le sue dimensioni e potenzialità: personali, familiari, relazionali. Desideriamo guardare al lavoro come strumento di realizzazione personale e di vita e chiediamo, perciò, interventi tesi non soltanto a incentivare la creazione di posti di lavoro dipendente, ma altresì politiche capaci di sostenere le nuove imprese e valorizzare le potenzialità, la creatività e la preparazione di tanti giovani. Le politiche del lavoro cui facciamo riferimento dovranno dimostrarsi rispettose delle necessità e della identità delle comunità e del territorio ed esser capaci di valorizzare le vocazioni specifiche, abbandonando soluzioni univoche che spesso mortificano le iniziative locali e stravolgono la storia e l’ambiente delle nostre città.
Va poi ridata centralità alla questione della formazione, ristabilendo l’uguale dignità di ogni percorso. I desideri di ognuno vanno rispettati e le scelte, compiute in età particolarmente delicate, accompagnate. Le opportunità formative vanno ancora una volta coniugate con la necessità del territorio per favorirne lo sviluppo e arginare i nuovi fenomeni di emigrazione interna, che privano soprattutto il Mezzogiorno di alcune delle sue forze più fresche e valide.
Un’attenzione rinnovata va, inoltre, riservata al tema della ricerca. I giovani talenti che il sistema universitario italiano continua a produrre vanno aiutati a realizzarsi e messi nelle condizioni di rimanere nel nostro Paese, combattendo logiche clientelari e immobilismi accademici. Per questa ragione, sono necessarie politiche capaci di trattenere e di attirare quei giovani che si distinguono nei più diversi campi della cultura, della scienza e delle tecnologie.
Ci sta particolarmente a cuore l’attenzione alle famiglie, in special modo quelle di più giovane formazione: investire sulla loro stabilità significa assicurare una risorsa in termini di educazione e di coesione sociale al nostro Paese. I giovani, spesso costretti a un “precariato familiare”, meritano di essere sostenuti attraverso l’adozione di misure concrete, quali il rafforzamento delle politiche abitative e la ricerca di soluzioni che favoriscano l’accesso alla prima casa, anche non necessariamente di proprietà, e delle politiche che aprano alla vita e promuovano le nascite.
Chiediamo, infine, che venga riscoperto il vero significato dell’appartenenza europea, una realtà acquisita e irrinunciabile. È necessario proseguire sulla strada dell’integrazione, accrescendo la consapevolezza della cittadinanza europea e coltivando l’idea che l’Europa unita è, in se stessa e per il nostro Paese, un’opportunità. In quest’ottica, rivestono un ruolo fondamentale le esperienze di studio all’estero in campo scolastico e universitario, nonché le politiche di serio utilizzo dei fondi comunitari per il finanziamento di progetti di impresa.
Gli impegni
Vogliamo dare seguito a queste richieste, interrogando innanzitutto la nostra coscienza di giovani cittadini e mettendo in campo forze e idee per il rinnovamento.
Desideriamo offrire il nostro contributo a servizio della vita pubblica del Paese, impegnandoci a vivere il voto come il più alto esercizio di democrazia e di responsabilità e rifuggendo l’inerzia, l’astensionismo e il disinteresse. Perché il voto non si riduca a rito vuoto di senso, vogliamo divenire protagonisti e promotori di una buona informazione, al fine di veicolare il coinvolgimento nei processi deliberativi e, più in generale, al fine di stimolare il consapevole esercizio dei diritti di cittadinanza.
La voglia di cambiamento, il desiderio di riforme credibili, la denuncia, rappresentano sicuramente una grande risorsa: si tratta di “strumenti” di partecipazione diretta che non devono, però, esaurirsi nella semplice indignazione (col rischio di prestarsi a facili strumentalizzazioni), ma tradursi in un vero sforzo di corresponsabilità. Per questo, crediamo fortemente nella validità delle dinamiche classiche della rappresentanza; testimoniamo, al contempo, la necessità di riempirle di senso nuovo e di affiancarle all’esercizio di nuove forme di democrazia diretta.
Il nostro impegno passa anche e soprattutto attraverso le situazioni e gli spazi della vita quotidiana. Qui vogliamo adoperarci per la crescita e la promozione di ciascuno, attraverso l’esercizio tenace della solidarietà, l’affinamento costante delle competenze, il loro utilizzo coraggioso e a tutto campo; di qui, l’investimento fiducioso su nuove forme di lavoro e il cambiamento responsabile di alcune abitudini di vita.
Animati dalla speranza che non delude, rinnoviamo il nostro impegno a spenderci senza riserve nei luoghi e nei tempi che ci sono dati da vivere. Ci impegniamo a essere, in questi, testimoni di un nuovo slancio e costruttori di  legami di vita buona.

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