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Loppiano «è un bozzetto di città nuova: aperta, senza periferie»

Visitando il centro-simbolo del Movimento dei Focolari, papa Bergoglio ha ricordato che «non si può essere cristiani senza essere prossimi». E ha poi spronato tutti a portare «la spiritualità del noi» a livello “«sociale, culturale, politico, economico», per «plasmare un volto nuovo» dei nostri centri urbani

Non è solo l’affetto e la stima per il movimento dei Focolari che ha spinto Francesco a visitare Loppiano, la cittadella madre del movimento, nata sulle colline toscane 54 anni fa. Il Papa lo spiega bene, in questa mattinata grigia dove alla fine spunta il sole che illumina il verde dei campi e degli uliveti, i colori delle bandiere di tutto il mondo e l’entusiasmo dei settemila che lo attendono. “Ho voluto venire a visitare Loppiano anche perché vuole essere un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio ecumenico Vaticano II”. Credenti di diverse religioni, uomini e donne provenienti da 65 nazioni dai cinque continenti, giovani e ragazzi lo accolgono al canto “accendi la pace”  intonato dal Gen Verde e dal Gen Rosso. “La cittadella è un laboratorio di vita, una palestra nella quale ci si allena a costruire l’unità nella diversità”, dice nel suo saluto Maria Voce, la presidente dei Focolari. “Una donna che ha le idee chiare”, commenterà poco dopo, a braccio, il Papa nel ringraziarla.

Nata il 7 dicembre del 1943 quando Chiara Lubich, poco più che ventenne, nel pieno della seconda guerra mondiale, si consacra a Dio e con altre giovani va a fondare il primo Focolare, oggi l’Opera di Maria, come volle chiamarla Lubich, è presente in 182 Paesi, ne sono membri circa 110.00 persone, mentre due milioni sono gli aderenti e i simpatizzanti. A Loppiano, nata come la cittadella della “formazione e della testimonianza” del movimento, i ‘focolari’, le fabbriche, i laboratori e le sedi delle diverse scuole, sono sparse tra le case coloniche di privati cittadini. Sceso dall’elicottero proveniente da Nomadelfia, accolto dalla presidente, dal copresidente Jesús Morán, e del vescovo di Fiesole, monsignor Mario Meini, dopo l’abbraccio con la folla, il primo saluto il Papa lo riserva al Padrone di casa: si ferma infatti per pochi minuti nel santuario Maria Theotokos, che - pensato da un’équipe tutta al femminile di architette, scultrici, pittrici che si ritrovano nel centro Ave Arte – realizza un perfetto connubio tra teologia e arte.

Quindi, dopo la preghiera, Francesco risponde alle domande di alcuni abitanti di Loppiano e indica la sfida che oggi questa realtà, e la stessa Chiesa, devono affrontare: “Nel cambiamento di epoca che stiamo vivendo occorre impegnarsi non solo per l’incontro tra le persone, le culture e i popoli e per un’alleanza tra le civiltà, ma per vincere tutti insieme la sfida epocale di costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza”.

Il palco da cui parla il Papa ha come scenario viti, ulivi e campi coltivati a farro, che circondano l’agorà della cittadella, l’ampio sagrato in pietra del santuario che segue idealmente le linee architettoniche del tetto in rame, culminante nella torre campanaria, un triangolo dorato simbolo della Trinità. Il santuario ospita anche una cappella ecumenica aperta alle differenti confessioni cristiane. Ed è a un orizzonte plurale che il Papa pensa: “Loppiano, nota nel mondo perché è nata dal Vangelo e del Vangelo vuole nutrirsi, è riconosciuta come propria città di elezione e di ispirazione da tanti che sono discepoli di Gesù, anche da fratelli e sorelle di altre religioni e convinzioni. A Loppiano tutti si sentono a casa!” .

In questa che è la prima delle 25 cittadelle dei Focolari sorte in tutto il mondo col desiderio di vivere stabilmente la continua novità proposta dal Vangelo - la fraternità universale – ci sono circa 850 abitanti: famiglie, sacerdoti e religiosi, uomini e donne consacrati. Più di metà degli abitanti vi risiede stabilmente mentre altri partecipano a una delle 10 scuole internazionali che prevedono una permanenza da 6 a 18 mesi. Una realtà articolata, una storia ricca, che, dice il Papa, “non è che agli inizi. È un piccolo seme gettato nei solchi della storia e già germogliato rigoglioso, ma che deve mettere radici robuste e portare frutti sostanziosi, a servizio della missione di annuncio e incarnazione del Vangelo di Gesù che la Chiesa oggi è chiamata a vivere. E questo chiede umiltà, apertura, sinergia, capacità di rischio”.

