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Vocazioni laicali alla missione Ad Gentes. La Chiesa è per sua natura “in uscita”

«Spesso mi preme il desiderio di recarmi nelle università, specialmente a Parigi, alla Sorbona, e gridare a squarciagola, come un uomo che abbia perduto il senno, a quelli che hanno più scienza che desiderio di usarne con profitto, quante anime siano prive della gioia del cielo, e cadono all’inferno a causa della loro negligenza».

Con queste parole san Francesco Saverio (1506-1552), patrono delle Missioni e grande missionario del XVI secolo, in una lettera appassionata auspica che nella vecchia Europa siano in tanti a lasciare tutto per annunciare il Vangelo ai popoli dell’Oriente, che hanno vivo il desiderio di conoscere Dio. Mi piace sottolineare che Francesco Saverio non si accontenta di annunciare il Vangelo assieme ai sacerdoti con i quali si è recato nelle Indie, nell’arcipelago delle Molucche e in Giappone, bensì esige l’insostituibile aiuto di interpreti, di catechisti e di neo convertiti.

Scrivo queste riflessioni da Hong Kong, lembo di terra cinese a statuto speciale. Sono qui con altri cinque sacerdoti della nostra diocesi per celebrare il centenario della parrocchia nella quale don Michele Camastra ha esercitato il suo ministero di parroco per diversi anni. Stiamo vivendo una breve, ma esaltante esperienza di Chiesa. In questa terra i cattolici sono minoranza (6% della popolazione: 450 mila a fronte di 7 milioni di buddisti e taoisti). Essi non solo vivono la liturgia domenicale in altissima percentuale e con un coinvolgimento particolarmente intenso, ma sono anche presenti in maniera significativa nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle famiglie, nei servizi sociali. La comunità diocesana di Hong Kong, che si arricchisce ogni anno di tremila nuovi battezzati, pur nella penuria di vocazioni sacerdotali e religiose, invia diverse famiglie in Cambogia, in Tanzania e in India in qualità di “Fidei donum”.

Al riguardo, la diocesi di Bari-Bitonto vanta una ricca tradizione: negli ultimi decenni 13 fedeli laici si sono recati in terre di missioni ad gentes (Etiopia in particolare) per affiancare i sacerdoti “Fidei donum” in opere socialmente utili, e nella evangelizzazione. Un nome fra tutti: Lena Lopriore (nella foto), che ha profuso generosamente tutte le sue energie in quest’opera santificatrice dello Spirito per oltre tre lustri; deceduta da alcuni anni, è caduta nel totale oblio in diocesi. L’esperienza di questi 13 fedeli laici (10 donne e 3 uomini) è ormai conclusa da alcuni anni, purtroppo senza un ricambio. Quasi certamente è mancato un progetto a lungo termine, e tutt’ora mi sembra non esserci neanche il desiderio di prepararlo. Probabilmente la nostra Chiesa diocesana ha investito molto (anche in denaro), ma non ha sensibilizzato sufficientemente il popolo di Dio perché tale opera fosse condivisa ed avesse una sua naturale continuità. Alla luce dell’esperienza “cinese” di questi giorni, ritengo siano maturi i tempi perché tornino a fiorire vocazioni laicali “Fidei donum” anche tra noi.

Lungi da me mettere in dubbio che sono da rievangelizzare innanzitutto le nostre città scristianizzate, e che la prima missione è nella nostra Europa, ma da ciò non possiamo dedurre che la “missio ad gentes” sia divenuta superflua. Al contrario, specialmente oggi comprendiamo come ogni abitante del pianeta abbia il diritto di conoscere e di poter far parte di una Chiesa che «diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo». Come afferma ripetutamente Papa Francesco, a nessuno può essere negata l’esperienza di un «luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo». Non offrire al più presto l’esperienza consolante di Cristo costituisce un’omissione imperdonabile perché sacrilega, in quanto il Vangelo è un bene di prima necessità che noi occidentali deprezziamo e spesso disprezziamo.

In conclusione mi preme ricordare a tutti una novità positiva della nostra diocesi in ambito missionario. In estate sei ragazzi di scuola secondaria - vincitori del Concorso ‘Don Franco Ricci’ - hanno vissuto quattro giorni full immersion nella missione di Derven, in Albania, ove opera il sacerdote “Fidei donum” don Carmine Leuzzi. Al rientro a Bari dovevate guardare i loro occhi brillare di gioia, ed ascoltare da tutti indistintamente il nostalgico ritornello «Troppo pochi quattro giorni per un’esperienza da sogno!». Eppure questi ragazzi non hanno fatto la classica “gita”, o la banale “vacanza”. Infatti i due educatori che li hanno accompagnati hanno confermato il loro impegno costante nella fraternità di gruppo innanzitutto; e poi nella sete di conoscere, di capire la mentalità albanese differente dalla nostra. Essi hanno visitato alcune città ricche di storia, commuovendosi nell’ascoltare i fatti crudeli del recente passato; hanno pregato più volte assieme e hanno condiviso intere ore nello scambio di esperienze di vita. Mi piace “sognare” che questo investimento (esperienza guidata in una missione) costituirà un precedente per ulteriori esperienze future aperte alla mondialità, al dialogo interreligioso, al rispetto di etnie differenti e, se il Signore vorrà inserire il seme della chiamata laicale o sacerdotale per la missione, anche ad un servizio di stampo missionario.

A Maria, «la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno», chiediamo di superare le fasi di aridità e la «fatica del cuore» perché anche tra i fedeli laici fioriscano sante ed intelligenti vocazioni alla Missione ad gentes.

don Ambrogio Avelluto

Direttore Ufficio/Centro Missionario

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