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«I media hanno il dovere della verità in tempi difficili»

«Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno» perché «lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali e consolidati». Con queste parole Benedetto XVI è intervenuto oggi al congresso sulla stampa cattolica, organizzato dal Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali a Roma dal 4 al 7 ottobre.

All’incontro hanno partecipato più di 200 giornalisti ed esponenti dei media cattolici provenienti da 85 Paesi del mondo. Il Papa ha ricordato che «un’attenta riflessione» sul ruolo della stampa cattolica «fa emergere due particolari aspetti: da un lato la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della globalizzazione».

Dall’altro lato, ha aggiunto il Pontefice, «la connotazione "cattolica", con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità».

Per il Santo Padre, «la ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci» e «ciò risulta ancora più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento».

In tal senso, appare evidente che oggi «nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero».

Infatti, ha proseguito Benedetto XVI, «le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale» inoltre, «la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione».

Di fronte a questo scenario, «la ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni». Aspetti che suonano come «campanello d’allarme», ha evidenziato il Papa, e «invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità».

La stampa cattolica, allora, «è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione» perché «la Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono».

Non si tratta di «un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti, anche a quanti, pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei "piccoli" del Vangelo».

La stampa, ha spiegato il Santo Padre, «evoca in maniera più diretta, rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione, il valore della parola scritta” che “resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta ‘civiltà dell’immagine’ conserva tutto intero il suo valore».

A partire da queste considerazioni, ha precisato il Pontefice, «appare evidente che la sfida comunicativa è, per la Chiesa e per quanti condividono la sua missione, molto impegnativa» e «i cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana».

Infatti, «l’idea di vivere "come se Dio non esistesse" si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere "come se Dio esistesse", anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un "umanesimo disumano"».

A quanti operano nei mezzi di comunicazione sociale, l’invito del Santo Padre è di «avere forte in sé l’opzione di fondo che lo abilita a trattare le cose del mondo ponendo sempre Dio al vertice della scala dei valori». Compito degli operatori della stampa cattolica è «quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo» e «a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro», ha concluso Benedetto XVI, «attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili».

© Avvenire, 7 ottobre 2010

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