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San Pietro. Celebrazione della Passione del Signore. Il cuore è chiamato a cambiare

Venerdì Santo, papa Francesco ha presieduto nella Basilica Vaticana la celebrazione della Passione del Signore. L'omelia di padre Cantalamessa

Venerdì Santo, Papa Francesco ha presieduto nella Basilica Vaticana la celebrazione della Passione del Signore. Durante la Liturgia della Parola è stato letto il racconto della Passione secondo Giovanni. Quindi il Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa ha tenuto l’omelia. La Liturgia della Passione è proseguita con la Preghiera universale e l’adorazione della Santa Croce e si è conclusa con la Comunione.

“Cristo non è venuto a spiegare le cose, ma a cambiare le persone”, ha tra l'altro detto padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nell’omelia. Il “cuore di pietra”, di cui parla la Bibbia, è in ognuno di noi: “Cuore di pietra è il cuore chiuso alla volontà di Dio e alla sofferenza dei fratelli, il cuore di chi accumula somme sconfinate di denaro e resta indifferente alla disperazione di chi non ha un bicchiere d’acqua da dare al proprio figlio; è anche il cuore di chi si lascia completamente dominare dalla passione impura, pronto per essa ad uccidere, o a condurre una doppia vita”. “È il nostro cuore di ministri di Dio e di cristiani praticanti se viviamo ancora fondamentalmente per noi stessi e non per il Signore”, ha ammonito il religioso: “Il cuore di carne, promesso da Dio nei profeti, è ormai presente nel mondo: è il Cuore di Cristo trafitto sulla croce”, ha concluso riferendosi alla celebrazione del Venerdì Santo.

“C’è speranza anche per una società liquida come la nostra!”, ha assicurato padre Cantalamessa. “Mutazione” e “frantumazione”, ha spiegato, sono le caratteristiche salienti della nostra “società liquida”, “non ci sono più punti fermi, valori indiscussi, nessuno scoglio nel mare, a cui aggrapparci, o contro cui magari sbattere. Tutto è fluttuante”. Per Cantalamessa, “si è realizzata la peggiore delle ipotesi” che Nietzsche “aveva previsto come effetto della morte di Dio, quella che l’avvento del super-uomo avrebbe dovuto impedire, ma che non ha impedito”: non è vero che “dove nasce Dio, muore l’uomo”, come affermava Sartre, “è vero il contrario: dove muore Dio, muore l’uomo”. Il crocifisso dipinto da Salvador Dalì, per il domenicano, “sembra una profezia di questa situazione”: “Una croce immensa, cosmica, con sopra un Cristo, altrettanto monumentale, visto dall’alto, con il capo reclinato verso il basso. Sotto di lui, però, non c’è la terra ferma, ma l’acqua. Il Crocifisso non è sospeso tra cielo e terra, ma tra il cielo e l’elemento liquido del mondo”. “Questa immagine tragica (c’è anche, sullo sfondo, una nube che potrebbe alludere alla nube atomica), contiene però anche una consolante certezza”, ha concluso Cantalamessa: “C’è speranza anche per una società liquida come la nostra!”.

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© Avvenire-Redazione Internet, venerdì 14 aprile 2017

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