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“Tutto andrà bene” nella certezza dell’amore di Dio

Le parole di incoraggiamento in questi tempi difficili per l’emergenza creata dal Covid-19 sembrano affondare le loro radici nella ricchezza della fede cristiana in Europa

“Andrà tutto bene” è la frase che in questi giorni, instancabile, circola sui social, sui disegni dei bambini, sui mezzi di comunicazione. In mezzo al dolore dell’Italia e del mondo per la diffusione del Coronavirus, alle lacrime per i tanti cari deceduti, ai forti interrogativi sulla tenuta dei sistemi economici e più in generale sul futuro, risuona da più parti questa frase.

Da dove viene? E’ nata ora o è in qualche modo un pensiero che nei secoli ha impastato la nostra società? A ricordarne in queste ore l‘origine è anche monsignor Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero, in un breve video: l’espressione viene da Giuliana di Norwich, una mistica, una giovane donna analfabeta, vissuta dal 1342 al 1430 circa, in Inghilterra. In quegli anni difficili per la Chiesa, lacerata dallo scisma seguito al ritorno del Papa da Avignone a Roma, e per il mondo devastato dalla cosiddetta guerra dei Cento Anni fra Inghilterra e Francia, in quegli anni in cui in Europa imperversava la peste nera, il Signore affida a Giuliana queste parole: “tutto sarà bene” e “ogni cosa sarà per il bene” (all shall will be well). Parole che da allora, in qualche modo, riassumono il messaggio che Giuliana porta al mondo: un ottimismo fondato sull’esperienza profonda dell’amore di Dio pur nella consapevolezza della presenza inevitabile del peccato e della sofferenza.

Quell'amore materno

Era il maggio del 1373. Colpita da una terribile malattia, Giuliana di Norwich stava per morire quando un sacerdote le portò un Crocifisso. Lei si riprese e ricevette quelle visioni sulla passione di Gesù che riportò nel suo libro “Rivelazioni dell’Amore divino”. La sua missione, dal suo romitorio adiacente alla chiesa di San Giuliano a Norwich, dove si ritirerà a vivere, sarà proprio quella di ricordare agli uomini questo amore viscerale tanto da paragonarlo ad un atteggiamento materno per la sua tenerezza. Fu il Signore stesso a svelarle che il senso di quelle visioni era proprio l’Amore. Visse come un anacoreta e come allora tanta gente di ogni ceto andava a chiederle consiglio, così anche oggi possiamo abbeverarci al suo pensiero come ad una fonte d’acqua fresca in questo tempo di deserto.

Francesco e Benedetto XVI si richiamano a Giuliana di Norwich

Proprio per sottolineare “l’amore immenso e senza confini che il Signore ha per ognuno di noi” Papa Francesco ricordò le pagine sublimi sull’amore di Cristo di Giuliana di Norwich, nel corso dell’udienza generale dedicata al Triduo pasquale nel Giubileo della Misericordia, il 23 marzo del 2016.  “Questo è il nostro Gesù - ricordò il Papa - che a ognuno di noi dice: ‘Se potessi soffrire di più per te, lo farei’”.

Colpito dall’esperienza della mistica inglese è stato senz’altro anche Benedetto XVI che ha voluto dedicarle un’intera catechesi dell’udienza generale - il primo dicembre del 2010 - nell’ambito di un ciclo di udienze generali su alcune significative figure femminili del Medioevo. Andando al fulcro della questione per cui il Catechismo della Chiesa cattolica cita la stessa Giuliana, Benedetto XVI ricordò quella domanda che anche i santi si sono posti: “Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti?”. “Illuminati dalla fede - disse - essi ci danno una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: ‘Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…’” .

Un messaggio di ottimismo fondato su Dio

Un “messaggio di ottimismo fondato sulla certezza di essere amati da Dio e di essere protetti dalla sua Provvidenza” quello che proviene dal libro della mistica inglese, rimarca ancora Benedetto XVI richiamandosi in particolare ad alcune parole di Giuliana: “Vidi con assoluta sicurezza ... che Dio prima ancora di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto meno, né mai svanirà. E in questo amore Egli ha fatto tutte le sue opere, e in questo amore Egli ha fatto in modo che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore la nostra vita dura per sempre ... In questo amore noi abbiamo il nostro principio, e tutto questo noi lo vedremo in Dio senza fine” .

Così si capisce che allora quel “tutto sarà bene” di Giuliana di Norwich è collocato nello stesso sguardo del “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” di San Paolo ai Romani. E quell’orizzonte d’eternità desidera anche oggi lo sguardo di ognuno di noi.

Debora Donnini – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, martedì 17 marzo 2020

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