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Roma crocevia del mondo: domani la Messa d'inizio pontificato

Dopo il bagno di folla ieri in piazza San Pietro, in occasione dell'Angelus, fervono i preparativi per la Messa d'inaugurazione del Pontificato, che avrà luogo domani in San Pietro. Intanto oggi il papa Francesco ha ricevuto in udienza il presidente argentino Cristina Fernandez De Kirchner.

Domani, nella Solennità di san Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, alle 9.30, papa Francesco celebrerà la Messa sul sagrato della Basilica di San Pietro per l’inizio del suo ministero petrino.

Papa Francesco ha ricevuto ieri sera in udienza padre Adolfo Nicolás Pachón, Preposito Generale della Compagnia di Gesù. L'incontro ha assunto una particolare valenza in quanto Jorge Mario Bergoglio è un religioso gesuita, anche se già dal '92, dopo la nomina a vescovo ausiliare di Buenos Aires, era ovviamente svincolato dagli obblighi delle vita comunitaria. Nella Compagnia di Gesù, Bergoglio è stato anche Provinciale per l'Argentina negli anni '80.

Domenica pomeriggio Papa Francesco ha anche incontrato il vescovo di Albano, Marcello Semeraro.

Oggi, dopo un breve colloquio privato, il Pontefice ha invitato per pranzo alla Casa Santa Marta la presidente argentina Cristina Fernandez De Kirchner. «Una grande opportunità per chiarire le incomprensioni del passato e aprire una nuova era»: è quanto fonti diplomatiche argentine hanno confidato al quotidiano Clarin, che dedica grande attenzione alla visita della Kirchner al Pontefice. Il quotidiano sottolinea che qualcosa è già cambiato dalla fredda reazione della Casa Rosada alla notizia dell'elezione a pontefice di Bergoglio: «In cinque giorni una porta al dialogo è stata già aperta. È un momento storico per l'Argentina e dobbiamo usarlo a nostro favore», sottolineano le fonti.
Al termine dell'incontro Cristina Fernandez Kirchner ha dichiarato di non essere mai «stata baciata da un Pontefice prima di oggi». La presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner, ha chiesto a papa Francesco di favorire il dialogo tra Buenos Aires e Londra sul conteso arcipelago delle Malvinas (le isole Falkland per la Gran Bretagna). «Ho chiesto al Santo Padre di intercedere per evitare un problema - ha detto la Kirchner - può sorgere dalla militarizzazione britannica dell'Atlantico del sud».

Anche le delegazioni ebraiche e musulmane, ha confermato padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa vaticana, nell'odierno incontro coi giornalisti «parteciperanno domani alla Messa di inaugurazione del pontificato» di papa Francesco.
Centotrentadue delegazioni ufficiali di Paesi e organizzazioni internazionali prenderanno parte alla Messa di inizio del ministero petrino di Papa Francesco, «non l'intronizzazione - ci ha tenuto a sottolineare padre Lombardi - perché il Papa non è un re, le lodi al re che saranno cantate sono in onore a Cristo che è il re».
«Il rito sarà invece celebrato nei luoghi del martirio di Pietro e dove è la sua tomba» ha proseguito il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, precisando che nella liturgia avranno un ruolo centrale i patriarchi orientali cattolici che accompagneranno papa Francesco dalla sacrestia alla tomba di Pietro, nelle Grotte Vaticane: sono una decina, tra i quali quattro sono cardinali ma hanno una grande dignità nella Chiesa e concelebrano insieme ai cardinali. «Anello e pallio saranno conservati sulla Tomba» ha rivelato Lombardi.

