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“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

La XXVII Giornata mondiale del malato all’insegna della gratuità e del volontariato

“La gioia del dono gratuito è indicatore di salute del cristiano”: questa affermazione del Papa è posta quasi a conclusione del suo messaggio per la XXVII Giornata mondiale del malato e sintetizza in modo egregio il tema sulla gratuità e sul volontariato che egli ha scelto per tale ricorrenza. Nella chiarezza del suo pensiero e nell’organicità della sua riflessione, papa Francesco ricorda subito i punti fermi sui quali si fonda il servizio della Chiesa agli ultimi, agli scartati, ai malati e agli emarginati. Essi sono sintetizzati nell’affermazione: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), che va compresa nel suo contesto originario, cioè il discorso missionario fatto da Gesù quando inviò i suoi apostoli e continua ad inviare i suoi discepoli ancora oggi “a diffondere il Vangelo, affinché il suo Regno si propagasse attraverso gesti di amore gratuito”.

Tre sono i punti salienti che il Papa sviluppa: l’identità specifica della gratuità e del volontariato, Madre Teresa di Calcutta quale icona del donarsi senza misura agli altri nel servizio, Maria maestra del “sì totale, libero e gratuito” al Signore e all’umanità.

  1. Identità e fondamenti teologici della gratuità e del volontariato

Il volontario è la persona e il cristiano che pongono la propria vita, le proprie energie e le proprie molteplici risorse a disposizione degli ultimi, dei poveri, delle pietre di scarto, senza alcuna finalità di lucro o di ritorno appagante, di guadagno di ogni genere, di ogni secondo fine da raggiungere, sia pure buono e nobile.

Il volontario, nelle righe del messaggio, viene caratterizzato come amico disinteressato, compagno di cammino, familiare di fiducia e di confidenze, ma soprattutto come colui che condivide e comunica valori profondi, stili di vita, modelli di comportamento, scelte coraggiose di solidarietà, mete di relazioni sociali e spirituali di comunione e di condivisione. 

Il Papa fa un’acuta distinzione: “Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare se stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame”.

Modello ispirativo e fondativo di coloro che si aprono agli altri attraverso il dono, la solidarietà, il servizio continuo e perseverante è la Trinità: “Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale: Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo”. Quindi possiamo dire che la gratuità è l’esperienza di un dono ricevuto da Dio che si trasforma in dono elargito al prossimo, individuato nei fratelli, nei vicini e nei lontani, nella famiglia e nella comunità di appartenenza.

Chi sceglie la strada del volontariato contemporaneamente fa proprio uno stile di vita, espresso nell’ascolto autentico, nel dialogo sincero come presupposto del dono e nell’apertura a “spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società”, nel diventare lievito di una nuova umanità.

Le conseguenze della gratuità e del volontariato prendono nomi e volti specifici: la convinzione della fragilità esistenziale, la consapevolezza dell’aver bisogno dell’aiuto degli altri, la certezza che gli altri sono fratelli e non nemici o concorrenti del bene comune, il netto rifiuto dell’individualismo e della frammentazione sociale.

  1. Madre Teresa di Calcutta, icona del dono fatto carne

Papa Francesco, partendo dalla scelta che la celebrazione solenne della Giornata si svolgerà in India, riserva un congruo spazio a Madre Teresa di Calcutta, da lui canonizzata il 4 settembre 2016, e attinge all’omelia di quella occasione per ricordare l’insegnamento della sua parabola terrena: “ci aiuta a capire che l’unico criterio di azione dev’essere l’amore gratuito verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, etnia o religione”. Ella ha saputo imitare il suo Maestro Gesù, scegliendo la periferia come campo di azione e privilegiando gli “ultimi degli ultimi”, quelli dimenticati da tutti e amati dalla misericordia divina, rispondendo in tal modo al grido di Gesù sulla croce: “Sitio” (“Ho sete”), divenuto il verbo esposto in tutte le case delle sue Figlie.

Papa Francesco ferma la sua attenzione sui due atteggiamenti principali della Santa della Carità che sempre ha considerato preziosa la vita, anche quella dei non nati: “Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini (….) della povertà creata da loro stessi”.      

