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Un Paese in caduta libera

I numeri inchiodano la responsabilità di tutti e non ammettono repliche. Anche perché crescono a ritmo vertiginoso. L’Italia è sempre più povera e molte famiglie vivono ormai al limite dell’essenziale. Più figli si hanno, più si corre il rischio della povertà. Un andamento contro natura, ma è la realtà di un Paese che, col “gelo demografico”, si nega futuro e speranza. Ovvero, va lentamente suicidandosi.

Alla Settimana sociale di Reggio Calabria si è chiesto alla politica di uscire dalla retorica e affrontare la crisi, guardando in faccia i problemi reali. Le tutele del reddito sono scarse. Mancano i soldi per i servizi e il welfare. Anche perché nessuno, finora, è riuscito a organizzare un’efficace lotta all’evasione fiscale. Ci sarebbero più risorse se tutti pagassero le tasse.

    L’abolizione dell’Ici, i vari bonus e l’elemosina della social card hanno determinato una riduzione piccolissima delle famiglie assolutamente povere. Troppo poco, denunciano Caritas italiana e Fondazione Zancan nell’ultimo Rapporto sulla povertà in Italia, dal significativo titolo In caduta libera. Stiamo precipitando senza paracadute, ma non ce rendiamo conto. Una vera tragedia.

    Il professor Ettore Gotti Tedeschi ha avvertito del rischio della crescita a debito. Le famiglie non riescono più a pagare mutuo e cambiali, ma faticano anche per la spesa quotidiana. Gli ammortizzatori sociali, cassa integrazione in testa, sono costati l’anno scorso 19 miliardi di euro. Una cifra enorme per un argine fragilissimo. Se non si aiutano le famiglie a trovare casa e lavoro, non si esce dalla spirale della caduta libera.

    Prima della crisi, i poveri in Italia erano sette milioni. Nel primo anno di crisi (2007) sono schizzati a otto milioni e mezzo. E ora la cifra sale di mezzo milione all’anno. Il potere d’acquisto di operai e impiegati, in quest’ultimo decennio, s’è ridotto di 2 mila euro l’anno. Quello di imprenditori e professionisti è aumentato di 16 mila euro. Qualcosa non va, visto che il potere d’acquisto delle famiglie italiane è calato di due punti e mezzo: peggior risultato dagli inizi degli anni ’90. Al Sud, poi, la situazione è drammatica: una persona su tre è a rischio. Solo nello scorso anno si sono persi 200 mila posti di lavoro. Il 14 per cento delle famiglie vive con meno di mille euro al mese.

    Nel “buco nero” finiscono padri separati (800 mila, secondo la Caritas), che si ritrovano improvvisamente clochard. Senza le mense dei cattolici non potrebbero nemmeno mangiare: sono 50mila a Milano, 90mila a Roma. Con due figli, è povero il 17 per cento delle famiglie; con tre figli quasi un terzo. Ma a questa grave situazione, che è sotto gli occhi di tutti, non ci sono risposte serie. Non è la priorità nell’agenda politica. Tanto meno è da tutti condivisa. Eppure, la famiglia non ha “colore”. Appartiene a tutti. È il futuro e la speranza del Paese.

© Famiglia Cristiana, 20 ottobre 2010

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