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«Anche gli atei desiderano Dio»

Lo ha detto Benedetto XVI, durante l’udienza generale del mercoledì, nell'aula Paolo VI. «Il desiderio di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei»

 

 

«Gesù non ci dice qualcosa di Dio, non parla semplicemente del Padre, ma ci rivela il volto di Dio». Lo ha detto Benedetto XVI, durante l’udienza generale nell'aula Paolo VI. La novità del Nuovo Testamento, ha ricordato il Papa, è che «Dio si può vedere, ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo». Dio è «certamente sopra ogni cosa, ma si rivolge a noi, ci ascolta, vede, parla, stringe alleanza, è capace di amare. La storia della salvezza è la storia di questo rapporto di Dio che si rivela progressivamente all’uomo, che fa conoscere il suo volto». Con l’Incarnazione «la ricerca del volto di Dio riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo». Gesù «ci mostra il volto di Dio e ci fa conoscere il nome di Dio». Egli «inaugura un nuovo modo di presenza di Dio nella storia, perché chi vede Lui, vede il Padre».

In Gesù «anche la mediazione tra Dio e l’uomo trova la sua pienezza». Infatti, «Gesù, vero Dio e vero uomo, non è semplicemente uno dei mediatori tra Dio e l’uomo, ma è ‘il mediatore’ della nuova ed eterna alleanza». In Lui «possiamo invocare Dio con il nome di ‘Abbà, Padre’; in Lui ci viene donata la salvezza».

«Il desiderio di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei. Abbiamo forse anche inconsapevolmente questo desiderio, ma questo si realizza seguendo Cristo», ha detto il Santo Padre. Così «vediamo Dio come amico, il Suo volto nel volto di Cristo. È importante che seguiamo Cristo non solo quando ne abbiamo bisogno, quando troviamo uno spazio di tempo tra le mille occupazioni quotidiane, ma con la nostra vita. L’intera esistenza deve essere orientata all’incontro con Lui, all’amore verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l’amore al prossimo, quell’amore che, alla luce del Crocifisso, ci fa riconoscere il volto di Gesù nel povero, nel debole, nel sofferente. Ciò è possibile solo se il vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell’ascolto della sua Parola e soprattutto nel mistero dell’Eucaristia».

Nel Vangelo di san Luca «è significativo il brano dei due discepoli di Emmaus, che riconoscono Gesù allo spezzare il pane, ma preparati dal cammino con Lui e dal dialogo che ha fatto ardere il loro cuore. Anche per noi l’Eucaristia, preparata da una vita in dialogo con Gesù, è la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio, entriamo in rapporto intimo con Lui; e impariamo, allo stesso tempo a rivolgere lo sguardo verso il momento finale della storia, quando Egli ci sazierà con la luce del suo volto».

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© Famiglia Cristiana, 16 gennaio 2013
 
Foto: Ansa
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