Il Papa individua nella “misericordia” il criterio di lettura di tutta la vita e l’attività della Santa dei nostri tempi, rimarcando l’incarnazione dei due elementi citati da Gesù che devono caratterizzare l’identità dei suoi discepoli: “il ‘sale’ che dava sapore a ogni sua opera, e la ‘luce’ che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza”.

  1. Maria, maestra dell’accoglienza e del servizio: quattro piste

Ovviamente papa Francesco non poteva trascurare l’elemento mariano in questo suo intervento magisteriale e pastorale: si tratta di un brevissimo cenno a Maria, Salute dei malati, che però risulta molto denso di contenuto, da cui si possono trarre altrettanti capitoli di Mariologia. La Madre di Dio e della Chiesa viene proposta con quattro piste di modello di gratuità e di servizio:

  1. a) la condivisione dei doni: “Lei ci aiuti a condividere i doni ricevuti nello spirito del dialogo e dell’accoglienza reciproca”; il mettere insieme i propri doni di natura e di grazia è sempre un arricchimento reciproco, una provocazione positiva e originale a migliorarsi, una volontà di vivere la comunione;
  2. b) il modello della comunità cristiana delle origini: “Lei ci aiuti a vivere come fratelli e sorelle attenti ai bisogni gli uni degli altri”; la fraternità è il modello originario e sempre attuale dei discepoli di Cristo, che è ricordato dall’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (cfr. At 2,42-47);
  3. c) la misura dell’amore è l’amore senza misura: “Lei ci aiuti a saper donare con cuore generoso”; il dono quando è vero non conosce mezze misure, non mette limiti agli impulsi del cuore, non si stanca di svuotarsi nel servizio di tutti perché la dinamica del dono è l’autorigenerazione;
  4. d) il volontariato vissuto con gioia dona due volte: “Lei ci aiuti a imparare la gioia del servizio disinteressato”; è proprio vero: “chi dona con gioia, dona due volte”, la gioia del dono vissuto dal cristiano ha la sua fonte nella Carità che è Dio, che è l’amore gratuito per eccellenza.
  1. I sussidi pastorali preparati dalla CEI: uso intelligente e creativo

Come da lunghissima tradizione, l’Ufficio nazionale CEI per la pastorale della salute ha preparato preziosi e interessanti sussidi per l’animazione e la celebrazione della Giornata: il manifesto e la locandina, che propongono su uno sfondo dorato l’icona evangelica della lavanda dei piedi, tratta dal quarto Vangelo (cfr. Gv 13,1ss); la scheda liturgico-pastorale che approfondisce il significato della gratuità vissuta da Gesù e affidata alla sua comunità.

Sono offerte anche le proposte concrete per l’animazione pastorale parrocchiale e ospedaliera, insieme ad uno schema di Liturgia della Parola molto utile per le Case di Cura, per le Associazioni o gruppi di volontariato, per incontri di preghiera nelle case dei malati o nei condomini, disponibili ad un momento di preghiera comunitaria per e con gli anziani e le loro famiglie.

L’immaginetta sul lato anteriore riproduce l’effigie di Gesù chinato sui piedi di Pietro e l’atteggiamento dell’apostolo che con la mano destra sul capo indica forse la meraviglia e lo scandalo dinanzi al gesto del Maestro e certamente il desiderio di essere lavato “dalla testa ai piedi”. Sul lato posteriore è riprodotta la preghiera, che si snoda nell’orizzonte trinitario e con l’ultima strofa riservata a Maria.

L’uso intelligente e creativo dei sussidi certamente porterà frutti copiosi nelle ricadute pastorali e nella vita dei malati e degli anziani.

Per concludere, può essere utile ricordare due citazioni connesse al volontariato e al dono. La prima appartiene a Madre Teresa di Calcutta: “Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”; la seconda ci viene offerta dal poeta indiano Rabindranath Tagore: “Sognai, e vidi che la vita è gioia; mi destai, e vidi che la vita è servizio. Servii, e vidi che nel servire c’è gioia”.

 

P. Leonardo Nunzio Di Taranto

Direttore Ufficio Pastorale della Salute

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