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Abitanti Digitali. Quale appello ai media ecclesiali dalle possibilità della convergenza digitale?

Francesco Zanotti, Presidente FISC. Macerata, Auditorium San Paolo, Tavola Rotonda del 21 maggio 2011

Macerata_foto.jpgLa scorsa settimana su Avvenire per parlare della nuova era digitale ho portato l'esempio di quel che accade sui treni. Sia sui vagoni ad alta velocità sia su quelli regionali è tutto un fiorire di pc portatili e di ipad. Per non ripetermi vi descrivo un quadretto familiare. Forzo un po' i termini, ma le situazioni sono reali, quelle che colgo in mezzo alla gente, vivendo nel territorio della provincia italiana e girando il Paese da nord a sud. Potrebbe essere questa la famiglia tipo, quella in cui entrano i nostri giornali, padre, madre e due figli. Famiglia-tipo, nuova abitante digitale delle nostre città.

Il marito-babbo arriva a casa alla sera verso le 8. Per motivi di lavoro è stato tutto il giorno online. E' un libero professionista. Anche la moglie lavora da professionista. Il babbo arriva a casa, ma nessuno lo accoglie. Sono tutti presenti, ma tutti indaffaratissimi. Il figlio maggiore frequenta l'università e siccome deve sostenere un colloquio in inglese sta guardando su un canale a pagamento un telefilm in lingua originale. Il secondo figlio è al telefono perché i genitori non gli hanno ancora comperato il cellulare che arriverà solo il giorno delle cresima, all'inizio della terza media. Ha sbraitato e protestato per averlo prima, ma ormai si è rassegnato. Si accontenta del cordless che in casa non si trova mai perché lasciato ovunque. Comunque sta ore a colloquiare con le filarine e quando smette col vecchio e antiquato telefono, va su fb. Non ha i 13 anni necessari, ma ha indicato un anno di nascita non vero così è anche lui è attivo sul social network più in voga del momento.

La moglie sta facendo un corso di inglese. A scuola, a suo tempo, studiò solo francese, ma oggi non ci si può più permettere di non saper rispondere a tono a chi ti chiede “How old are you?”. Tiene acceso uno dei due pc fissi sistemati in mansarda con due icone aperte: una è sul traduttore italiano-inglese, quello splendido strumento che è molto meglio dell'Hazon-Garzanti anche perché ti fa ascoltare la pronuncia e non pesa tre chili, l'altra è sul sito di una nota marca di caffè. Sta tentando il primo acquisto delle cialde per la macchinetta perché online costano un terzo in meno rispetto al prezzo che applica l'ipermercato.

Tutta l'abitazione è coperta dalla rete wireless. Oltre ai due pc fissi, i nostri hanno anche un pc portatile da 16 pollici e un netbook da 10. In più il marito è dotato di un blackberry che consulta spesso proprio appena torna perché non si sa mai..., se arriva un'email importante...

In casa vengono recapitati anche diversi giornali in abbonamento postale. Spesso il quotidiano si ammucchia senza che venga neppure aperto. Il postino lo porta quando può e a noi, purtroppo, sono molto note le vicende legate alla consegna della posta (vedi 'delitto mediatico' dello scorso anno e annessi). Poi ci sono i settimanali (quello diocesano e Famiglia cristiana) e i mensili di associazioni e movimenti cattolici: tutti sono ormai sempre meno sfogliati. Si leggono libri, ne leggono i grandi e i piccoli, ma la tendenza, ultimamente e sempre più frequente, è quella di informarsi con l'Ansa per le news, il meteo.it per il tempo e gli altri siti alla bisogna. Insomma, internet la fa abbastanza da padrone in una famiglia che tutto sommato non si sente schiava della rete, ma che con la rete convive. Nella casa a tre piani ci sono solo due televisioni. La preferenza ormai va sempre più alla rete, anche se non mancano le partite su Sky o qualche diretta di rilievo sulla Rai (vedi la beatificazione di papa Giovanni Paolo II). Tv2000 col digitale terrestre è stata una piacevole scoperta. Insomma, la rete detta i ritmi e condiziona i rapporti, anche se è sempre una finestra aperta sul mondo e consente legami che un tempo non si potevano intrattenere e anche permette di conoscere notizie in brevissimo tempo.

Davanti a questa realtà, nella quale penso molti di voi si ritrovino, noi che facciamo giornali di carta come ci poniamo? La famiglia digitale di oggi è questa e non possiamo non prenderla in considerazione. Questo è il mondo di questi anni con il quale ci dobbiamo confrontare, che ci piaccia o meno.

Quali politiche stanno realizzando le 189 testate che aderiscono alla Fisc?

La situazione ad oggi, rispetto al mondo di internet, è questa: 5 nostre testate sono esclusivamente online (Incrocinwes, Calabria Ecclesia Magazine, Vallibbt, Romasette.it, Adg-Torino) e altri 74 nostri giornali hanno un loro sito attivo. Chi ce l'ha di presentazione, chi col forum, chi con le news quotidiane, chi è interattivo con la tv e la radio diocesane e sfrutta le sinergie locali.

