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53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, domenica 2 giugno 2019

È l’invio iniziale, forte imperativo che qualifica l’essere Chiesa, chiamati a comunicare la “Bella Notizia “a tutto il mondo. Una comunicazione della fede secondo le immagini evangeliche del sale della terra e del lievito nella pasta, che impongono di non sottrarci ad una presenza costruttiva nel mondo della cultura e delle comunicazioni sociali.

Presenza che non si è mai interrotta e che è stata fortemente ribadita dal Concilio Vaticano II (Inter mirifica,4 dicembre 1963). Proprio l’assise conciliare fu a deliberare che vi fosse annualmente una giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “La Chiesa cattolica…essendo perciò spinta dall'obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l'annuncio di questa salvezza … “[i]. Anno dopo anno la Chiesa ha seguito l’evolversi velocissimo del mondo della comunicazione, segnando il cammino con puntuali messaggi papali. Oggi ne meditiamo il 53esimo.

“Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana”

Approfondire l’importanza del nostro essere-in-relazione[ii] per essere vicino e cogliere “il desiderio dell’uomo che non vuole rimanere nella propria solitudine”. Nel messaggio della LIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà il 2 giugno prossimo, Papa Francesco ci invita “ancora una volta a riflettere sul fondamento e l’importanza del nostro essere-in-relazione”.

Da anni si susseguono analisi e controanalisi sulle tecnologie e del ruolo che vanno svolgendo nella società: ne parlano in tanti, esegeti e guru, «apocalittici e integrati». Raymond Kurzweil si spinge addirittura a celebrare l’alba di un mondo nuovo e di un uomo nuovo, e ancora, come Wired, la rivista vetrina delle nuove teorie, che tratteggia cambiamenti che partendo dalla sfera puramente tecnologica, ricadono poi a livello sociale, economico e culturale.

Con acuta analisi scrive Sherry Turkle in Insieme ma soli: “Spesso i miei colleghi insistevano nel dire che i computer fossero «solo strumenti». Ma io ero sicura che il «solo» in quella frase fosse ingannevole. Siamo plasmati dai nostri strumenti. …il computer, una macchina in procinto di diventare una mente, ci stava cambiando e plasmando[iii]”.

Derrick de Kerckhove, allievo e collaboratore di Marshall McLuhan, arriva a ipotizzare, -scherzosamente ma non tanto - un futuro permeato da Big Data e da questi il passo dalla democrazia alla datacrazia, di un sistema senza più governanti dove gli algoritmi ci consiglieranno cosa fare.

Quale tipo di società ne deriva? La domanda non è banale perché non possiamo fare un paragone con epoche del passato.

 “Per essere fedeli al Vangelo in questo nuovo contesto, un semplice processo di adattamento o la ricerca di modalità aggiornate di comunicazione non bastano”.[iv] Un anno nell’era digitale è sempre denso di mutamenti, il Papa ci porta a rileggere il cammino fatto, e riflettere su come stia cambiando la nostra consapevolezza del nuovo contesto esistenziale, e dunque la nostra capacità di abitarlo e renderlo abitabile. La rete è una risorsa del nostro tempo. È una fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili. La rete non è di per sé un ambiente alieno e pericoloso, un inquietante sostituto delle nostre esperienze e relazioni faccia a faccia, un mondo parallelo e inautentico, tutto ciò è acquisito, anche se qualche parola su questo va ancora spesa. Ben sappiamo che internet “si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti”, ma questo richiede solo una maggiore capacità di lettura. "l'attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell'uomo non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per acquiescenza alle attese più immediate di un'epoca o di una cultura".[v]

“Ormai occupiamo tre spazi: fisico, mentale e virtuale. Per tutti noi lo spazio fisico e quello mentale coincidono. C’è un’unità naturale tra queste due dimensioni e il punto di partenza della coscienza e quello dei sentimenti è lo stesso. Non abbiamo ancora ben capito che la nostra presenza, i nostri profili, i dati accumulati su di noi e da noi, tutte cose che hanno un rapporto identitario con noi stessi, sono estensioni di noi stessi”[vi].

