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Settimana sociale a Taranto nel 2021. Mons. Santoro: “L’Italia è in debito nei confronti di Taranto”

In programma a Taranto dal 4 al 7 febbraio 2021 la prossima Settimana sociale. Presentati i Lineamenta. Mons. Santoro: "Non vogliamo che continui un'industria che porta morte e distruzione"

“Offrire al nostro Paese una speranza fondata e operosa, a partire dalla chiave di lettura della ‘ecologia integrale’ che ci propone di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune'”. È l’obiettivo della 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Taranto, dal 4 al 7 febbraio 2021, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Punto di riferimento dei Lineamenta,  presentati oggi a Roma, è l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, che “indica una direzione valida dal punto di vista culturale, scientifico ed operativo per il futuro del nostro pianeta”, in grado di “illuminare i diversi aspetti della crisi antropologica contemporanea, componendo quei temi che spesso vengono presentati in maniera conflittuale: sviluppo contro sostenibilità, crisi ambientale contro crisi sociale, dimensione globale contro quella locale”. “Tutto è connesso significa che tutto è in relazione”, si legge nel testo, in cui si invoca la necessità di “uno sguardo contemplativo” sulle sfide che affliggono il pianeta: quello che ha usato San Francesco d’Assisi.

“Non vogliamo che continui un’industria che porta morte e distruzione”.

È l’appello di mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociale dei cattolici italiani: “Dobbiamo fermare la devastazione ambientale e non renderla devastazione sociale”, la proposta del vescovo, secondo il quale “bisogna arrivare all’introduzione di forme di produzione alternative al ciclo completo del carbonio”, come il gas e l’idrogeno, ed investire su altre forme produttive, come l’eccellenza agroalimentare, il terziario, i frutti del mare e il turismo.

“L’Italia è in debito nei confronti di Taranto”,

ha concluso: “È possibile raccordare la cura della casa comune, la salute e la vita delle persone con un lavoro dignitoso”.

“È falso pensare che tutte le problematiche del mondo, compresa quella della miseria, si risolveranno semplicemente con la crescita quantitativa”,

la prima denuncia contenuta nei Lineamenta: “Il mercato, da solo, non è in grado di garantire lo sviluppo umano integrale, e soprattutto non è attento alle dinamiche necessarie per generare inclusione sociale”, il monito del documento, in cui si pronuncia un “no” deciso alla “logica dell’usa e getta” e si mette l’accento “sul rapporto tra economia ed ecologia, tra ambiente e lavoro”, partendo dalla consapevolezza – come scrive il Papa nella Laudato si’ – che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”. No, allora, a quello che Francesco definisce “il paradigma tecnocratico”, “dominato da interessi che mirano allo sfruttamento di tutto quanto è possibile estrarre dal mondo che ci circonda” sulla base dell’idea di “una crescita infinita e illimitata” che non tiene conto “dei limiti del pianeta”.

“Invertire la rotta” è “superare gli squilibri” e “arrestare il degrado”,

la proposta dei Lineamenta per affrontare le sfide che mettono a repentaglio il futuro del pianeta. “Non ci può essere vera creazione di valore economico sostenibile – necessaria per combattere le piaghe della povertà e della mancanza di lavoro – distruggendo le risorse ambientali”, si legge nel testo in cui si auspicano soluzioni concrete come il riuso e il riciclo. “Invertire la rotta” significa anche “arrestare il degrado delle aree da cui provengono i flussi migratori, riducendo le cause di conflitto sociale”. Il cammino da percorrere, per la Cei, è quello di una sostenibilità socio-ambientale nella prospettiva di una vera “ecologia umana”. “Una creazione di valore economico senza riguardo per la sostenibilità sociale ed ambientale produce gravi squilibri che mettono a rischio la stessa vita umana sulla terra”, il grido d’allarme: non c’è altra scelta “che rendere l’economia e la società del futuro sostenibili e ‘circolari’ dal punto di vista ambientale”, per poter affrontare sfide quali le emergenze climatiche, il riscaldamento globale, i flussi migratori, le guerre, la povertà, che nei Paesi ricchi si tramuta invece in denatalità ed “inverno demografico”. Per vincere la sfida della sostenibilità del pianeta, la tesi di fondo del documento, occorre “discernere e costantemente connettere i quattro grandi ambiti della sostenibilità ambientale, sociale, culturale, normativa”. Un lavoro a quattro mani: mercato, istituzioni, imprese ed imprenditori “più ambiziosi” perché capaci “di guardare non solo al profitto ma anche all’impatto sociale ed ambientale. La “quarta mano”, fondamentale, è quella della “cittadinanza attiva”, che richiede “una conversione delle nostre scelte e dei nostri stili di vita”. Gli esempi virtuosi premiano, come dimostrano il “voto col portafoglio” e la concessione di fondi alle imprese meno esposte a rischio sociale e ambientale.

M. Michela Nicolais

© www.agensir.it, giovedì 28 novembre 2019

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