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Tv e minori, addio fasce protette

In teoria doveva essere una sorta di giro di vite contro la televisione che offende i ragazzi. Invece le nuove norme su tv e minori che domani saranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale rischiano di cancellare anche quelle poche certezze che fino ad ora hanno tutelato i più piccoli davanti allo schermo: le fasce protette e il divieto di trasmettere film vietati ai minori di quattordici anni in pieno giorno o in prima serata.

Tutto depennato se il televisore di casa ha almeno uno degli «accorgimenti tecnici» che stoppano la visione delle trasmissioni inadatte a bambini e adolescenti, si legge nel decreto varato a fine giugno dal Governo che ha avuto il nullaosta dai due rami del Parlamento e che sulla Gazzetta dovrebbe entrare senza sostanziali rivoluzioni. E di fatto, oggi, gli schermi digitali e i decoder hanno il «filtro familiare» o, secondo il termine inglese più in voga fra gli addetti ai lavori, il parental control che con un codice impostato dai genitori interrompe pellicole e rubriche nocive per i baby spettatori.

Ciò significa che, secondo le disposizioni appena modificate, i network potranno «liberalizzare» i palinsesti e mandare in onda qualsiasi genere di trasmissioni senza freni. Tanto sarà sufficiente un clic sul telecomando per salvaguardare i ragazzi.

«Con l’alibi del parental control le emittenti scaricheranno tutta la responsabilità sulle famiglie», lancia l’allarme Franco Mugerli, già presidente del Comitato Media e Minori. Al suo fianco chi è impegnato da anni a sostenere uno stile di tv che rispetta il telespettatore. «Siamo seriamente preoccupati. È un testo ad alto tasso di ambiguità», fa sapere Domenico Delle Foglie, presidente del Copercom, il coordinamento che riunisce ventinove sigle al lavoro sul fronte educativo. E l’associazione degli spettatori Aiart denuncia attraverso il suo presidente Luca Borgomeo: «Con un espediente che fa rientrare dalla finestra quanto era stato cacciato dalla porta, vengono abbattuti gli argini capaci di sbarrare la strada ai programmi che intaccano il futuro dei minori». Contraria alla soluzione del parental control anche la direttrice artistica del Fiuggi Family Festival, Maria Mussi Bollini: «È un pretesto per rinunciare a ogni impegno formativo».

Il cavillo che può scardinare una conquista in vigore da anni è contenuto in cinque parole di un comma dell’unico articolo che regola i rapporti fra minori e programmi tv nel Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Le restrizioni per le emittenti valgono «in assenza di accorgimenti tecnici», spiega la nuova normativa. Ma i dispostitivi ci sono già, hanno risposto più volte le tv a chi contrastava l’ipotesi di una programmazione svincolata dai paletti. «Invece il sistema del parental control è per lo più sconosciuto e di difficile applicazione: basti pensare a una famiglia con figli di varie età», sostiene Mugerli che è stato fra i primi a mettere in luce il vulnus delle recenti disposizioni.

E dire che sulla carta le regole riviste sono state presentate come più restrittive: infatti si consolida la fascia dove non possono andare in onda i film vietati ai minori di quattordici anni e i programmi «nocivi dello sviluppo psicofisico» dei più piccoli che sono inibiti dalle 23 alle 7; il bollino rosso deve restare sullo schermo per tutta la durata del programma; i film pornografici o violenti non vanno trasmessi neppure di notte ma solo nei canali a pagamento.

«Si tratta di passi in avanti che, però, corrono il pericolo di ridursi soltanto a buoni propositivi. Perché i divieti sono aggirabili», sostiene Borgomeo. Da qui la domanda che si pone Delle Foglie: «Vogliamo capire se la previsione sul parental control si applica anche alla tv generalista e in chiaro. Se ciò accadesse, sarebbe un problema di una gravità enorme e vorrebbe dire che ogni famiglia sarebbe tenuta a correre ai ripari in proprio per tutelare i figli più piccoli».

C’è chi ha giustificato la modifica con una formula ormai nota: ce lo chiede l’Europa. «La direttiva europea che è all’origine del provvedimento – sottolinea Mugerli – prescrive che i programmi nocivi non possano essere normalmente visti dai minori. Invece la disposizione italiana sugli accorgimenti tecnici non è certo sufficiente a evitarne la visione».

Chi sta dietro, allora, a una regolamentazione che apre all’autogoverno dei palinsesti? «Le grandi emittenti che vogliono fare business», accusa Borgomeo. E Mugerli chiarisce: «Le imprese televisive potranno vendere meglio gli spazi pubblicitari per quei programmi che saranno proposti in orari più remunerativi rispetto alla seconda serata. La loro azione di lobby ha avuto ragione sugli sforzi messi in campo dagli utenti e delle famiglie». Da qui la sfida che Delle Foglie lancia, a cominciare della televisione di Stato: «La nuova presidente Rai, Anna Maria Tarantola, ha annunciato di voler collocare la tv accanto alle grandi agenzie educative: la famiglia e la scuola. Bene, questa è un’ottima occasione per evitare che siano assemblati palinsesti fuori controllo».

Giacomo Gambassi
 
© Avvenire, 28 luglio 2012

 

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