Il messaggio di Francesco sottolineando l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, pone l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro.

La rete è un ambiente al quale ci adattiamo, ma che non ci determina, ambiente che possiamo abitare: siamo noi come persone, con i nostri significati e le nostre relazioni, che abitandolo diamo forma all’ambiente digitale. La metafora della rete richiama unaltra figura densa di significati: quella della comunità.

Si sollecita così una riflessione sullo stato attuale e sulla modifica della natura delle relazioni in Internet, ripartire dall’idea di comunità che fa rete fra le persone nella loro interezza. L’idea di “comunità come rete solidale richiede l’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio”. Le connessioni online inizialmente furono concepite come un surrogato del contatto faccia a faccia, nel caso in cui questo, per qualche motivo, fosse poco pratico, … in poco tempo il messaggio di testo divenne la prima scelta per la connessione. Scoprimmo che la rete – il mondo della connettività – si sposava alla perfezione con (e anzi rendeva possibile) una vita oberata di lavoro e di impegni. E ora chiamiamo in causa la rete perché ci difenda dalla solitudine.

Viviamo ormai delle “vite miste”, tra online e offline e ci ritroviamo incapaci di disconnessione, dipendenti dai nostri dispositivi, risucchiati in un universo dove per certi versi ci sentiamo meno esposti, per altri disimpariamo la capacità di relazione grazie alle disconnessioni facili, alla confezione di profili che non saremmo in grado di sostenere nel faccia a faccia.

Ma alla fin fine, tutti questi piccoli tweet, questi piccoli sorsi di connessioni online, equivalgono veramente a una bella sorsata di autentica conversazione?[vii]

Con questa cultura segnata dalla presenza incisiva e capillare dei media siamo chiamati a confrontarci, coniugando la passione per il Vangelo con il discernimento intellettuale, e lo sguardo di fede con l’interpretazione dei fenomeni.

Le tendenze prevalenti, infatti, ci pongono di fronte alla domanda fondamentale: fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network? E i termini della riflessione mutano rispetto anche a un recente passato, “le utopie moderne differivano tra loro in molti particolari, ma erano tutte concordi nel dire che il "mondo ideale" poteva essere solo un mondo uguale nei secoli, un mondo dove la saggezza conquistata oggi restava tale anche domani”[viii].

 L’idea di comunità che emerge dal mondo in rete è un comunitarismo come “ideologia moderna, costruita e predicata in condizioni moderne, ossia in condizioni dove la scelta dell'identità non è solo una possibilità, ma una necessità inevitabile: l'uomo moderno è condannato a una vita piena di scelte. ... Paradossalmente, il destino dell'individuo si compie solo quando l'individuo in questione lo accoglie volontariamente e fa ciò che occorre per renderlo proprio”.[ix]  La metafora della rete come comunità solidale, per realizzarsi, implica la costruzione di un “noi”, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio.

La Rete   ricorda tutto, ma questo ha disabituato noi a ricordare.  La datacrazia, dunque, presuppone una nostra assenza di memoria?

La domanda è pertinente, se la personalità e la memoria si costruiscono fuori del corpo, sulla Rete, sulle banche dati, la perdita di memoria ci renderà tutti più vulnerabili.

Già nel suo primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, nel 2014, Il Santo Padre aveva fatto un appello affinché Internet sia “un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. Il tempo ha evidenziato come realizzare quella aspettativa sia fortemente necessaria.

“Negli anni successivi al concilio Vaticano II è diventato luogo comune applicare alla Chiesa la nozione di comunione. La ragione della rapida diffusione di tale applicazione non sembra da ascrivere alla recezione del preciso significato teologico del termine Comunione, bensì al valore evocativo dello stesso.”[x] In maniera molto semplicistica si alludeva a una visione ecclesiologica e alla prassi ecclesiale, del prima del Concilio, vista come verticistica e acomunionale.

