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Ordine delle Vergini

L’Ordo Virginum, cioè l’antico Ordine delle Vergini, rinasce dopo il Concilio Vaticano II che, nella Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia, al n. 80 afferma: Si sottoponga a revisione il rito di consacrazione delle vergini, che si trova nel pontificale romano. Nel 1970 Paolo VI promulgò l’editio typica del Rito in lingua latina poi seguita dalla versione italiana.
Il Codice di Diritto Canonico al can. 604 assimila l’Ordine delle Vergini alle altre forme di vita consacrata e dà, inoltre, facoltà alle vergini di associarsi.
Appartengono all’Ordine delle Vergini coloro che emettono il proposito di seguire Cristo a servizio della Chiesa, nelle mani del Vescovo diocesano secondo il rito liturgico approvato. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, in tre articoli (922-924), cita questa forma di vita consacrata ricordandone l’origine apostolica.
Nell’attuale Rito, pubblico e solenne ma più semplice nello svolgimento di quelli che lo hanno preceduto si respira la teologia del Vaticano II. Emergono le due caratteristiche che connotano il carisma della vergine consacrata: il rapporto sponsale con Cristo - sottolineato dal procedere della liturgia - e il legame con la Chiesa locale - rappresentato dal vescovo che è ministro del Rito.
Secondo un’indagine condotta tra il 1997 e il 2000 e successivamente integrata, la realtà dell’Ordo Virginum interessa attualmente circa 450 persone appartenenti ad una novantina di diocesi italiane; più di 300 donne hanno ricevuto la consacrazione secondo il rito approvato in 80 diocesi, con una distribuzione geografica abbastanza omogenea. Da subito è emersa l’esigenza fra le consacrate, le persone in formazione e le interessate di tenersi in contatto, attraverso incontri sia a livello diocesano che nazionale, per sostenere le esperienze che cominciano, orientare e riflettere sulle problematiche emergenti.

Nell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto l’Ordine delle Vergini è stato istituito dall’arcivescovo mons. Mariano Magrassi con decreto del 3 aprile del 1989 (prot. 17/89).

Delegato arcivescovile        mons. Francesco Colucci

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