Allegato al testo di questo intervento ho lasciato alcune schede che i direttori dei giornali online della Fisc su mia richiesta mi hanno fatto pervenire in prossimità di questa occasione. Per ciascun loro contributo vi segnalo solo alcune battute.

Ottica multimediale per Romasette.it. L’esperienza di Romasette.it, la testata on line della diocesi di Roma, coniuga l’informazione sulla vita diocesana e del territorio con un’attenzione peculiare al sociale e alla cultura, all’approfondimento e alla formazione, in un’ottica sempre più multimediale. L’approccio multimediale è la novità più recente, che si inserisce nell’evoluzione rapida del web, e si concretizza nella pubblicazione di video su (o nelle dirette di, in collaborazione con Tv2000) alcuni grandi eventi diocesani e di video del Centro Televisivo Vaticano sull’attività diocesana del Santo Padre.

Nel luglio 1997 ha visto la luce il periodico telematico Vallibbt.it (Valli Belbo, Bormida e Tanaro, province di Asti, Alessandria e Cuneo). Si voleva cogliere la sfida di fine secolo. Oggi l'aggiornamento è quotidiano, con testi e foto,  in una sfida vinta in partenza con la carta stampata - dice il direttore don Beppe Brunetto – naturalmente per quanto riguarda le notizie e la cronaca locale”. Oggi l'offerta è arricchita dell'apporto delle web tv locali.

Calabria ecclesia magazine (Cem) nasce il 12 aprile 2001, il primo giornale online di una conferenza episcopale. Sorto dalla volontà di collegare tra loro tutte le diocesi calabresi, Calabria ecclesia magazine ha avuto come obiettivo anche quello di raggiungere e tenere informati sulla propria terra d’origine tutti coloro che per diversi motivi hanno dovuto lasciare la Calabria e oggi si trovano nel resto d’Italia e del Mondo. Il giornale, progettato da don Giorgio Costantino e affidato alla sua direzione dalla Conferenza Episcopale Calabra, si è avvalso, fin dall’inizio, di una redazione centrale e di 14 periferiche.

Nel 1998 nasce www.diocesi.milano.it che nel 2005 diventa incrocinews.it, settimanale diocesano e nel 2009 diventa portale con contenuti in 50mila pagine come “Infomediario”, cioè informatore attraverso più media, per muoversi su tre direttrici: dal centro alla periferia, dalla periferia al centro, tutti con tutti. Un paio di numeri, numeri da capogiro, del 2010 per rendersi conto di questa realtà: quasi 3 milioni di visitatori unici e oltre 43 milioni di pagine visualizzate.

La rete di certo è un mondo in fortissimo fermento e in rapidissimo mutamento. Modifica anche il modo di vivere il territorio. Ciò non può non interpellarci. Sì, perché il nostro specifico resta il territorio, il contatto con la gente. Stare in mezzo alla gente è nel nostro dna. Non faremo parte del cosiddetto circo mediatico, ma di sicuro parliamo alla gente. Siamo in sintonia con le caratteristiche che i nostri giornali hanno sempre avuto, quello di essere giornali di popolo.

Dobbiamo mettere la stessa passione che poniamo nel comporre il giornale di carta nell'abitare la rete, il nuovo continente digitale e nell'uso delle tecnologie che l'hanno creato, “vero dono per l'umanità”, come le ha definite papa Benedetto XVI (Messaggio per la XLIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2009).

Si dovranno adattare i linguaggi, ma non si dovrà annacquare il messaggio, per nessun motivo. Anzi, forse oggi più di ieri si avverte la necessità di un messaggio forte, chiaro, di speranza, di amicizia, di compagnia all'uomo di oggi troppo spesso solo e abbandonato. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in sovrabbondanza” (il Vangelo di domenica scorsa del Buon Pastore, Gv 10,10).

La domanda di rete “esprime il desiderio di essere amati”. Così si esprime l’esperto padre Antonio Spadaro nel suo recente volume “Web 2.0” (pag. 112). Un bisogno di relazione molto frequente nei giovani, ma non solo. E' il bisogno di stare in compagnia, di condividere con qualcuno quello che si ha di più caro. Questo si evince anche dal gergo utilizzato, spesso assai più esplicito e confidenziale rispetto a quello che viene usato di persona. La comunicazione come “condivisione” (Benedetto XVI Messaggio per la Giornata comunicazioni sociali 2011). E' vero che i dati più recenti sull'accesso a internet in Italia sono del 2009 e parlano del 47,3 per cento della popolazione, ma sappiamo che la diffusione si sta moltiplicando, mentre la tv la fa ancora da padrona con il 96,1 per cento.

