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Mondiali si diventa, ecco come

Ala laica dei Saveriani e movimento aconfessionale, Cem Mondialità prepara il 50° convegno all'insegna di pace, solidarietà e dialogo tra culture.

Quando nacque nel 1942, Cem significava "Centro di educazione alla missionarietà". Era frutto dell'intuizione di tre giovanissimi religiosi, tre padri Saveriani, che mentre si preparavano a diventare missionari, posero le basi per spiegare nelle scuole cosa fossero le missioni. «Questo significava anche far conoscere il mondo», riflette l'attuale direttore di Cem, il teologo Brunetto Salvarani. «Di fatto portavano pure l'antropologia, la conoscenza delle altre popolazioni in una cultura che era molto chiusa su di sè e che parlava, ancora di più durante il fascismo, solo dell'Italia e semmai dell'impero italiano, leggendo le altre realtà solo in una determinata chiave».

    L'altro momento chiave nella storia di Cem, dopo la fondazione, fu il 1967, quando "missionarietà" fu trasformato in "mondialità" e quest'ultima parola fu aggiunta all'acronimo, tanto che ora la dicitura esatta è "Cem Mondialità". «Faccio notare che nel 1967 il termine non esisteva neppure nei dizionari, tanto era innovativo», aggiunge Salvarani, e continua: «Da allora l'idea è diventata quella di lavorare sulla formazione, sull'educazione e più precisamente sull'educazione alla mondialità. In seguito si è abbinata la parola "interculturalità", che ormai da tempo è il nostro termine chiave».

    Proporre e formare al dialogo tra culture è un metodo che Cem Mondialità usa tenendo come stelle polari alcuni ideali chiari: la pace, la solidarietà, i diritti umani, l'ambiente. E' una formazione rivolta in particolare agli insegnanti, ma anche a educatori e operatori di tanti ambiti diversi, comprese parrocchie e amministrazioni locali. Attraverso conferenze, ma soprattutto laboratori che stimolino la partecipazione diretta, in un mutamento del proprio sguardo sul mondo che passa anche attraverso esperienze artistiche di teatro, racconto, musica, poesia, danza e nuovi media.«Lo scopo è quello di far crescere l'intercultura», spiega il direttore. «Ormai da molti anni noi non parliamo più di multicultura e multietnico, ma di intercultura, perché crediamo che anche nelle parole si debba indicare ciò che avviene nei fatti. Cioè uno scambio, un incontro, un reciproco donarsi: ciò dovrebbe produrre dei cambiamenti nel modo di lavorare e di operare di chi è impegnato in questi ambiti in prima persona».

Mentre si prepara nel 2012 a ricordare il settantesimo anniversario della fondazione, Cem Mondialità terrà dal 20 al 25 agosto il suo 50° convegno a Trevi, in provincia di Perugia. Sarà un momento di dibattito e riflessione sui temi dell'intercultura, ma come è nello stile del movimento cercherà il coinvolgimento massimo dei partecipanti attraverso laboratori interattivi, tavole rotonde e serate di spettacoli. Il tema scelto per il 2011 è quello della frattura tra generazioni e della ricerca di un nuovo patto generazionale, e il titolo generale è di grande suggestione: "Sentinella, quanto resta della notte?". Brunetto Salvarani ne spiega l'origine: «Innanzi tutto è un verso biblico che ci piace molto. E' tratto dal capitolo 21 del profeta Isaia ed è bello già in quel contesto. E' bello inoltre nella rilettura che ne ha fatto don Giuseppe Dossetti (scrisse un libretto dallo stesso titolo, ndr), una figura che per noi resta fondamentale sia sul piano civile sia sul piano religioso. Infine - e qui confessiamo il nostro amore gucciniano - è bello nella lettura di Francesco Guccini, che ha titolato una sua canzone con la versione in ebraico del verso: anche lì è il senso dell'attesa di qualcosa che deve succedere, e che ci si augura succeda il prima possibile».

    Precisa il direttore di Cem Mondialità: «Il tema del convegno sarà quello del rapporto fra generazioni, che si è sfaldato. Non solo non c'è una trasmissione generazionale nell'ambito della fede, nell'ambito delle tradizioni, nell'ambito sociale, ma esiste proprio una fattura molto grave che fa mettere in dubbio la prospettiva di un  futuro dignitoso. Non è soltanto una questione di tipo economico; per noi è soprattutto un problema di carattere sociale e comunitario, di quella comunità civile che dovremmo essere. Se non c'è un collegamento fra le generazioni, è difficile immaginare che si riesca a vivere un senso di comunità, di unione, di prospettive comuni, di un futuro da realizzare ciascuno nel proprio ambito. Allora l'obiettivo del convegno è mettere a fuoco questa frattura e capire quanto incida nelle difficoltà educative; dall'altra parte, però, è anche capire quanto un nuovo processo educativo potrebbe aiutare a ricucire i rapporti e la prospettiva di un presente e di un  futuro condivisi».

Cem Mondialità ha sede a Brescia (telefono 030-37.72.780, sito www.cem.coop), presso una sede dei Saveriani. «Io per la verità sono il primo direttore laico, sia del Cem sia della rivista omonima», chiosa Brunetto Salvarani, «e siamo a tutti gli effetti un pezzo del lavoro saveriano. Il nostro gruppo di operatori volontari è di una cinquantina di persone un po' in  tutta italia, senza tessere. Siamo aperti ad aderenti di tutte le religioni. Non chiediamo carte d'appartenenza: è una caratteristica che hanno voluto i direttori saveriani a me precedenti, ed è una caratteristica molto positiva, di libertà. Noi siamo perfettamente interni e facenti parte di una realtà religiosa, addirittura missionaria, però nello stesso tempo siamo una realtà aconfessionale, che punta soprattutto all'accordo sui valori di fondo e sulle cose che facciamo».

    Oltre alla rivista, al sito e a una serie di sussidi pubblicati con Emi, il centro organizza anche campagne internazionali. Una, ormai ventennale, è a favore del "Villaggio della pace" di Nevè Shalom - Waahat as-Salaam, fondato quasi quarant'anni fa in Israele da padre Bruno Hussar e nel quale convivono ebrei, palestinesi musulmani e palestinesi cristiani: un segnale concreto della possibilità del dialogo, e ancor di più della vita in comune in quelle terre martoriate. «Da alcuni anni abbiamo poi una campagna con il Burkina Faso», aggiunge Brunetto Salvarani, «per costruire due centri interreligiosi e interculturali nel Sahel, che è la parte più povera del Paese più povero del mondo. Questo ci ha permesso di venire a contatto anche con molti giovani, perché nell'ultimo anno abbiamo lavorato al progetto "Giovani e intercultura" per far conoscere l'Africa ai ragazzi europei e l'Europa ai ragazzi africani. Stiamo costruendo fisicamente i due centri. E' importante che il fondamentalismo venga combattuto anche sul piano del dialogo, proprio in termini concreti, come è la prospettiva di avere due centri dove si possa stare assieme, fare musica, fare sport, organizzare incontri culturali».

Rosanna Biffi
 
© Famiglia Cristiana, 7 giugno 2011
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