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40mila in piazza per mostrare il volto bello della Chiesa

L​e luci risalgono piano dal fondo di via della Conciliazione. Come un fiume che nasce dalla "montagna" di Castel Sant’Angelo e scorre verso la foce. Piazza San Pietro è laggiù, già in parte gremita, ma nel grande "golfo" disegnato dai due colonnati del Bernini c’è posto per tutti. Famiglie e sacerdoti, gruppi di suore e comitive di giovani, anziani e bambini.

Tutti a guardare avanti, verso il futuro che questo Anno della fede vuole contribuire a rischiarare come le fiammelle di questa fiaccolata. Tutti a guardare all’insù a quella specie di faro che quasi nell’angolo del Palazzo Apostolico è la finestra illuminata dalla quale si affacciò cinquant’anni fa Giovanni XXIII per il famoso «Discorso della luna» e sta per affacciarsi questa sera Benedetto XVI, che in quel giorno di mezzo secolo fa era "solo" un giovane e promettente teologo, venuto al Concilio al seguito del cardinale Josef Frings, arcivescovo di Colonia.

Il fiume di gente guadagna metri su metri e insieme alle preghiere mastica ricordi. «Io c’ero – dice Federico Calcagnini, segretario del Masci Lazio (Movimento adulti Scout) – e avevo 14 anni. Ci venni con i miei genitori. Ma nessuno di noi poteva prevedere la portata che il Concilio avrebbe avuto».
«Io invece non potevo esserci – afferma con un sorriso, quasi scusandosi, il giovane Mattia, 20 anni, della parrocchia di Santa Melania a Roma –. Noi giovani della mia età abbiamo trovato già tutto fatto. Non sappiamo com’era prima del Concilio. Ma proprio per questo è importante stare qui. Per capire e per pregare e anche per non dare per scontate cose che non lo sono affatto».

In piazza San Pietro la processione, organizzata dall’Azione cattolica in collaborazione con la diocesi di Roma sotto il titolo "La Chiesa bella del Concilio" diventa un piccolo mare di fiaccole. Viene proclamato il Vangelo. Viene letto un passo del discorso di apertura del Concilio Vaticano II. E poi brani dalla Lumen Gentium e dalla Apostolicam Actuositatem (il decreto sull’apostolato dei Laici) intervallati dal canto del Veni Creator Spiritus e della Salve Regina.

Il magistero e la fede del popolo, la teologia e le preghiere imparate dalla mamma. Questa è la Chiesa e i 40mila di Piazza San Pietro ne danno dimostrazione dal vivo.

Non è solo ricordo (testimoniato dal bianco e nero del filmato del discorso di Giovanni XXIII, proiettato sui maxi-schermi e dalla testimonianza registrata di monsignor Loris Francesco Capovilla: «Questa è una giornata grande come quella di cinquant’anni fa»). È anche e soprattutto presente e futuro, come sottolineano gli interventi del cardinale Agostino Vallini (di cui riferiamo a parte), dell’assistente generale dell’Ac, il vescovo Domenico Sigalini e del presidente dell’Associazione, Franco Miano. «La nuova evangelizzazione – dice quest’ultimo – sarà possibile se il cuore dei cristiani sarà in fiamme.

Non vogliamo essere fedeli tiepidi, ma pellegrini sulle vie della storia e dentro la storia, per assumerci le nostre responsabilità e trasmettere la fede alle giovani generazioni. Questa fiaccolata – conclude – vuole essere il nostro abbraccio al Papa». Un abbraccio ribadito anche da Sigalini, che ringrazia Benedetto XVI per il suo ministero e la sua guida sicura. «Noi siamo il popolo di Dio nato dal Concilio. Membri di quella Chiesa bella perché sta ad ascoltare la Parola di Dio e non vive di congetture e intellettualismi». Bella perché ardente come le fiaccole che illuminano la sera. Quando il Papa alla fine si affaccia, la piazza sembra incendiata. Proprio come cinquant’anni fa. Il mare di luci è diventato un mare di fuoco.

Mimmo Muolo
 
© Avvenire, 12 ottobre 2012
 
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