Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Vocazione ed educazione: una sfida per la pastorale

Vocazione fa rima con educazione e viceversa. L’una senza l’altra non è pensabile.

Non ci può essere scoperta e realizzazione di una vocazione se non attraverso un itinerario formativo che aiuti la persona a divenire quel che davvero essa è: immagine di Dio, persona libera che dispone delle competenze esistenziali necessarie alla messa a fuoco del senso vero della vita e che sa essere protagonista di un futuro da condividere e mettere generosamente al servizio del prossimo.

È questa la scommessa impegnativa da cui muove la proposta pastorale che quest’anno viene rivolta alla comunità diocesana di Bari-Bitonto: diventare promotrice di una efficace capacità di sintesi fra le indicazioni della CEI, che impegnano i credenti italiani a mettere al centro dell’azione evangelizzatrice l’emergenza educativa, e l’attenzione al tema della vocazione, additata dall’Arcivescovo Francesco Cacucci come priorità per la formazione di una identità cristiana adulta e come itinerario condiviso da sacerdoti, religiosi e laici.

La scelta di attribuire alla pastorale una dimensione pedagogica capace di suscitare e sostenere vocazioni autentiche è da sempre la cifra distintiva della centralità della questione antropologica all’interno della riflessione e della prassi cristiana. Ma in questo particolare momento storico, che registra anche nel Sud una crescente difficoltà di orientamento etico e di progettazione esistenziale e che vede confermata la tentazione dell’apatia, della rassegnazione  e dell’indifferenza sociale, vale la pena investire energie perché ciascun membro della Chiesa locale possa sentirsi sollecitato e aiutato a riconoscere i doni che ha ricevuto da Dio per poter a sua volta farsi dono nel comune pellegrinaggio che ha come meta l’accesso alla vita buona del Vangelo.

È importante riscoprire che vocazione ed educazione hanno radici comuni, condividendo la chiamata alla vita che è all’origine di ogni persona e sviluppando un’obbedienza alla vita che è fonte di gioia e di un impegno liberante. Si collocano nella concretezza di uno spazio e di un tempo, che costituiscono le coordinate della storia della salvezza. Guardano nella medesima direzione: rendere un soggetto pienamente consapevole e responsabile di sé grazie alla memoria del proprio passato, ma anche aperto al futuro. Sono l’una al servizio dell’altra, partecipando insieme alla costruzione di un sistema di orientamento esistenziale che consenta scelte, impegni, relazioni all’altezza delle esigenze profonde di una crescita dell’identità umana che possa divenire esperienza di santità.

L’educazione giustamente viene oggi intesa come processo permanente e aperto, tensione alla crescita, emancipazione. Ma se manca una finalizzazione di questo itinerario e impegno, può forse servire a qualcosa, ma non assurgere a valore generatore dell’identità cristiana. L’attenzione alla vocazione costituisce, perciò, il necessario perfezionamento di un processo formativo lungimirante, che chiama la comunità diocesana a costruirsi e vivere come comunità educante che assume la responsabilità di animare le varie forme della ministerialità cristiana, interpretandole come servizio finalizzato alla costruzione del bene comune nell’intera realtà territoriale.

 

Marianna Pacucci
Sociologa e Pedagogista
Prossimi eventi