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Un'offesa a tutti i cattolici

Per raccontare l'ennesima barzelletta volgare sulle donne, il cavalier Berlusconi si dà alla bestemmia. Il capo del Governo si concede ciò che non è permesso ai calciatori

Lui, Silvio Berlusconi, dice che la barzelletta, costruita da chissà chi per insultare Rosy Bindi e comprensiva di bestemmia finale, circolava già in Parlamento e quindi raccontarla in pubblico non era peccato. Basta accedere a You Tube e fare una breve ricerca per rendersi conto di quale scherzo volgare si tratti.

     Il rammendo, però, è peggio del buco. Perché dimostra che, come sempre, il Cavaliere pretende di tenere il piede in tutte le scarpe possibili. Nel caso specifico, quello del signore galante e del sessista da bar. Dello statista e del teppistello di periferia. E, ancora peggio, del politico intriso di sentimenti cattolici quando si tratta di chiedere voti ma sostanzialmente estraneo al sentire cattolico in ogni altro momento della vita quotidiana. A testimonianza di questo vale l’ampia reazione di sdegno che si registra in queste ore, e che non può essere derubricata a semplice polemica (o persecuzione, come forse diranno i fan del Cavaliere) di stampo politico. La bestemmia colpisce un lato per fortuna ancora molto reattivo dell’opinione pubblica, come dimostra per esempio la campagna (sostenuta con ripetuti interventi anche da Famiglia Cristiana) contro le imprecazioni dei calciatori, alcuni dei quali già squalificati e multati.

     Si vorrebbe provare stupore di fronte a questa performance del primo ministro che pretende di aver evitato una guerra della Russia contro la Georgia e di aver salvato l’economia americana dalla crisi fornendo buoni consigli a Obama. Invece sappiamo tutti che non è la prima e certo non sarà l’ultima. Perché proprio dal Cavaliere arriva uno dei più chiari esempi di quel “cristianesimo alla carta” o “cristianesimo usa e getta” che è oggi tra le piaghe più profonde della vita sociale del nostro Paese.

© Famiglia Cristiana, 1 ottobre 2010

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