
Leone XIV: i cristiani costruiscano l'unità amandosi come fratelli e sorelle
Riconoscersi come fratelli e sorelle in Cristo è l’impegno che deve unire i cristiani tutti, in cammino verso l’unità, nel solco del “gesto storico” di Paolo VI e del Patriarca Atenagora, che ha permesso di compiere importanti passi “anche a livello ecclesiologico e canonico”. Leone XIV, nel suo ultimo appuntamento a Istanbul, prima del congedo dalla Türkiye (Turchia) e della partenza alla volta del Libano, presenzia all’evento che chiude “il pellegrinaggio nei luoghi dove si tenne il primo Concilio ecumenico nella storia della Chiesa” e invoca ancora una volta il necessario impegno per il raggiungimento della reale comunione tra Chiese cristiane.
LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV
![]()
Proseguire nell'unità
I canti solenni che intervallano il rito e la fiamma delle candele, luce di Cristo e simbolo di fede, dettano i tempi della Divina Liturgia ortodossa immersa nella penombra della Chiesa Patriarcale di San Giorgio al Fanar, nel giorno delle celebrazioni di Sant’Andrea Apostolo, patrono della Chiesa di Costantinopoli. Il Papa assiste alla celebrazione, alla presenza di circa 400 persone, presieduta dl Patriarca Bartolomeo I, con il quale alla fine della cerimonia impartisce la benedizione ecumenica congiunta. Nel suo discorso, Leone XIV, torna all’abbraccio di Gerusalemme, del 1964, tra Papa Montini e l’allora Patriarca ecumenico che segnò l’avvio della riconciliazione tra cattolici e ortodossi dopo secoli di scisma. Un abbraccio con il quale si volle cancellare “dalla memoria della Chiesa” ciò che aveva condotto alle scomuniche del 1504. Un gesto, sono le parole di Leone XIV, che “aprì un cammino di riconciliazione, di pace e di crescente comunione tra cattolici e ortodossi, che è cresciuto anche grazie ai contatti frequenti, agli incontri fraterni e a un fecondo dialogo teologico”.
Ci sono stati molti malintesi e persino conflitti tra cristiani di Chiese diverse in passato, e ci sono ancora ostacoli che ci impediscono di essere in piena comunione, ma non dobbiamo tornare indietro nell’impegno per l’unità e non possiamo smettere di considerarci fratelli e sorelle in Cristo e di amarci come tali.
L'impegno della Chiesa di Roma
Finora sono stati compiuti molti passi avanti, “anche a livello ecclesiologico e canonico”, sottolinea il Pontefice, che richiama i cristiani ad un maggiore impegno “verso il ripristino della piena comunione”, e che rende merito al lavoro finora portato avanti sia dalla Chiesa cattolica sia dal Patriarcato ecumenico per mezzo della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Il Papa quindi si appella affinché questo sforzo non si fermi mai, affinché “tutte le Chiese ortodosse autocefale tornino a partecipare attivamente a tale impegno”.
Da parte mia, desidero confermare che, in continuità con quanto insegnato dal Concilio Vaticano II e dai miei predecessori, perseguire la piena comunione tra tutti coloro che sono battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel rispetto delle legittime differenze, è una delle priorità della Chiesa cattolica e in modo particolare del mio Ministero di Vescovo di Roma, il cui ruolo specifico a livello di Chiesa universale consiste nell’essere al servizio di tutti per costruire e preservare la comunione e l’unità.
![]()
I cristiani siano costruttori di pace
I cristiani, indica il Papa, devono rispondere insieme alle sfide e alle sollecitazioni poste dall’umanità e dal creato, facendosi “costruttori di pace” in un tempo caratterizzato da “sanguinosi conflitti e violenze in luoghi vicini e lontani”. La pace non è “solo il frutto di un impegno umano, bensì è dono di Dio” e per questo va chiesta “con la preghiera, con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della pace”. La collaborazione tra cristiani, in quanto custodi del Creato, prosegue Leone XIV, deve affrontare anche la crisi ecologica che stringe il mondo e per la quale occorre “un’autentica conversione spirituale per cambiare direzione e salvaguardare il creato”.
Il comune impegno delle Chiese dovrà far sì che insieme si possa anche affrontare “l’uso delle nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione”, affinché se ne promuova un uso responsabile “al servizio dello sviluppo integrale delle persone”, e per far sì che a tutti sia data la possibilità di accedervi, “perché tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di persone e a interessi di pochi privilegiati”. Tre delle importanti sfide che i cristiani, conclude il Papa, dovranno affrontare con il pensiero al raggiungimento del bene comune.
Bartolomeo I: l'unità fra i cristiani, non un lusso ma un imperativo
A tornare con il pensiero alla Gerusalemme di 60 anni fa è anche Bartolomeo I che, nella sua omelia, ricorda l’abbraccio di Paolo VI e Atenagora come la "primavera spirituale" che seguì all’"inverno delle divisoni", cercando di superare "le divergenze del passato". Il Patriarca, nell’esprimere la gioia e la gratitudine di poter accogliere il Papa, sottolinea i vincoli di fratellanza che legano le due Chiese e che impongono di lavorare assieme per "proclamare la buona novella salla salvezza al mondo". Bartolomeo indica quindi come la visita del Papa, lo scambio delle delegazioni in occasione delle rispettive feste patronali, ogni 29 giugno, memoria liturgica dei Santi Pietro e Paolo, e ogni 30 novembre, in occasione delle celebrazioni di Sant’Andrea Apostolo, sono il simbolo del "concreto e personale impegno profondo nella ricerca dell’unità dei cristiani" nonché l'espressione della "sincera aspirazione al ripristino della piena comunione ecclesiale".
![]()
La celebrazione dell’anniversario del primo Concilio di Nicea, sottolinea ancora il Patriarca, "non può essere in alcun modo ridotto a interesse per un evento passato", rimane invece "il fondamento della nostra ricerca di unità dei cristiani oggi", una eredità attraverso la quale "i cristiani divisi si avvicineranno di più e raggiungeranno la loro tanto desiderata unità". Bartolomeo quindi, così come anche evidenziato da Leone XIV, rende merito al lavoro condotto dalla Commissione mista internazionale per il dialogo istituita da Papa Giovanni Paolo II e dal Patriarca ecumenico Dimitrios, il 30 novembre di 45 anni fa, che consente alle Chiese "in questo momento critico della storia, di affrontare le questioni spinose del passato per superarle e condurci verso il ripristino della piena comunione". L’unità dei cristiani "non è un lusso", conclude il Patriarca, ma un "imperativo" poiché dai cristiani ci si aspetta "un messaggio unificato di speranza", che sia di condanna verso la guerra e la violenza e di difesa verso la dignità umana e il creato. I cristiani, è l'invocazione del Patriarca, non possono essere complici "nello spargimento di sangue che avviene in Ucraina e in altre parti del mondo, né tacere dinanzi all’esodo di cristiani dalla culla del cristianesimo", ma devono "agire come operatori di pace, mostrarci come coloro che hanno fame e sete di giustizia e comportarci come buoni amministratori del creato".
Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano
© www.vaticannews.va, domenica 30 novembre 2025
