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Papa Francesco ai vescovi italiani: "Le mie tre preoccupazioni"

“Ho pensato di condividere con voi tre mie preoccupazioni”, ha detto Francesco ai vescovi italiani, riuniti da questo pomeriggio fino al 24 maggio nell’Aula del Sinodo per la loro Assemblea generale: la crisi delle vocazioni, la povertà evangelica e la trasparenza, l’accorpamento delle diocesi

Dare corpo a un "sistema italiano" di "fidei donum" e ridurre il numero delle diocesi. Sono due delle proposte di Papa Francesco alla Chiesa italiana, riunita in questi giorni in Vaticano per l'assemblea generale. Crisi delle vocazioni, povertà evangelica e trasparenza, riduzione delle diocesi, le tre "preoccupazioni" attorno a cui si è articolato il suo discorso a braccio, prima dell'incontro "a porte chiuse" con i vescovi

Crisi delle vocazioni, da superare con un “sistema italiano” di “fidei donum”; povertà evangelica e trasparenza; riduzione delle diocesi, tema “datato e attuale ma trascinato per troppo tempo”. Sono i tre compiti, sotto forma di “preoccupazioni”, affidati da Papa Francesco ai vescovi italiani, nel discorso di apertura della 71ª Assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 24 maggio sul tema: “Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo?”. Nell’Aula del Sinodo, il Papa ha parlato a braccio per circa un quarto d’ora, poi l’incontro è proseguito “a porte chiuse” per un dialogo e un confronto libero tra il Santo Padre e i presuli.

“Lei stasera è a casa sua, perché la sentiamo come padre, come fratello, come amico”, il saluto del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, che ha ringraziato Francesco anche per i tre cardinali italiani che nel Concistoro del 29 giugno riceveranno la “berretta”: Angelo De Donatis, Giuseppe Petrocchi, Angelo Becciu.

“Grazie tante per la vostra presenza, per cominciare questa giornata di Maria Madre della Chiesa”, ha detto Francesco riferendosi alla prima memoria liturgica da lui istituita della festa che porta questo nome. “Monstra te esse matrem, Facci sentire che sei la madre, che non siamo soli e che tu ci accompagni come madre”, le parole mariane del Papa: “Maternalità, Santa Madre Chiesa gerarchica, qui radunata. Così piaceva dire a sant’Ignazio. E che Maria madre nostra ci aiuti a far sì che la Chiesa sia madre e anche, seguendo l’ispirazione dei Padri, che la nostra anima sia madre”. “Le tre donne”, le ha definite: “Maria, la Chiesa e l’anima nostra, tutte e tre madri”. “Vi ringrazio per questo incontro, che vorrei fosse un momento di dialogo e di riflessione”, le parole rivolte ai vescovi: “Voglio ringraziarvi per tutto il lavoro che fate”.

“La prima cosa che mi preoccupa è la crisi delle vocazioni”,

ha rivelato Francesco: “È la nostra paternità che è in gioco”, ha commentato, ricordando che di questa “emorragia di vocazioni” aveva già parlato nella recente plenaria degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, definendola “il frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e della dittatura del denaro”: tutti fattori, questi, che per il Papa allontanano i giovani dalla vita consacrata, accanto al calo delle nascite – l’inverno demografico – agli scandali e alla testimonianza tiepida. “Quanti seminari, chiese, monasteri e conventi verranno chiusi nei prossimi anni per mancanza di vocazioni? Dio lo sa!”, ha esclamato Francesco.

“È triste vedere questa terra, che è stata per lunghi secoli fertile e generosa nel donare missionari, suore, sacerdoti pieni di zelo apostolico, insieme al vecchio continente – ha aggiunto – entrare in una sterilità vocazionale senza cercare rimedi efficaci”.

“Una più concreta e generosa condivisione ‘fidei donum’ tra le diocesi italiane, che arricchirebbe le diocesi che donano e le diocesi che ricevono, rafforzando il ‘sensus ecclesiae’ e il ‘sensus fidei’”, la proposta alla Cei, per contrastare l’aridità con la sovrabbondanza e dare corpo ad un sistema “fidei donum” dentro l’Italia.

“Povertà evangelica e trasparenza”.

È la seconda indicazione affidata ai vescovi italiani dal Papa. “La povertà è madre e muro della vita apostolica”, ha spiegato Francesco citando la lezione appresa da gesuita: “Madre perché la fa nascere, e muro perché la protegge”. “Senza povertà non c’è zelo apostolico, non c’è vita di servizio agli altri”, ha ammonito.

“Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone”,

ha ribadito: “È una contro-testimonianza parlare di povertà e vivere una vita di lusso. È molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come beni personali. Voi conoscete gli scandali finanziari che ci sono stati in alcune diocesi. A me fa molto male sentire un ecclesiastico che si è fatto manipolare mettendosi in situazioni che superano le sue capacità o, peggio ancora, gestendo in maniera disonesta gli spiccioli della vedova.

Abbiamo il dovere di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui daremo conto al Padrone della vigna”.

Francesco si è detto, infine, “riconoscente” perché la Cei, “soprattutto in questi ultimi anni, ha fatto molto sulla via della povertà e trasparenza. Ma si deve fare ancora un po’ di più su alcune cose”.

“Riduzione e accorpamento delle diocesi”.