Il Papa indica alcune “strumenti” di lavoro per un progetto universale, che ha un metodo e  uno stile: prima di tutto le due “parole-chiave del cammino della comunità cristiana – ”parresia e hypomoné”- fondamentali per dare nuova linfa al carisma iniziale, come gli chiedono alcuni “pionieri” di Loppiano. La prima indica “il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia”. Insomma, dice il Papa, “occorre chiedere allo Spirito Santo la franchezza – sempre unita al rispetto e alla tenerezza – nel testimoniare le opere grandi e belle che Dio compie in noi e in mezzo a noi. E anche nelle relazioni dentro la comunità occorre essere sempre sinceri, franchi, non paurosi né pigri”. E poi “hypomoné , il sotto-stare, il rimanere e imparare ad abitare le situazioni impegnative che la vita ci presenta”, con “un amore che ci precede e ci rende capaci di vivere con tenacia, serenità, positività, fantasia… e anche con un po’ di umorismo, persino nei momenti più difficili”. Perché, aggiunge a braccio, “l’umorismo è l’atteggiamento che più si avvicina alla grazia di Dio”.

Un altro strumento è “la fedeltà creativa” che vuol dire “essere fedeli all’ispirazione originaria e insieme essere aperti al soffio dello Spirito Santo e intraprendere con coraggio le vie nuove che Lui suggerisce. Lui, non il nostro buon senso, non le nostre capacità pragmatiche, non i nostri modi di vedere sempre limitati”.

E quindi il “discernimento comunitario”, che si fa “riunendosi in assemblea attorno a Gesù risorto, il Signore e Maestro, per ascoltare ciò che lo Spirito oggi ci dice come comunità cristiana”. Sono gli strumenti per vivere “il carisma dell’unità” secondo quella che Francesco definisce “la mistica evangelica del ‘noi’”: che non è “un fatto solo spirituale, ma una realtà concreta con formidabili conseguenze – se lo viviamo e ne decliniamo con autenticità e coraggio le diverse dimensioni – a livello sociale, culturale, politico, economico…”.

Un discorso che valorizza i diversi aspetti della vita molto articolata dei Focolari e di Loppiano. Il Papa cita il polo imprenditoriale Lionello Bonfanti, inaugurato nel 2006, attualmente sede di aziende che operano secondo i principi dell’ “economia di comunione” e che rappresenta il principale punto di raccordo e luogo di scambio d’idee e progetti per le oltre 200 aziende che aderiscono in Italia e 800 nel mondo. E poi l'Istituto universitario Sophia, nato nel 2008, guidato dal teologo Piero Coda, che offre agli studenti tre lauree magistrali e dottorati in “Cultura dell’unità”, “Ontologia Trinitaria”, “Scienze Economiche e Politiche” e che sta per aprire una nuova sede in America latina. “È una grande ricchezza poter disporre a Loppiano di tutti questi centri di formazione. Vi suggerisco di dare ad essi nuovo slancio, aprendoli su più vasti orizzonti e proiettandoli sulle frontiere” risponde il Papa a Javier, dalla Colombia, che gli chiede come costruire leadership che indichino nuove strade nella formazione. “È essenziale, in particolare, mettere a punto il progetto formativo che connetta i singoli percorsi che toccano più in concreto i bambini, i giovani, le famiglie, le persone delle varie vocazioni. La base e la chiave di tutto sia il “patto formativo”, che è alla base di ognuno di questi percorsi e che ha nella prossimità e nel dialogo il suo metodo privilegiato” che va esercitato, dice Francesco, educandosi a mettere  “insieme i tre linguaggi: della testa, del cuore e delle mani”.

Un discorso affettuoso e denso, una visita in poco più di due ore con cui “comincia una nuova fase di sviluppo anche nella vita del movimenti ecclesiali, secondo questo concetto di un’alleanza globale di cui il Papa ci ha parlato”, commenta a caldo Maria Voce. “Sperimentiamo che quanto più ci incontriamo tra movimenti tanto più la nostra azione diventa incisiva e ha una sua efficace nel cammino della Chiesa e dell’umanità”.

La visita di Loppiano, dopo Nomadelfia, a breve distanza da Alessano e Molfetta, Bozzolo e Barbiana, fa parte della strategia pastorale di Francesco: “Mettere in luce germi di vita più comunitaria, che nascono qui e lì nella Chiesa, e che testimoniano questa stagione nuova cominciata con il Vaticano II”, dice Voce. “Quando parla del discernimento comunitario il Papa ci dice che nella comunione si scoprono cose che da soli, neanche i più grandi teologi, possono scoprire. Insieme scopriamo il cammino che Dio chiede alla Chiesa oggi”.

Vittoria Prisciandaro

© www.famigliacristiana.it, giovedì 10 maggio 2018

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