Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Sognatori, vivi, coraggiosi: i giovani secondo papa Francesco

Papa Francesco non ha la pretesa di interpretare, né di analizzare la complessa situazione giovanile, ma preferisce sentire con il battito del loro cuore e il ritmo della loro mente

Il testo che segue è tratto dal volume L'educazione secondo papa Francesco (138 pagine, 14 euro), pubblicato da Edb e curato dal direttore dell'Ufficio Cei per l'educazione, la scuola e l'università Ernesto Diaco. La prefazione è di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Il volume raccoglie i sei interventi della X Giornata pedagogica del Centro studi per la scuola cattolica (14 ottobre 2017).

Lo sguardo di Francesco sui giovani, come del resto nei confronti di ogni realtà, è sempre uno sguardo positivo che rifugge da qualunque tentativo di giudizio categorizzante, perché fondato sul desiderio e sulla possibilità di fidarsi di loro, puntando al cuore più che ai comportamenti esteriori. La conoscenza nasce innanzitutto dall’incontro e si tratta sempre di un incontro umano e umanizzante. Da esperto nella «cultura dell’incontro» egli comunica ai giovani un messaggio chiave che sollecita a creare ponti, a tessere relazioni, a chiedere all’altro con delicatezza disponibilità e apertura a dialogare, a entrare in sintonia e in confidenza reciproca. E lui i giovani li conosce con il cuore, trovando con immediatezza una consonanza reciproca, aprendosi all’altro con confidenza («Vi farò una confidenza...», «Voglio parlarvi da persona a persona...»), stimolando la capacità di porsi domande e, nello stesso tempo, tentando di rispondere a esse con semplicità, con un linguaggio diretto e chiaro.

Ci chiediamo: come li conosce? Con quali coordinate concettuali egli legge e interpreta la condizione giovanile? La sua conoscenza non si può ricondurre a una mera rassegna di analisi sociologiche, che seppure necessarie tuttavia potrebbero indurre alla creazione di stereotipi o visioni pregiudiziali con cui si corre il rischio di incasellare i comportamenti dei giovani, perdendo di vista l’essenziale e cadendo vittime della semplificazione di una realtà che si presenta sempre complessa e articolata. Non si tratta evidentemente di una conoscenza di carattere puramente scientifico, pur presupponendola, né di una conoscenza basata su standard preconfezionati. La sua attenzione è orientata da una profonda – e soprattutto «esperienziale» – conoscenza delle generazioni giovanili che promana dall’ascolto, un ascolto sincero e rispettoso, non giudicante e accogliente. E ciò è dovuto principalmente a una naturale sintonia, malgrado la sua età, con le problematiche e i bisogni dei giovani, oltre che da una sua particolare sensibilità alla loro richiesta di aiuto e di vicinanza. Papa Francesco non ha assolutamente la pretesa di interpretare, né di analizzare, quasi al microscopio, la complessa situazione giovanile, ma – come ha affermato in diverse circostanze – preferisce sentire con il battito del loro cuore e il ritmo della loro mente. Il suo accostarsi al mondo dei giovani si fonda su un atteggiamento veramente empatico che gli consente di entrare in dialogo, «mettendosi accanto» con una prossimità tale da essere percepita chiaramente dai giovani che avvicina. Ed è proprio su tale prossimità che egli, fin da quando era incaricato della formazione dei giovani gesuiti in Argentina, ha puntato in un’ottica formativa, nella convinzione che l’essere vicino alle persone povere forma il cuore del sacerdote. Per comprendere a fondo la realtà – è questa la sua convinzione – occorre muoversi dalla posizione centrale di calma e di pace verso le aree periferiche, senza cadere nella tentazione di «addomesticare le frontiere» portandole verso di noi per verniciarle un po’ e addomesticarle. (...)

Cosa chiede papa Francesco ai giovani? Le direzioni dell’educare, le proposte e gli appelli che rivolge ai giovani sono molteplici, tuttavia si possono sintetizzare in alcuni elementi essenziali, che trovano il loro significato più profondo nel contesto del dialogo in cui prende forma una relazione educativa di crescita reciproca. E ciò è possibile soprattutto attraverso l’accompagnamento personale dei processi di crescita, fondato sull’arte di ascoltare che introduce gradualmente le persone alla piena appropriazione del mistero. Parafrasando alcune delle espressioni tipiche presenti nei discorsi rivolti ai giovani, vorrei far emergere alcuni tratti di un percorso educativo e pastorale che potrebbero costituire una pista per l’elaborazione di una proposta formativa.