È il terzo compito assegnato ai vescovi, come spunto della riflessione e del dialogo che si è tenuto subito dopo a porte chiuse. “Non è facile”, ha ammesso Francesco, “ma credo che ci sono delle diocesi che si possono accorpare”, la proposta del Papa, che ha ricordato che il 23 maggio del 2013, nel suo primo discorso ai vescovi italiani dopo l’elezione al soglio pontificio, aveva già sollevato la questione della riduzione delle diocesi. “Un’esigenza pastorale studiata ed esaminata più volte”, ha sottolineato Francesco: “Paolo VI parlava di un eccessivo numero di diocesi”, e il 23 giugno 1966, in occasione dell’Assemblea della Cei, aveva definito “necessario ritoccare confini di alcune diocesi, ma più che altro procedere alla fusione di non poche diocesi”. “Anche la Congregazione dei vescovi, nel 2016 – ma io nel 2013 – ha chiesto alle Conferenze episcopali regionali di inviare un parere sul progetto di riordino delle diocesi alla Segreteria generale della Cei”, ha fatto notare ancora il Papa, definendo tale questione

“un argomento datato e attuale, trascinato per troppo tempo”. “Credo sia giunta l’ora di concluderlo al più presto”, l’invito.

 M. Michela Nicolais

© www.agensir.it, lunedì 21 maggio 2018

Cei. Papa Francesco preoccupato per la crisi delle vocazioni

Ecco le preoccupazioni espresse dal Papa nell'intervento di apertura all'Assemblea generale della Cei
 

Il Papa ha espresso ai vescovi italiani tre sue preoccupazioni: "non per bastonarvi", ha aggiunto con un battuta, ma perché si tratta di questioni molto importanti per la vita della Chiesa in Italia. Innanzitutto la crisi delle vocazioni per risolvere la quale ha anche proposto uno scambio tra fidei donum da diocesi a diocesi, quindi la povertà evangelica e la trasparenza nella gestione economica, infine la necessità di procedere alla riduzione e all'accorpamento delle diocesi.

Francesco ne ha parlato aprendo nel pomeriggio l’Assemblea generale della Cei (che si svolge nell'Aula del Sinodo in Vaticano), dove ha tenuto un breve discorso introduttivo, prima di passare la parola ai singoli vescovi per un dibattito all'insegna, ha sottolineato, della parresia, cioè della franchezza. "Potete rivolgermi tutte le domande, le ansie e le critiche che volete - ha detto sorridendo -, non è peccato criticare il Papa, si può fare".

L’emorragia delle vocazioni

La crisi, anzi "l'emorragia delle vocazioni", ha ribadito papa Bergoglio, ripetendo quanto aveva detto alla plenaria del dicastero vaticano che si occupa dei religiosi e delle religiose, è "il frutto avvelenato della cultura del provvisorio, del relativismo e dellla dittatura del denaro, che allontanano i giovani dalla vocazione, insieme alla diminuzione delle nascite e agli scandali e alla testimonianza tiepida". Per il Pontefice "è triste" vedere questa terra che è stata culla di tante vocazioni e di tanti missionari, "entrare in uno stato di sterilità vocazionale senza rimedi efficaci". Non che non si cerchino, ma "non riusciamo a trovarli. Per questo Francesco ha proposto una più concreta e generosa condivisione “fidei donum” tra le diocesi italiane, che arricchisce le diocesi che donano e quelle che ricevono. In Piemonte ad esempio c’è una grande aridità, e la Puglia invece è sovrabbondante di vocazioni. “Pensate una creatività bella vediamo se ne siete capaci”, ha aggiunto.

Povertà evangelica e trasparenza

La seconda preoccupazione di papa Francesco si riferisce alla povertà evangelica e la trasparenza. Per me, da gesuita – ha sottolineato - “sempre la povertà è madre e muro e della vita apostolica, madre perché la fa nascere e muro perché la protegge”. Senza povertà non c’è zelo apostolico. “Chi crede - ha fatto notare - non può parlare di povertà e vivere come un faraone”. Ed è scandaloso “gestire i beni della Chiesa come se fossero beni personali”. “Mi fa male – ha proseguito il Pontefice - sentire che un ecclesiastico si è fatto manipolare mettendosi in situazioni che superano le sue competenze, o peggio ancora gestendo in maniera disonesta gli spiccioli della vedova”. Servono dunque regole chiare e comuni. E anche quelahce comportamento pratico che sia di esempio. “Conosco uno di voi – ha raccontato Francesco - che mai invita a cena qualcuno con i soldi della diocesi, paga di tasca sua. Piccoli gesti, ma importanti”. Sono consapevole e riconoscente, aggiunge il Papa, “che nella Cei si è fatto molto sulla via della povertà e della trasparenza, ma ancora si può fare di più”.

Riduzione e accorpamento delle diocesi

Infine, sulla riduzione e accorpamento delle diocesi, "non è facile – ammette papa Bergoglio - ma ci sono diocesi che si possono accorpare. L’ho già accennato il 23 maggio 2013, è un esigenza pastorale studiata più volte, già Paolo VI nel 1964, e poi nel 1966 tornò sull'argomento, chiedendo la fusione di non poche diocesi", per creare circoscrizioni con territori , abitanti, clero e opere sufficienti per un organizzazione diocesana veramente funzionale. "Nel 2016 la Congregazione per i vescovi – conclude Francesco - ha chiesto alle Conferenze episcopali regionali di inviare un progetto di riforma. È un progetto attuale, è l’ora di concluderlo al più presto!”.


Quindi la parola è passata ai vescovi, mentre tutti gli altri, compreso il personale ecclesiastico e laico della Cei ha lasciato l’Aula del Sinodo. Ogni vescovo aveva un tempo limite di tre minuti per intervenire. In apertura il Papa e i vescovi hanno pregato insieme invocando anche il Veni Creator Spiritus. Il saluto a nome di tutti è stato rivolto a Francesco dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che lo ha ringraziato anche per le nomine dei nuovi cardinali, due dei quali, il vicario di Roma Angelo De Donatis e l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi, erano presenti in assemblea.

Mimmo Muolo

© Avvenire, lunedì 21 maggio 2018

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