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Rispondere all’Amore si può

Nella quarta Domenica di Pasqua, 29 Aprile, domenica del Buon Pastore, si celebra la 49a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, proposta alla Chiesa universale con profetica intuizione, da Papa Paolo VI nel 1964.

Il tema che il Santo Padre Benedetto XVI propone per la riflessione e la preghiera delle comunità  cristiane è: "Le vocazioni dono della carità di Dio" (Deus caritas est, n.17).   Ciò significa riscoprire la gratuità del dono di ogni vocazione e di ogni chiamata a vivere la propria vita nel segno della Beatitudine e dell'Amore, in continuità con quanto afferma Gesù nel vangelo di Matteo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana è: "Rispondere all'Amore... si può".

L’amore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, “è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili”. È l’invito rivolto dal Papa nel suo messaggio.

In modo particolare ai presbiteri, Benedetto XVI raccomanda la “purezza di cuore” e ricorda che il legame con la comunità cristiana è vitale e diventa anche parte fondamentale dell’orizzonte affettivo. Continua il papa: “È importante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti ‘sì’. Di qui la necessità di porsi in attento ascolto di quanti all’interno delle comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti avvertono il manifestarsi dei segni di una chiamata al sacerdozio o a una speciale consacrazione”.

L’“elemento centrale” di ogni pastorale vocazionale, si legge nel messaggio, è “l’amore alla Parola di Dio”, verso la quale occorre coltivare “una familiarità crescente” attraverso “una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divina in mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana”. Ma è soprattutto l’Eucaristia  il “centro vitale” di ogni cammino vocazionale, in quanto luogo in cui “impariamo sempre di nuovo a vivere la ‘misura alta’ dell’amore di Dio”. “Parola, preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno”, auspicando che le Chiese locali, “si facciano luogo di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale”. In tale cammino, secondo il Papa le famiglie occupano un posto speciale, non solo perché “sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana”, ma perché possono rappresentare “il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio” – come scrive Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio – “facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia, la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata”.

Riecheggiano le parole del nostro vescovo riferite nella lettera pastorale dello scorso 18 gennaio in occasione del IV centenario del Seminario arcivescovile; scrive l’Arcivescovo: “Innanzitutto ritengo che il punto qualificante delle comunità vocazionali nei ‘nuovi’ Seminari minori possa consistere nel coinvolgimento attivo, propositivo ed educativo delle famiglie nel cammino vocazionale stesso. È quello che è stato chiamato “il primato educativo della famiglia”. Una famiglia che è punto di forza nella danza delle relazioni, ma, oggi, spesso anche nervo fragile, scoperto. Una famiglia oppressa da condizionamenti esterni ed interni; una famiglia da accompagnare a scoprire la sua stessa vocazione di grembo educativo: perché c’è un’impronta di senso e valore che solo essa sa dare e solo essa può dare: e che rimane, nel tempo”.

“La misura alta della vita cristiana consiste nell’amare ‘come’ Dio”, cioè attraverso “un amore che si manifesta nel dono totale di sé fedele e fecondo”: “Su questo terreno oblativo, nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono e crescono tutte le vocazioni”, spiega il Papa, ed è “attingendo a questa sorgente nella preghiera, con l’assidua frequentazione della Parola e dei Sacramenti, in particolar modo dell’Eucaristia, che è possibile vivere l’amore verso il prossimo nel quale s’impara a scorgere il volto di Cristo Signore Si tratta, insomma di “due amori – l’amore verso Dio e quello verso il prossimo” – uniti da un “legame inscindibile”, di “due espressioni dell’unico amore divino” che “devono essere vissute con particolare intensità e purezza di cuore da coloro che hanno deciso d’intraprendere un cammino di discernimento vocazionale verso il ministero sacerdotale e la vita consacrata”, in quanto “ne costituiscono l’elemento qualificante”. Spiega, infatti, il Santo Padre: “L’amore per Dio, di cui i presbiteri e i religiosi diventano immagini visibili – seppure sempre imperfette – è la motivazione della risposta alla chiamata di speciale consacrazione al Signore attraverso l’ordinazione presbiterale o la professione dei consigli evangelici”. “L’altra espressione concreta dell’amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi e sofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote e della persona consacrata un suscitatore di comunione tra la gente e un seminatore di speranza”, conclude Benedetto XVI che alla fine del suo messaggio si rivolge, in particolare, “ai giovani e alle giovani che con cuore docile si pongono in ascolto della voce di Dio, pronti ad accoglierla con adesione generosa e fedele”.

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