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Papa all’udienza: “Abbiamo peccato contro la terra, e la terra non perdona mai”

Il Papa ha dedicato l'udienza di oggi alla Giornata mondiale della terra, a cinque anni dalla pubblicazione della Laudato si'. "Abbiamo peccato contro la terra", il mea culpa. "La terra non perdona. Se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta", il riferimento all'oggi. Serve "un piano condiviso per scongiurare le minacce contro la nostra casa comune". A partire da due "incontri importantissimi": la Cop 15 a Kunming la Cop26 a Glasgow

“Dobbiamo crescere nella coscienza della cura della casa comune”. Ne è convinto il Papa, che ha dedicato la catechesi dell’udienza di oggi – trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico – a questo tema, in occasione della 50a Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) e nel 5° anniversario della sua enciclica “Laudato si’”.

“Come la tragica pandemia di coronavirus ci sta dimostrando, soltanto insieme e facendoci carico dei più fragili possiamo vincere le sfide globali”,

l’appello. “Abbiamo peccato contro la terra”, il “mea culpa” di Francesco, che cita un testo spagnolo: ‘Dio perdona sempre, noi perdoniamo alcune volte sì e alcune volte no, la terra non perdona mai’.

La terra non perdona. Se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta”.

“Quando vediamo queste tragedie naturali – il riferimento all’oggi – sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E se chiedo adesso al Signore cosa ne pensa, non credo che dica: ‘E’ cosa molto buona’. Siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”. Di qui l’esortazione a “collaborare come comunità internazionale per la protezione della nostra casa comune”, a partire da due “incontri importantissimi”: la COP15 sulla Biodiversità a Kunming (Cina) e la COP26 sui Cambiamenti Climatici a Glasgow (Regno Unito).

A causa dell’egoismo siamo venuti meno alla nostra responsabilità di custodi e amministratori della terra”, la denuncia di Francesco sulla scorta della Genesi. “Basta guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune”, l’analisi della Laudato sì: “L’abbiamo inquinata, l’abbiamo depredata, mettendo in pericolo la nostra stessa vita”. “Per questo, si sono formati vari movimenti internazionali e locali per risvegliare le coscienze”, l’omaggio del Papa: “Apprezzo sinceramente queste iniziative, e

sarà ancora necessario che i nostri figli scendano in strada per insegnarci ciò che è ovvio, vale a dire che non c’è futuro per noi se distruggiamo l’ambiente che ci sostiene.

Abbiamo mancato nel custodire la terra, nostra casa-giardino, e nel custodire i nostri fratelli”. “È bene convergere insieme da ogni condizione sociale e dare vita anche a un movimento popolare dal basso”, la tesi di Francesco: la Giornata Mondiale della Terra, che celebriamo oggi, è nata proprio così, “ciascuno di noi può dare il proprio piccolo contributo”.

“Tante volte perdiamo la visione dell’armonia, che è quello che fa lo Spirito Santo, anche nel nostro rapporto con la gente, con il prossimo, con i poveri, con la terra”, il monito del Papa: “ Abbiamo bisogno di un modo nuovo di guardare la nostra casa comune. Intendiamoci: essa

non è un deposito di risorse da sfruttare”.

“Per noi credenti il mondo naturale è il ’Vangelo della Creazione’ – ricorda Francesco – che esprime la potenza creatrice di Dio nel plasmare la vita umana e nel far esistere il mondo insieme a quanto contiene per sostenere l’umanità. Il racconto biblico della creazione si conclude così: ‘Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona’” . “ Nel celebrare oggi la Giornata Mondiale della Terra, siamo chiamati a ritrovare il senso del sacro rispetto per la terra, perché essa non è soltanto casa nostra, ma anche casa di Dio”, l’appello: “Da ciò scaturisce in noi la consapevolezza di stare in una terra sacra!”. “Risvegliamo il senso estetico e contemplativo che Dio ha posto in noi”, l’altro invito del Papa, che sulla scia del Sinodo per l’Amazzonia esorta a riscoprire “la profezia della contemplazione”, quella dei popoli originari, che “ci insegnano che non possiamo curare la terra se non l’amiamo e non la rispettiamo. Loro hanno quella saggezza del buon vivere, non nel senso di passarla bene, ma di vivere in armonia con la terra”.  Nello stesso tempo, per Francesco,

“abbiamo bisogno di una conversione ecologica che si esprima in azioni concrete”: “Come famiglia unica e interdipendente, necessitiamo di un piano condiviso per scongiurare le minacce contro la nostra casa comune”.

 

M. Michela Nicolais

© www.agensir.it, mercoledì 22 aprile 2020

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