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Via i mafiosi dalle processioni

La notifica ufficiale di monsignor Luigi Renzo per la diocesi calabrese di Mileto-Nicotera-Tropea. La preoccupazione del vescovo in vista delle tradizionali processioni pasquali.

«Chiedo ai pastori di essere più coraggiosi e uniti. A loro voglio proporre un suggerimento pratico di rottura». Così si è rivolto ai suoi sacerdoti il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, in provincia di Vibo Valentia, per evitare infiltrazioni mafiose nelle processioni. Il tema era già venuto all’onore delle cronache l’anno scorso per la tradizionale processione pasquale dell’Affruntata a Sant’Onofrio (Vv), che è stata rinviata dal vescovo per possibili infiltrazioni mafiose.

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Ora monsignor Luigi Renzo ritorna sull’argomento con una notificazione ufficiale e una proposta molto forte: invita le confraternite a «rinunciare a certi pretesi privilegi e di mostrarsi più collaborativi con i Parroci» e chiede di «affidare ai giovani che frequentano la parrocchia e sono veramente impegnati in un cammino di fede l’opportunità di portare loro le statue e di renderli protagonisti anche nell’organizzazione».

Monsignor Renzo conferma la volontà di valorizzare al massimo «significative tradizoni popolari», come «occasione preziosa per educare i fedeli», ma invita soprattutto a rendersi conto del valore dei gesti «a non lasciarsi espropriare di ciò che appartiene alla ricchezza e al patrimonio religioso del nostro popolo». E insiste: «Il Risorto che festeggiamo nell’Affruntata viene incontro a noi vittorioso sul male per coinvolgerci nel suo progetto di bene e di amore totale, in vista di una umanità nuova, finalmente libera da ogni fenomeno moralmente negativo. La Pasqua e i suoi riti memoriali, in particolare, non possono assolutamente convivere con fenomeni di mafia e mafiosità, di doppiezza di vita e quant’altro, ma gridano senza mezzi termini che è finito il tempo dell’odio, della violenza, delle vendette, della disonestà, delle divisioni e spaccature spesso gravi dentro le stesse nostre comunità parrocchiali». C’è il bisogno di «vigilare perché la valenza di profonda religiosità non sia disturbata da interferenze estranee» e «non vale la scusa che bisogna accogliere la pecorella smarrita».

Le indicazioni prendono spunto da una delle più sentite manifestazioni religiose «i riti di Pasqua in molte parrocchie della diocesi culminano con la tradizionale rappresentazione dell’Affruntata, o anche detta ‘Ncrinata, durante la quale viene sceneggiato l’incontro del Risorto con la Madonna e S. Giovanni Evangelista».

Giusto Truglia
© Famiglia Cristiana, 29 marzo 2011
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