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Omelia nella Messa di Ordinazione Episcopale di S. E. Mons. Vito Angiuli Vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca

Cattedrale di Bari4 dicembre 2010, II domenica di Avvento

Amicus sponsi”, amico dello sposo, così chiama il vescovo il santo pastore e dottore Agostino (Serm. 46,30). Ti auguro, carissimo don Vito, di farti illuminare, in tutta la tua vita e nel tuo ministero, dalla testimonianza del vescovo di Ippona. Di lui «un po’ tutti nella chiesa ci sentiamo discepoli e figli» (Giovanni Paolo II).

“Amico dello sposo”: così soprattutto vorrei che ti considerassi in questo giorno solenne e decisivo della tua vita. Ben sai che quest’immagine di “amico dello sposo” appartiene a Giovanni Battista, la cui «voce» potente risuona con forza in questa assemblea nel tempo dell’ Avvento. Prima di essere «gettato in prigione» (Gv 3.24), «sul finire della sua missione» (At 13,25), il Precursore, nel racconto dell’evangelista Giovanni, pronuncia le sue ultime parole, che hanno quasi valore di testamento: «Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto “non sono io il Cristo”, ma “sono stato mandato avanti a lui”» (Gv 3,28).

Ascolta ancora la «voce» del Battista che ti prepara ad accogliere la grazia del sommo sacerdozio: «lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere, io, invece, diminuire» (Gv 3,29-30).

Le ultime parole di Giovanni Battista oggi devono diventare tue. Ancor più da oggi Lui, il Cristo, deve crescere e tu diminuire. Cristo è l’unico Sposo della Sua Chiesa.

Quando, tra breve, ti consegnerò l’anello, mettendolo nel dito anulare della tua mano destra, ti dirò: «Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la Santa Chiesa, sposa di Cristo».

Se Cristo è lo Sposo e la Chiesa è la sua Sposa, S. Agostino insiste nel dirti: «Anche l’Apostolo (il vescovo) è amico dello sposo, anch’egli è zelante, non per sé, ma per lo sposo». (Commento al Vangelo di Giovanni, XIII,12).

Nel clima intenso di questa santa liturgia, risuonino rivolte a te le parole di commento di un antico scrittore sacro: «Ascolta lo sposo che parla d’amore con la sposa e all’udire la sua voce sii colmo di gioia. Rallegrati al vedere come lo sposo ama la sua sposa e come da lei è amato» (Teofilatto). Tu, come vescovo, sei chiamato in modo singolare a partecipare al mistero nuziale del Cristo e della Chiesa. A te è da oggi affidata la sposa di Cristo, la chiesa che è in Ugento – S. Maria di Leuca, la chiesa che devi custodire e difendere, consegnandola pura e immacolata agli occhi dello Sposo.

Ricordalo sempre: Cristo è lo Sposo, tu ne sei l’amico discreto e fedele. Tu, come il Battista, sei «la voce che passa» per lasciare spazio all’unico Buon Pastore, perché le pecore ascoltino la Sua voce e si nutrano della Sua Parola.

Perché la tua gioia sia piena. La gioia che ti auguriamo in un ministero episcopale lungo e fecondo.

L’ufficio primario del Battista non è quello di battezzare, ma di indicare il Cristo, che - come è stato appena proclamato - «battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Questa promessa trova il suo compimento a Pentecoste: «Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,3-4).

Abbiamo col Veni Creator invocato lo Spirito Santo «datore dei sette doni», profeticamente annunciato da Isaia nella prima lettura di questa liturgia. Non si tratta di ricevere con l’episcopato un nuovo dono dello Spirito Santo, ma di instaurare un nuovo rapporto con Lui; questa liturgia è la continuazione del mistero della Pentecoste.

Nella preghiera di ordinazione l’invocazione dello Spirito Santo è il punto culminante. Tutto il rito tende ad essa: l’imposizione delle mani, il silenzio denso di preghiera propter descensionem Spiritus, l’unzione del capo, la consegna dei Vangeli.

È l’epiclesi, l’invocazione che tutti noi vescovi presenti, come successori degli Apostoli, rivolgeremo al Padre tra breve: «Effondi sopra questo eletto […] il tuo Spirito che regge e guida», perché tu, nuovo vescovo, sia pastore del suo popolo, serva il Signore «notte e giorno» con l’autorità degli apostoli, mantenendo un cuore umile, mansueto e puro. Il pastorale che sto per consegnarti indica la cura del pastore per il suo gregge e ricorda la sua autorità.

«In laudem gloriae», «a lode della sua gloria». Il tuo motto episcopale esprime il modo col quale già vivi il ministero nella chiesa. Così risplende la tua vita, fin da quando ti ho conosciuto negli anni del seminario, in seguito attraverso un servizio profondo e generoso ai chiamati al sacerdozio, e nella preziosa collaborazione a me come Pro-Vicario Generale, in special modo nell’accompagnamento del Sinodo Diocesano, del Congresso Eucaristico Nazionale e delle Visite Pastorali.

Sentirò, sentiremo la tua mancanza.

Hai imparato sempre più a considerare e vivere l’Eucaristia come centro della tua vita cristiana e sacerdotale. Il Signore ti ha preparato a vivere nell’offerta del sacrificio eucaristico la forma più perfetta e il compendio del ministero liturgico episcopale. Tu sarai il dispensatore dei misteri di Dio a favore del suo popolo. Investito di tanta grandezza, partecipe del sommo sacerdozio, sai però che l’atteggiamento che più ti conviene è l’umiltà. Mediatore tra Dio e gli uomini, devi esprimere nella tua vita le realtà che tratti.

Allora sarai degno d’entrare a far parte della schiera degli apostoli, e trascinerai con te la Chiesa che ti è stata affidata.

E voi, cari fratelli e sorelle della Chiesa che è in Ugento - Santa Maria di Leuca, accogliete come Cristo il successore degli Apostoli che il Signore vi dona.

Poiché voi siete «il popolo che Dio si è acquistato per la lode della sua gloria». Al Padre sia resa «la gloria, la potenza, l’onore per Cristo con lo Spirito Santo, nella Santa Chiesa, ora e nei secoli dei secoli. Amen».

 

 

Francesco Cacucci

Arcivescovo di Bari-Bitonto

 

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