La delegazione italiana alla Messa d'inizio Pontificato sarà guidata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la consorte e ne faranno parte il premier Mario Monti, anche lui con la consorte, e i presidenti della Camera, del Senato e della Corte Costituzionale, oltre a diversi ministri.
Intanto continuano a susseguirsi negli aeroporti di Roma gli arrivi delle delegazioni da tutto il mondo per la Messa d'inaugurazione del Pontificato di papa Francesco, che avrà luogo domani a San Pietro.
A Fiumicino, dove è in funzione il servizio di accoglienza che vede la mobilitazione del Cerimoniale di Stato, del ministero degli Esteri, dell'Enac e delle forze dell'ordine, tra le 7 e le 23 si contano, tra capi di Stato, capi di Governo, ministri, ambasciatori e autorità religiose, circa un'ottantina di passaggi. Sono già a Roma il presidente di Timor Est, Taur Matan Ruak, e quello di Taiwan, Ying Jeou Ma; sbarcati prima delle 8 anche il vicepresidente della Repubblica dell'Uruguay, Danilo Astori, e il senatore Usa, Cris Smith. Già a Roma da domenica, in occasione del primo Angelus recitato da papa Francesco, il presidente del Cile, Sebastian Pinera. Mentre il presidente dello Zimbabwe, Robert Gabriel Mugabe, è atterrato questa mattina intorno alle 7 con un volo speciale dell'Air Zimbabwe proveniente da Harare.

Il vice presidente degli Stati Uniti, il cattolico Joe Biden è arrivato ieri sera, con un'ampia delegazione, a bordo del Boeing 757 AirForce two. Ed è stato accolto, tra gli altri, dall'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, e da quello presso la Santa Sede, Miguel H. Diaz. Biden ha subito lasciato l'aeroporto con un corteo di una trentina di auto. Della sua delegazione fanno parte anche la figlia Naomi e la sorella Valerie. E, ancora, Nancy Pelosi, ex speaker della Camera dei rappresentanti, Susana Martinez, governatore del New Mexico, e John DeGioia, presidente della Georgetown University di Washington, la più antica università cattolica degli Stati Uniti, fondata dalla Compagnia di Gesù, lo stesso Ordine religioso del nuovo Pontefice.

Oltre all'impegno di martedì in Vaticano per la Messa di inaugurazione del Pontificato di papa Francesco, la visita di Biden sarà anche l'occasione per incontrare il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il premier Mario Monti. Incontri, questi ultimi, in agenda domani.

Altri sette capi di Stato sono attesi nelle prossime ore all'aeroporto di Fiumicino. Si tratta dei presidenti di Portogallo, Anibal Cavaco Silva; Honduras, Porfirio Lobo Sosa; Paraguay, Federico Franco; Romania, Traian Basescu; Ungheria, Janios Ader; Lettonia, Andris Berzins e Liechtenstein, Alois Von Liechtenstein. In arrivo anche due vice presidenti di Nicaragua e Camerun, Moises Hallesleve e Lucayang; un ex capo di Stato, l'australiano William Deane; due capi di Governo del Kosovo e dell'Estonia, Hashim Thaci e Andrus Ansip, e i presidenti del Parlamento europeo e di quello bielorusso, Martin Schulz e Anatoly Rubinov. A completare il quadro degli arrivi in programma a Fiumicino, anche ministri e vice ministri degli Esteri di vari Paesi sia europei sia sudamericani e africani.

Oltre a loro, anche ambasciatori, patriarchi e altre personalità religiose. Nel settore militare di Ciampino, è invece in programma l'arrivo, tra gli altri, della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e dei primi ministri di Francia e Spagna, Jean-Marc Ayrault e Mariano Rajoy. Attese a Roma anche Re Alberto II e la Regina Paola del Belgio e il Principe Alberto II di Monaco.

«NON CI SONO INVITI, CHI VIENE E' IL BENVENUTO»
«Verso le delegazioni dei Paesi esteri non ci sono inviti: la Santa Sede informa che c'è un determinato appuntamento, dopo di che chi viene è benvenuto". È quanto ha affermato oggi il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, toccando indirettamente - e senza citarlo - le discussioni di questi giorni sulla partecipazione del dittatore africano Robert Mugabe alla messa di domani per l'inizio del pontificato di Bergoglio. "Chi viene non è stato invitato - ha lteriormente puntualizzato Lombardi -: ha voluto venire e nessuno gli ha detto che non può venire". "Non ci sono privilegiati - ha aggiunto -. Tutti sono benvenuti, ma non sono stati invitati: sono loro che hanno manifestato il desiderio di venire. E questo vale per tutte le 132 delegazioni che saranno presenti domani".

© Avvenire, 18 marzo 2013

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