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Santa Marta ore 7: parla il Papa

Il "mini-magistero" di papa Francesco si svolge puntuale ogni mattina a Santa Marta. Ma è un appuntamento per pochi. Perché non usare il web per diffonderlo in diretta al mondo?

Il “mini-magistero” di papa Francesco va in scena tutte le mattine nella cappella del Convitto (così lo chiama Bergoglio) di Santa Marta. Ma è un magistero per pochi, solo per gli ospiti del Convitto e per gli “invitati” che ogni giorno vengono chiamati e ammessi alla messa di papa Francesco. Nell’era del social network, della tivù on-demand che appare su ogni piattaforma digitale, la messa di Santa Marta è affare esclusivo.

I giornalisti aspettano il resoconto della Radio Vaticana che appare sul sito web attorno alle 11 del mattino e poi quello dell’Osservatore Romano, che viene inviato via mail agli accreditati intorno alle 16 del pomeriggio. E’ vero che la trascrizione ufficiale delle omelie di papa Francesco, pronunciate in italiano con qualche parola in spagnolo, una sorta di lingua meticcia, richiede qualche tempo e forse la revisione dello stesso Pontefice. Eppure queste omelie e queste celebrazioni sono l’aspetto più innovativo del pontificato di Francesco.

Basta poco per mettere a disposizione dei fedeli il “mini-magistero” di papa Bergoglio. E’ sufficiente una piccola telecamera collegata in streaming al sito del web della Santa Sede. Insomma un link alla messa di papa Francesco e così tutti dal proprio smartphone, dal proprio computer e anche dalla televisione di casa potrebbero collegarsi alla mattina e seguire la messa del papa. Lo si può fare in treno, in metropolitana, il segnale audio digitale può essere rilanciato da centinaia di radio del mondo e quello video dalle tivù.

Ci sono migliaia di siti cattolici, centinaia di televisioni e radio in tutto il pianeta, facebook e twitter pronti a rilanciare le parole semplici e al tempo stesso profonde di papa Francesco.Sarebbe un bel segnale al mondo e alla intera Chiesa rendere pubblica, copyfree, la messa mattutina del papa.

E’ Bergoglio a spiegare la sua è una “Messa pubblica”. Lo scrive in  una lettera al parroco argentino Enrique “Quique” Rodriguez, un sacerdote suo amico, che lavora nella città di La Roioja. La pubblica oggi il quotidiano di Buenos Aires El Clarin. Gli spiega che cerca “di conservare lo stesso modo di essere e di agire che avevo a Buenos Aires, poiché se alla mia età cambiasse è certo che sarei ridicolo”.

Poi aggiunge: “Non ho voluto andare a vivere nel palazzo Apostolico. Vado là solo a lavorare e per le udienze. Sono rimasto a vivere presso la Casa Santa Marta, che un convitto (dove siamo stati ospiti durante il Conclave), che ospita vescovi, sacerdoti e laici. Sono visibile alla gente, faccio vita normale: Messa pubblica al mattino, mangio alla mensa con tutti, ecc. Tutto ciò mi fa molto bene e mi evita di restare isolato”.

Alberto Bobbio

© Famiglia Cristiana, 28 maggio 2013

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