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Udienza. Il Papa: la speranza cristiana non emargina, Dio apre la sua casa a tutti

Francesco ha ricordato i santi patroni di Europa Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi: l'Europa ha bisogno di mantenere l'unità della fede, la tradizione, la cultura cristiana

La catechesi di papa Francesco è tutta incentrata sulla speranza cristiana che non delude: è un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci canali con umiltà e semplicità per tutti.

Centrale nella riflessione odierna è il passaggio della Lettera ai Romani, nel quale l’Apostolo Paolo per due volte ci esorta a vantarci. «Cosa vuole - si è chiesto papa Francesco -, che facciamo i pavoni dunque? Di cosa allora è giusto vantarsi? E come è possibile fare questo, senza offendere, senza escludere qualcuno?»

L'invito di Paolo è a vantarsi da un lato «dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo, per mezzo della fede» e dall'altro a farlo anche quando ci troviamo troviamo nelle situazioni più difficili e disperate.
«La pace che scaturisce dalla fede è un dono - ha spiegato papa Francesco nell'udienza generale - : è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita. E questo, come afferma l’apostolo Paolo, genera la pazienza, perché sappiamo che, anche nei momenti più duri e sconvolgenti, la misericordia e la bontà del Signore sono più grandi di ogni cosa e nulla ci strapperà dalle sue mani e dalla comunione con Lui».

«Il fondamento della speranza cristiana - ha sottolineato ancora papa Francesco nell'udienza generale - è ciò di più fedele e sicuro possa esserci: l'amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi.
È un buon esercizio, ha ricordato papa Francesco, anche se non è facile dire “Dio mi ama”. «Dobbiamo ripeterlo come una preghiera: sono sicura, sono sicuro che Dio mi ama», ha aggiunto.

 

Ecco perché l'apostolo Paolo ci esorta a vantarci dell'amore di Dio in ogni momento, in ogni circostanza della vita. «La speranza che ci è stata donata non ci separa dagli altri, né tanto meno ci porta a screditarli o emarginarli. Si tratta invece di un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci “canali”, con umiltà e semplicità, per tutti. E allora il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani, perché come suoi figli impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri».

«Ricordate, - ha concluso papa Francesco - la speranza non delude».

IL TESTO DELL'UDIENZA

Sull'esempio di Cirillo e Metodio, l'Europa unita nella fede cristiana

Papa Francesco, nei saluti finali, ha anche ricordato che il 14 febbraio sono stati celebrati i santi patroni di Europa Cirillo monaco e Metodio vescovo, evangelizzatori dei popoli slavi: «Ancor oggi essi ricordano all'Europa, e a noi tutti, il bisogno di mantenere l'unità della fede, la tradizione, la cultura cristiana e di vivere ogni giorno il Vangelo».

I.Sol.

© Avvenire, mercoledì 15 febbraio 2017

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