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Fara, dopo una vita di preghiera e di penitenza nella solitaria Champeaux, fondò il monastero d’Eboriac (poi denominato Faremoutiers o monastero di Fara) di cui, seguita da un folto gruppo di consorelle, fu abbadessa e dove si vivevano secondo lo spirito di San Colombano. Questi ebbe un’influenza decisiva sulla vita di Fara che - sembra - da fanciulla, gli sia andata incontro con “una spiga in mano che pareva raccolta di recente, sebbene non ne fosse la stagione”. Colombano ritenne questo un segno del Signore.
Le virtù e la fama dell’abbadessa Fara ebbero una benefica influenza in tutta la Francia. Il suo monastero fu in rapporto diretto con l’espansione della vita monastica dell’epoca come dimostrano i centri di vita spirituale dei discepoli di Colombano e di Eustasio alla quale va associata l’opera di Santa Fara. Quando la regola benedettina diventò la nuova norma dei monaci di San Colombano, anche Fara prese contatto con la regola benedettina, che seppe adattare alle sue figlie spirituali.
La devozione a Santa Fara nasce a Bari intorno al 1930. Il suo culto si trova anche a Matera, Castellammare di Stabia, Gravina in Puglia, Catanzaro. La costruzione a Bari dell’opera in suo onore “trae origine dalla notizia dell’apparizione della Santa, che si dice avvenuta il 13 dicembre 1929, nell’antica chiesa dei benedettini, detta di S. Michele, ad una pia donna barese”. Come si legge nel Bollettino di S. Fara di febbraio 1939 Maria Nicola Monno di buon mattino, era nella chiesa di S. Michele, in via S. Benedetto. Dopo la comunione, rientrando al suo posto, fu avvicinata da una sconosciuta vestita di nero, che le chiedeva di parlare e alla quale rispose di attenderla all’uscita. Appena fuori, la sconosciuta le offrì un’immagine di Santa Fara. La Monno, stupita, accettò il dono, mentre una seconda donna la invitava a prendere l’immagine di “quella Santa (che) fa molti miracoli”. Poco dopo le due donne erano già sparite con sorpresa della Monno che, tornata a casa, mise l’immaginetta in una cornice e la depose sul suo altarino pregandola ogni giorno. Si venne poi a conoscenza che l’immagine era di quelle pubblicate a Gravina in Puglia verso il 1914.
A promuovere a Bari la devozione alla Santa fu l’avv. Di Cagno che si recò in varie città d’Italia dov’era venerata e poi in Francia all’abbazia di Faremoutiers dove, in una seconda visita, ebbe in dono una preziosa reliquia della Santa. Di Cagno decise di costruire un tempio a lei dedicato. Nella prima chiesetta, si iniziarono a celebrare a Bari tre feste in suo onore: il 10 maggio con la benedizione delle spighe; il 3 agosto con la celebrazione del patrocinio della santa; il 7 dicembre la festa di Santa Fara. Il 7 dicembre 1938, nella sua festa, mons. Giovanni Anaclerio, delegato dell’arcivescovo Mimmi, benedì e pose la prima pietra per la costruzione della chiesa - su suolo di proprietà dell’avv. Di Cagno - presenti numeroso popolo, distinte persone e autorità. La sagrestia, pronta un anno dopo, il 7 dicembre 1939, per diverso tempo funzionò da cappella, arricchita della reliquia della santa (parte di osso frontale) donata dal monastero di Faremoutiers e della pala dell’altare raffigurante la santa opera del prof. La Nave di Bari. Il 7 dicembre 1943 mons. Mimmi fondò canonicamente la parrocchia. Il 22 ottobre 1947 l’avv. prof. Di Cagno, con atto del notaio Vernice, faceva atto di cessione dell’Opera di Santa Fara ai Padri Cappuccini di Puglia che iniziarono a dar vita all’attività di apostolato e di spiritualità francescana. Qui si realizzò il nuovo collegio Missionario e trovò sede la Curia Provincializia dei Frati Cappuccini di Puglia con una numerosa comunità di studenti. L’arcivescovo Mariano Magrassi la insignì del titolo di basilica il 2 gennaio 1997.

 

Rettore - Parroco                       fr. Pietro Gallone, ofm cap

 

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