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Mola, da giovane scultrice a suora: ecco la nuova vita di Angela

È la scelta di Angela Terriaca, giovane artista di origini molisane entrata a far parte della Comunità delle Sorelle Povere del Monastero di Santa Chiara di Mola e che sabato prossimo, 29 giugno, dopo il periodo di noviziato verrà consacrata col rito religioso

Ha lasciato il suo lavoro da scultrice per diventare suor Angela Benedetta. È la scelta di Angela Terriaca, giovane artista di origini molisane entrata a far parte della Comunità delle Sorelle Povere del Monastero di Santa Chiara di Mola e che sabato prossimo, 29 giugno, dopo il periodo di noviziato verrà consacrata col rito religioso della «Professione solenne» nella chiesa del Sacro Cuore dall’arcivescovo Francesco Cacucci. Una investitura importante che cade in un momento di grande crisi delle vocazioni (solo nel Monastero delle Clarisse di Mola, istituito nel 1677, l’ultima Professione solenne risale al 2000), un momento storico nel quale ogni anno in Italia oltre 50 sacerdoti e suore chiedono la dispensa dal ministero e dalla professione per sposarsi o perché non si sentono più adatti a servire la Chiesa o ad animare i monasteri e molti altri ottengono periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi.

La svolta, nella vita di Angela che impreziosisce con le sue decorazioni gran parte dei ceri pasquali presenti nelle parrocchie dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, è arrivata 10 anni fa: «Ero fidanzata – racconta Suor Angela Benedetta - e proprio quando siamo arrivati al punto che dovevamo sposarci sono andata in crisi perché non ero convinta che era quello che desideravo in fondo. La prima cosa che ho fatto è stata quella di voler capire meglio che cosa desiderassi e il Signore mi ha fatto incontrare don Enzo un sacerdote straordinario del mio paese con il quale ho intrapreso un cammino di conoscenza di me stessa. Nella scelta mi ha aiutato tantissimo il poter dire tutto quello che avevo dentro, i miei desideri più profondi, che avevo tenuto nascosti perché non coincidevano con quelli dei miei genitori».

La sua famiglia come ha reagito alla sua decisione?
«Male. Sono otto anni che sono in monastero e non sono mai venuti a trovarmi nè verranno alla cerimonia della mia professione solenne, dove saranno presenti invece mia sorella, mio cognato e i miei due nipotini. I miei genitori, ora ottantenni, non riescono proprio ad accettare la mia scelta».

Perché una donna moderna dovrebbe diventare suora?
«Prima di tutto perché incontra una persona. Io ho incontrato un volto, Gesù Cristo, e da quel momento la mia vita è cambiata. Prima nulla per me aveva un senso. Ora invece mi sento pienamente realizzata con questa modalità di vita».

Cosa direbbe ai giovani che spesso si perdono dietro tante false luci?
«Secondo la mia esperienza, a prescindere dalle vocazioni i giovani devono saper ascoltare il desiderio che hanno dentro. Lì si realizza la nostra gioia piena perché la nostra vita sia bella, sia un dono per gli altri e sia anche di esempio. Questa consapevolezza mi ha dato la marcia in più».

Com’è la vita nel monastero?
«Una vita normale nella quale ti accorgi che ogni giorno sei chiamata ad uscire da te stessa e devi andare incontro all’altro. Nello specifico del nostro monastero di Mola, qui ogni giorno bussano tantissimi poveri e con loro cerchiamo di condividere quello che abbiamo, quello che riceviamo lo ridoniamo a loro. C’è tanta gente in difficoltà che chiede anche solo di essere ascoltata e io ogni giorno imparo molto da loro. Ho imparato l’umiltà di chiedere di chi non possiede nulla e che quando riceve qualcosa è pronto a ricambiare in mille modi, anche aiutandoci con attività di volontariato, in questo modo venendo a sua volta incontro a noi. Questo è il senso autentico della nostra missione».

Antonio Galizia

© www.lagazzettadelmezzogiorno.it, lunedì 24 giugno 2019

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