La tecnologia da sola non risolve i problemi esistenziali e neppure quelli economici. La crisi economica che ci attanaglia ormai da alcuni anni sta facendo molti danni. Mette in difficoltà migliaia di famiglie, soprattutto con la perdita del lavoro. Quando non si ha di che vivere, l'esistenza diventa drammatica e le conseguenze possono essere devastanti per se stessi e per i propri familiari. La crisi dell'istituzione famiglia ne procura ulteriori danni, mettendo spesso sul lastrico numerosi nuclei familiari con le separazioni sempre più frequenti e i legami che non tengono più. I cinquantenni sono in piena crisi adolescenziale e di conseguenza la famiglia è diventata “ad assetto variabile”: come il il famoso treno pendolino, si adegua alle curve e ondeggia, ma in più di ciò faceva il treno, nella realtà sbanda e va fuori strada. Anche questo nuovo fatto ci dice che la vera crisi, la povertà più diffusa nella civiltà occidentale, anche se spesso non riconosciuta, è quella dello smarrimento del senso della vita. “Se usate saggiamente, le nuove tecnologie – dice papa Benedetto XVI nel messaggio per XLV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2011– possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l'aspirazione più profonda dell'essere umano”. Il Pontefice, quindi, invita noi operatori nei mass media, a farci compagni di viaggio dei giovani, degli adolescenti, degli adulti e degli anziani. Nulla è precluso ai nostri giornali, come nulla è escluso dall'esperienza cristiana, quindi nulla è precluso ai nostri mezzi, ovviamente nemmeno quando sono attivi in rete. Anzi, nella babele della rete dove nulla è gerarchizzato e non sempre verificato tutto appare come una melassa indistinta, possiamo offrire uno spiraglio di luce, di verità, che molti attendono, anche se spesso non si rendono conto di cercarlo. “Senza verità – è scritto al n. 3 della Caritas in Veritate di Benedetto XVI – la carità scivola nel sentimentalismo, diventa un guscio vuoto da riempire arbitrariamente”. Non abbiamo nulla da temere: anzi, l'uomo di oggi, sempre più smarrito, attende che qualcuno gli tenda una mano, una mano amica, vera e sincera. La mano oggi si tende anche nella rete che noi quindi dobbiamo abitare.

Chiudo con un altro aneddoto che prendo in prestito dal cardinale Camillo Ruini. Lo ha raccontato lui stesso il 9 aprile 2008 quando gli hanno conferito a Roma una laurea Honoris causa alla Pontificia università della Santa Croce. Dice il cardinal Ruini: “Nell'ormai lontano 1987, quando ero da poco segretario della Cei, tenevo una conferenza stampa dopo ogni sessione del Consiglio episcopale permanente per presentare il comunicato finale dei lavori. Ci furono domande incalzanti e un confronto piuttosto acceso. Un sacerdote mio amico, che aveva molta esperienza di comunicazione sociale, monsignor Giuseppe Cacciami, allora presidente della Federazione italiana settimanali cattolici, aveva seguito la conferenza stampa e, dopo qualche giorno, mi disse che gli ero sembrato un teologo medievale che, armato della logica scolastica, disputava con i giornalisti, i quali si muovevano invece all'interno delle attuali logiche e modalità di comunicazione. (…) Mi sono reso conto ben presto della necessità, per la Chiesa stessa, di migliorare e sviluppare le proprie capacità di essere presente nel mondo dei media, per far conoscere all'opinione pubblica il suo vero volto e soprattutto il messaggio di cui è portatrice”.

Che dobbiamo stare al passo con i tempi lo sappiamo tutti e ce lo siamo ripetuto anche in questi giorni. I settimanali diocesani sono coscienti del mutamento in atto e sono attivi sul campo. A testimoni digitali dello scorso anno, il presidente mio predecessore don Giorgio Zucchelli, presentò il nostro nuovo sito della Federazione fisc.it. Oggi possiamo dire che è aggiornatissimo e viene costantemente consultato. Moltissimi ci chiedono di pubblicare notizie per dare risalto. Del Sir (150mila contatti quotidiani!) non c'è bisogno che ne parli il sottoscritto, ma il Sir è storia della Fisc. Lo scroll del Sir credo che sia su tutti i siti dei nostri giornali e su quelli di molti siti diocesani.

Le strade tracciate da chi ci precede, Emmaus (il primo fra i nostri giornali a predisporre la piattaforma per l'ipad) e gli altri di cui ho accennato poco fa ci dicono il cammino da percorrere. Tutto questo non certo per noi stessi e per la nostra sopravvivenza, ma perchè siamo certi che anche grazie a questi canali e questi nostri mezzi può giungere all'uomo di oggi che vive nei nostri territori e nel continente digitale la notizia più autentica, la buona notizia per eccellenza.

Francesco Zanotti

Se vuoi scaricare le presentazioni in pdf degli interventi del 20 maggio 2011, clicca qui

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