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Manovra, il salasso è servito

Ecco la Manovra più pesante di tutti i tempi, più di quella di Amato del '92. Statali, dipendenti, dirigenti, autonomi, operai, ceto piccolo, medio, alto: non si salva nessuno

La Manovra, durissima, che impone nuove tasse a tutti gli italiani e che fa infuriare gli enti locali, è servita. Venti miliardi nel 2012, altri 25,5 nel 2013. Per arrivare al pareggio di bilancio un anno prima del previsto, come ci chiede (anzi, ci impone) la Banca centrale europea, serviranno dunque 45,5 miliardi di euro. Una somma “monstre” che si aggiunge alle misure già decise tre settimane fa: 25,5 miliardi nel 2012; 49,5 nel 2013, più i 20 del 2014. A conti fatti, si supera il «record» della famigerata manovra Amato del ’92 (quella della tassa sui conti correnti). La cifra complessiva è astronomica: 195 miliardi di euro in tre anni. Un decimo dell'intero debito pubblico. 

Dove li prenderà il Governo tutti quei soldi? Con i tagli alla spesa pubblica. Tagli un po’ dappertutto: sforbiciate e spesso colpi di scure. Ma anche dalle tasche dei contribuenti, perché arrivano nuove tasse. Come abbiamo detto, i maggiori sacrifici verranno dagli enti locali, che poi significa scuole, servizi sanitari e assistenziali, strade, giardini, mense. Insomma, a ben vedere, il tessuto socio-connettivo più vicino al cittadino italiano. Uno scaricamento in periferia, quello di Tremonti, che ha fatto infuriare praticamente tutti i politici locali d’Italia, dalle Regioni alle Province ai Comuni. Un contributo decisivo arriverà poi dalla riforma dell’assistenza sociale (tutta ancora da vedere, con il legittimo dubbio che si faccia inevitabilmente macelleria sociale) e dal taglio delle agevolazioni fiscali: le detrazioni e le deduzioni previste dalla normativa. Anche qui idem come sopra: su quali agevolazioni fiscali si risparmierà? Sui mutui? Sulle spese universitarie? Sui contributi pensionistici volontari?

A proposito di pensioni, anche questo settore verrà inevitabilmente toccato. Il “piatto forte” (si fa per dire) della Manovra è il cosiddetto contributo di solidarietà. Un salasso che falcidia la classe medio-alta, ovvero i percettori di reddito con più di 90 mila euro lordi l’anno e gli autonomi con più di 55 mila (e qui forse più che di ceto medio alto dobbiamo parlare di ceto medio, del popolo delle partite Iva). Nel 2012 e nel 2013 i datori di lavoro tratterranno, e poi gireranno all'erario, il 5 per cento della retribuzione lorda eccedente i 90 mila euro annui ed il 10 per cento della parte che supera i 150 mila euro. Per i lavoratori autonomi si interverrà in sede di dichiarazione dei redditi, con l'applicazione di un’addizionale Irpef sulle due aliquote più alte, quella del 41 per cento (che scatta oltre i 55 mila euro lordi annui) e quella del 43 per cento (che vale per la quota di reddito eccedente i 70 mila euro). Dal “contributo di solidarietà” arriverà un gettito di circa un miliardo di euro l’anno, che il Governo del “meno tasse per tutti” vorrebbe rendere permanente.

Ma andiamo avanti e vediamo i detentori di rendite finanziarie. Per tutti, fatta eccezione per i rendimenti dei titoli di Stato, il decreto stabilisce un’aliquota unica di tassazione, pari al 20 per cento. Significa che la tassa sui depositi bancari scenderà rispetto all'attuale 27 per cento (chissà se i clienti delle banche se ne accorgeranno), mentre salirà l'imposizione sui "capital gain" dei titoli azionari, oggi pari al 12,5 per cento. Gettito atteso dalle tasse sulle rendite: un miliardo. Più o meno la stessa cifra arriverà dall'aumento delle tasse sui giochi e delle accise su carburanti e tabacco (un classico delle Manovre di tutti tempi, che ci serve a far capire come mai se sale il prezzo della benzina lo Stato non si preoccupa più di tanto). A carico delle società energetiche scatterà, poi, una nuova «Robin Hood Tax» come la chiama il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,  sempre molto creativo nel dare nomi alle tasse. Dalla Robin Hood Tax dovrebbe arrivare, a detta del titolare di via XX Settembre, un altro miliardo.

Per l’opposizione della Lega e dei sindacati, nella Manovra non ci sono più le misure per scoraggiare le pensioni anticipate. Per le donne impiegate nel privato, sarà invece anticipato al 2016 l'avvio del percorso che porterà l’età per la pensione di vecchiaia dagli attuali 60 a 65 anni. I risparmi attesi dalla previdenza (un miliardo nel 2012 e altrettanto nel 2013) arriveranno dal rinvio di due anni del pagamento della liquidazione (il Tfr) per i lavoratori pubblici che optano per il pensionamento anticipato. Per gli statali, però, ci sono altre brutte notizie da questa cura da cavallo: rischiano infatti il mancato pagamento della tredicesima se la pubblica amministrazione in cui sono occupati non rispetterà i parametri di spesa. Nel decreto entra anche la validità per tutti dei contratti aziendali stipulati in base all’intesa tra sindacati e Confindustria di giugno. I contratti potranno anche derogare dal contratto nazionale e dallo Statuto dei Lavoratori. Diventa poi reato penale l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Il Governo ha fatto poi una relativa marcia indietro sulla libertà di licenziamento. 

Come abbiamo detto, la scure si abbaterà su enti locali e ministeri, con altri 9,5 miliardi di tagli. Con il decreto sarà anticipato al 2012 l’avvio del federalismo fiscale, che consentirà ai Comuni di rimpinguare le casse con la nuova Imposta municipale unica. Altre tasse quindi. Stangata in vista anche sui ministeri: sei miliardi di tagli previsti. Preoccupante la riforma dell’assistenza sociale, che si prefigge di risparmiare altri 4 miliardi su un osso già spolpato, con la revisione dei criteri per le pensioni di invalidità e gli assegni di reversibilità. “Se non dovesse aver successo la riforma dell'assistenza”, spiega il documento di Tremonti,  “i 17 miliardi arriveranno da un taglio di pari entità di tutte le agevolazioni, deduzioni e detrazioni fiscali”. Per contrastare l'economia in nero il limite all'uso del contante scende alle transazioni di importo pari o superiore ai 2.500 euro, mentre dal prossimo anno ci sarà una nuova revisione degli studi di settore, lo strumento di taratura fiscale attraverso il quale gran parte degli autonomi pagano le tasse.

Le festività laiche verranno poi accorpate alle domeniche, per la gioia di tutti gli italiani che amavano andare in ferie per il ponte. Nella Manovra c’è anche un taglio ai costi della politica. Un colpo di scure che vale 8,5 miliardi l’anno: accorpamento di 1.500 Comuni con meno di mille abitanti, 34 province, con meno di 300 mila abitanti. In tutto saranno cancellate 55 mila poltrone, anzi “poltroncine”. Basterà per saziare l’indignazione degli italiani verso la Casta a fronte di tante lacrime, sudore e sangue?  

Francesco Anfossi
© Famiglia Cristiana, 13 agosto 2011
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