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Papa all’udienza: “Vicino agli ammalati, grazie a medici, infermieri e volontari”

“Ogni persona è chiamata a riscoprire cosa conta veramente, di cosa ha veramente bisogno, cosa fa vivere bene e, nello stesso tempo, cosa sia secondario, e di cosa si possa tranquillamente fare a meno”. Un invito che sembra fatto su misura, in tempi di Coronavirus. A rivolgerlo è il Papa, nella prima udienza generale in sette anni di pontificato che non si è svolta nè in piazza San Pietro, né in Aula Paolo VI e si è conclusa con parole, a braccio, di vicinanza ai malati di Covid-19 e di ringraziamento al personale sanitario che sta fronteggiando l'emergenza sanitaria in atto. Ennesimo appello per la Siria. Un "grazie" al carcere Due Palazzi di Padova per le meditazioni della Via Crucis

Al termine della prima udienza generale in sette anni di pontificato trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca del Palazzo apostolico vaticano – e non in piazza San Pietro o in Aula Paolo VI, per evitare assembramenti e scongiurare i rischi di diffusione del Covid-19, in coordinamento coni provvedimenti varati dalle autorità italiane – il Papa si è rivolto a tutti coloro che soffrono a causa dell’attuale emergenza sanitaria.“Vorrei rivolgermi a tutti gli ammalati col virus, che soffrono la malattia e a tanti che soffrono incertezze sulle proprie malattie”, ha esordito Francesco a braccio salutando i fedeli di lingua italiana, come avviene di consueto alla fine dell’appuntamento del mercoledì: “Ringrazio di cuore il personale ausiliario, i medici, gli infermieri, i volontari che in questo momento difficile sono accanto alle persone che soffrono. Ringrazio tutti cristiani, tutti gli uomini e le donne di buona volontà che pregano per questo momento. Tutti uniti, qualsiasi sia la tradizione religiosa a cui appartengono. Grazie di cuore per questo sforzo”. Poi un ennesimo appello, sempre a braccio, per la Siria: “Non vorrei che questo dolore, questa epidemia tanto forte ci faccia dimenticare i poveri siriani, che stanno soffrendo al limite della Grecia e della Turchia. Un popolo sofferente da anni, devono fuggire dalla guerra, dalla fame e dalle malattie. Non dimentichiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle, i tanti bambini che stanno soffrendo lì”. “Vi incoraggio ad affrontare ogni situazione, anche la più difficile, con fortezza, responsabilità e speranza”, l’augurio collettivo ai fedeli italiani. Infine, il ringraziamento del Papa alla comunità del carcere Due Palazzi di Padova, incaricata quest’anno di scrivere le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo e lodata da Francesco per la “profondità” dei testi, che ieri ha potuto visionare per la prima volta.

“Fame e sete sono bisogni primari, riguardano la sopravvivenza”,

sottolinea Francesco a proposito della quarta Beatitudine contenuta nel Vangelo di Matteo – “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati” – al centro della catechesi dell’udienza di oggi. “La fame e la sete della giustizia di cui ci parla il Signore è ancora più profonda del legittimo bisogno di giustizia umana che ogni uomo porta nel suo cuore” spiega il Papa, secondo il quale “in ogni cuore, perfino nella persona più corrotta e lontana dal bene, è nascosto un anelito verso la luce, anche se si trova sotto macerie di inganni e di errori, ma c’è sempre la sete della verità e del bene, che è la sete di Dio. C’è una sete interiore, una fame interiore, una inquietudine”.

“Il Vangelo di Gesù Cristo è la più grande giustizia che si possa offrire al cuore dell’umanità, che ne ha un bisogno vitale, anche se non se ne rende conto”,

garantisce Francesco, scegliendo esempi tratti dalla vita quotidiana: “Quando un uomo e una donna si sposano hanno l’intenzione di fare qualcosa di grande e bello, e se conservano viva questa sete troveranno sempre la strada per andare avanti, in mezzo ai problemi, con l’aiuto della Grazia. Anche i giovani hanno questa fame, e non la devono perdere! Bisogna proteggere e alimentare nel cuore dei bambini quel desiderio di amore, di tenerezza, di accoglienza che esprimono nei loro slanci sinceri e luminosi”.

“Ogni persona è chiamata a riscoprire cosa conta veramente, di cosa ha veramente bisogno, cosa fa vivere bene e, nello stesso tempo, cosa sia secondario, e di cosa si possa tranquillamente fare a meno”,

l’appello che sembra fatto su misura, in tempi di Coronavirus: “Gesù annuncia questa beatitudine – fame e sete di giustizia – è una sete che non sarà delusa; una sete che, se assecondata, sarà saziata e andrà sempre a buon fine, perché corrisponde al cuore stesso di Dio, al suo Santo Spirito che è amore”. “E anche al seme che lo Spirito Santo ha seminato nei nostri cuori”, ha concluso il Papa a braccio: “Il Signore ci dia questa grazia, questa sete di giustizia, che è la voglia di vedere Dio e di fare del bene agli altri”.

M. Michela Nicolais

© www.agensir.it, mercoledì 11 marzo 2020

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