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Olmi torna al cinema con un film sulla carità

Chissà se ci sarà qualcuno disposto a non perdonargli la promessa mancata. Ermanno Olmi torna al cinema, come non aveva detto. Non con un documentario, cui dichiarò di volersi dedicare esclusivamente tre anni fa, dopo il successo dei "Centochiodi", l’ultima avventura spirituale di uomo, un poeta delle immagini, che per tutta la vita ha fatto i conti con la sua profonda cristianità. È il suo «testamento», si erano affrettati a scrivere i giornali. A sorpresa arriva la notizia che da lunedì girerà un nuovo film, "Il villaggio di cartone". Le riprese dureranno fino a dicembre.

Questa volta non al Nord, il Nord di Olmi, delle terre contadine che compongono la sua bucolica utopia contro il mondo selvaggio del progresso (valori che ha riaffermato con forza nei suoi due ultimi documentari, Terra madre e Rupi del vino). Ma in Puglia, a Bari, in quel Sud che ora sta invadendo i cinema con scanzonate commedie che del Meridione cercano la macchietta, il sole, l’anima allegra e un po’ di spensierata indolenza. Olmi racconterà le ferite, invece.

Non chi laggiù scende in vacanza per il bel mare, ma chi sale trasportato dalla disperazione del mare. Chi alle coste attracca le sue ultime speranze. Gli immigrati, l’integrazione che può essere risorsa o dannazione. In Puglia, dove qualche anno fa ci mostrarono la schiavitù del caporalato, e poco più giù, in Calabria, a Rosarno, dove dieci mesi fa una guerriglia di poveracci spalancò anche gli occhi delle telecamere su baracche e gente che viveva nei cartoni, a un passo dalla bestialità. Ma è anche vero che lì vicino, a Caulonia, a Riace, nel sud più profondo e inaspettato, c’era chi aveva scelto una direzione ostinata e contraria: e le storie sono una storie di accoglimento, di immigrati, profughi, curdi, africani, che hanno ripopolato i paesi, lavorando per ridargli vita. Benvenuti al Sud, con tutte le sue contraddizioni. È la stessa parabola di bellezza sorta nella violenza che ha conquistato Wim Wenders, che qui su queste storie ha girato Il volo.

Anche Olmi racconterà di un piccolo miracolo della carità: di un prete anziano che si fa carico di accogliere nella propria chiesa un gruppo di migranti africani. Ecco Il villaggio di cartone, come i cartoni di chi venuto da lontano si accuccia per dormire senza coperte alle periferie della città, o il cartone della proverbiale valigia di quando la fortuna altrove eravamo noi ad andare a cercarla. Nel cast ci saranno Micheal Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber e Massimo De Francovich, ma anche tantissimi attori, per ruoli minori e comparsate, scelti personalmente dal regista tra centinaia di migranti, presso i Cineporti di Bari e Lecce, o tra i braccianti di un campo di grano a Nardò. Uomini che si vestiranno da attori per qualche ora per interpretare la propria vita.

Ilario Lombardo
© Avvenire, 23 ottobre 2010
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