1. Diventare artigiani di futuro.
Ai giovani scoraggiati perché la società non sa regalare loro un futuro papa Francesco chiede di divenire essi stessi artigiani del futuro, di rendersi protagonisti del loro cammino, proprio perché al di là del bisogno immediato di lavoro e di realizzazione personale essi sono assetati di verità, ricercatori di bellezza, appassionati della vita. (...)

2. Essere capaci di sognare.
È una capacità che deve contraddistinguere i giovani: «Nell’obiettività della vita deve entrare la capacità di sognare. E un giovane che non è capace di sognare è recintato in se stesso, è chiuso in se stesso». (...)

3. Mettersi in gioco puntando su grandi ideali.
Consapevole delle difficoltà attuali in ordine a tali obiettivi, che inducono i giovani ad avere paura di progettare a lungo termine, il Papa sollecita: «Non lasciatevi rubare il desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! È questo che vi porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete!». (...)

4. Ricostruire una nuova fiducia nella vita.
Ai giovani di Torino ricorda le parole del beato Pier Giorgio Frassati, un giovane come loro: «Vivere, non vivacchiare! Vivere!». E li incoraggia a «fare cose costruttive, anche se piccole, ma che ci riuniscano, ci uniscano tra noi, con i nostri ideali: questo è il migliore antidoto contro questa sfiducia nella vita, contro questa cultura che ci offre soltanto il piacere: passarsela bene, avere i soldi e non pensare ad altre cose». (...)

5. Trasformare la difficoltà in un’opportunità.

Come un vero educatore papa Francesco sa stimolare nei giovani la capacità di trasformare le difficoltà in opportunità, «la parete in un orizzonte», un orizzonte che apre il futuro: «Davanti a una esperienza negativa – e molti, molti di quelli che siamo qui abbiamo avuto esperienze negative – c’è sempre la possibilità di aprire un orizzonte, di aprirlo con la forza di Gesù». (...)

6. Prendere la vita nelle proprie mani e decidere responsabilmente.

Papa Francesco chiede ai giovani di recuperare la capacità di prendere in mano la propria vita e di fare delle scelte che siano libere e responsabili. Egli afferma che «Dio chiama a scelte definitive, ha un progetto su ciascuno: scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi». (...)

7. Avere il coraggio di andare controcorrente.

Papa Francesco chiede ai giovani di andare controcorrente, contrapponendosi alla cultura dell’individualismo, in cui «l’aspirazione all’autonomia individuale è spinta fino al punto da mettere sempre tutto in discussione e da spezzare con relativa facilità scelte importanti e lungamente ponderate». (...)

8. Essere protagonisti del cambiamento della società.
Il Pontefice insiste molto sulla capacità di sentirsi protagonisti del cambiamento della società, perché «non siamo venuti al mondo per "vegetare", per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. (...) È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà». (...)

9. Essere costruttori di un’umanità nuova.

Papa Francesco nei suoi discorsi e incontri con i giovani sottolinea spesso la necessità di essere costruttori di un’umanità nuova, uscendo da se stessi per far fiorire la civiltà dell’amore. Li invita a servire gli altri sull’esempio di Gesù e a trovare il coraggio di essere protagonisti promuovendo tre tipi di cultura: la cultura dell’incontro, della solidarietà e della costruzione di ponti umani: «Il Signore vi rinnova l’invito a diventare protagonisti nel servizio; vuole fare di voi una risposta concreta ai bisogni e alle sofferenze dell’umanità; vuole che siate un segno del suo amore misericordioso per il nostro tempo!». (...)

10. Divenire cittadini responsabili.
Uno dei traguardi fondamentali dell’educazione verso cui il Papa orienta i giovani è quello di divenire, o meglio formarsi, ossia configurarsi come «cittadini responsabili in seno a un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti. (...) Ciò richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. È un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una plurima armonia».

Giuseppina Del Core, Preside della Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium, Roma

© Avvenire, mercoledì 16 maggio 2018

Prossimi eventi