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Silenzio e Parola per evangelizzare

Un tema che suona come una provocazione. Con due concetti agli antipodi che si fondono nella missione dell’annuncio del Vangelo. E che spingono, quasi naturalmente, a pensare

E suona davvero in puro stile ratzingeriano il tema Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione, che Benedetto XVI ha scelto per la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà il prossimo 20 maggio, nella domenica che precede la Pentecoste. Ad annunciarlo è stato ieri il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, con qualche mese d’anticipo, secondo tradizione, sulla diffusione del Messaggio, il cui testo è di solito pubblicato il 24 gennaio, festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Tema provocante, si diceva, in quanto «la straordinaria abbondanza di stimoli della società della comunicazione – ha sottolineato ieri una nota del dicastero vaticano per le comunicazioni sociali, accompagnando e spiegando il senso del tema annunciato – porta in primo piano» il silenzio, «un valore che, a prima vista, sembrerebbe addirittura in antitesi ad essa». Ma nel pensiero di Benedetto XVI, spiega la nota, «il silenzio non è presentato semplicemente come una forma di contrapposizione a una società caratterizzata dal flusso costante e inarrestabile della comunicazione, bensì come un necessario elemento di integrazione. Il silenzio, infatti, proprio perché favorisce la dimensione del discernimento e dell’approfondimento, può esser visto come un primo grado di accoglienza della Parola».

In questo senso, non c’è «nessun dualismo, quindi, ma la complementarità di due funzioni che, nel loro giusto equilibrio, arricchiscono il valore della comunicazione e la rendono un elemento irrinunciabile al servizio della nuova evangelizzazione». «Emerge, poi, con una certa evidenza – conclude il comunicato – il desiderio del Santo Padre di sintonizzare il tema della prossima Giornata mondiale, con la celebrazione del Sinodo dei vescovi che avrà come tema, appunto, La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».

Dell’attenzione con cui la Chiesa segue le questioni che riguardano le comunicazioni sociali – non per caso la Giornata ad esse dedicata è l’unica ad essere stata decisa dal Concilio Vaticano II, con il decreto Inter Mirifica del 1963 – ha parlato ieri anche il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, celebrando la Messa per i dipendenti della Radio Vaticana, nel giorno della festa del loro patrono, san Gabriele. Una ricorrenza che quest’anno, nell’80° di fondazione dell’emittente, è stata particolarmente solenne, a partire proprio dal ricordo della decisione di Pio XI che volle la Radio «quale valido strumento pastorale», per poter «far giungere la sua voce fino agli estremi confini della terra». Una decisione che, otto decenni dopo, si può definire di «lungimirante saggezza», avendo essa «aperto una nuova via all’annuncio». E «pur nella consapevolezza che sempre l’opera di evangelizzazione non possa svilupparsi al di fuori di una comunità ecclesiale, sappiamo però che il mezzo radiofonico, così come gli altri moderni mezzi di comunicazione, può svolgere un’importante funzione di sostegno alla sua missione».

Per questo servizio è necessaria «un’adeguata preparazione», così come «occorre anche sapersi porre in dialogo con il mondo, imparare a parlare i suoi linguaggi». Nello stesso tempo, ha aggiunto Bertone, «la fedeltà al messaggio evangelico esige che in questo dialogo la mediazione non si trasformi in una "mondanizzazione", nel senso di un annacquamento, del contenuto più profondo e vero di quel messaggio», tanto più che «sovente nell’areopago mediatico accade che predomini una cultura relativista, scettica rispetto alla possibilità di individuare una verità assoluta, attenta piuttosto a dare spazio a tutte le opinioni, considerate alla stregua di molte verità "compossibili" e ugualmente legittime».

Ma «noi sappiamo che il cuore dell’uomo tende», ha concluso Bertone, verso quella «verità definitiva» che «è Cristo», e la missione della Chiesa è proprio «creare le condizioni perché si realizzi questo incontro». A ciò devono collaborare «con coraggio» gli organi di informazione, presentando «le ragioni della fede, che, in quanto tali, vanno al di là di qualsiasi visione ideologica e devono avere pieno diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico». «Da questa esigenza nasce il vostro impegno a dare voce a un punto di vista che rispecchi il pensiero cattolico in tutte le questioni, non ultime quelle etiche e sociali».

Salvatore Mazza
 
© Avvenire, 30 settembre 2011
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