 Comunione con una lettura più serena indica invece una “Chiesa fraterna, luogo di partecipazione in cui l’unità non mortifica le diversità, i carismi e i ministeri vengono riconosciuti, il dialogo e la comunicazione paritaria sono attuati”[xi]. È concetto, questo, da portare in ogni ambiente di vita.

“Il messaggio del Papa rilancia quel bisogno di comunità, di relazione che c’è nel cuore di ciascuno”. Così don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, commenta il Messaggio di Papa Francesco. Se ci guardiamo attorno, e forse anche se ci guardiamo dentro, non facciamo fatica a riconoscere i segni di sfilacciamento del tessuto sociale, della comunità”, osserva don Ivan. Segni –  “Un po’ tutti – rileva– viviamo la tentazione o il pericolo di abbassare le nostre attese, la nostra speranza, il nostro respiro sul futuro diventa affannoso quasi potessimo accontentarci del presente”. Inoltre, “ci accorgiamo che il rinchiuderci in piccole cerchie di amici è una scelta limitata, alla fine perdente”. Rispetto a “quel bisogno di comunità, di relazione” avvertito da ciascuno, secondo don Maffeis “ci accorgiamo che è legato a questo il vero sapore della vita, alla capacità di creare ponti, di riconoscerci in un’appartenenza, di prenderci cura dell’altro. Passa da qui la strada per superare i nostri narcisismi, le nostre chiusure. Passa da qui il ritrovare davvero noi stessi”.

   Rispondendo all’appello di papa Francesco che aveva invitato a «investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità», la Chiesa italiana si mette all’opera per costruire “Comunità-Convergenti”, come recita il titolo del convegno nazionale che dal 9 all’11 maggio ha visto riuniti ad Assisi direttori e referenti degli uffici diocesani, esperti e professionisti della comunicazione.

Come osserva papa Francesco, "le community spesso rimangono solo aggregati di individui, che si riconoscono attorno a interessi caratterizzati da legami deboli"; comunità che si rafforzano solo davanti alla percezione di una minaccia esterna». Su questo sfondo, osserva Maffeis, «emerge con forza la profezia del Santo Padre, che con coraggio ricorda come non ci sia alternativa alla costruzione di una cultura dell’incontro». Non a caso, il convegno di Assisi ha portato un titolo che «con l’essenzialità e lo stile grafico della comunicazione sociale» vuole «aiutarci a riscoprire la finalità della nostra comunicazione: la costruzione della comunità».

«Siamo Chiesa che, mentre ascolta e si china sul mondo, al mondo ha anche una Parola di vita da testimoniare», afferma il direttore dell’Ufficio Cei evidenziando che «l’indicazione di Bergoglio incrocia un bisogno diffuso di comunità; ci vede camminare insieme con quanti vivono il rapporto con gli altri non semplicemente come un limite, ma come ciò che dà spessore all’esistenza». La comunità, infatti, «è rete di relazioni e luogo di condivisione e di aiuto» e «la Rete ci consegna innumerevoli esempi, che ripropongono con caratteristiche nuove la logica del dono». Proprio per favorire e rinsaldare la relazione, lo scambio e la condivisione, a livello interpersonale, locale e con le istituzioni, si è scelto di «accompagnare il servizio che nelle nostre diocesi si porta avanti», conferma don Maffeis che fa riferimento alle iniziative e ai percorsi attivati in vista della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, in calendario domenica 2 giugno.

Da alcuni anni, «l’Ufficio nazionale, insieme al Cremit della Cattolica e, da questa edizione, all’Ucsi, cura una pubblicazione legata al Messaggio del Papa con commenti e strumenti per un suo uso pastorale». Il passaggio dalle community alla comunità e dall’online all’on life, senza tralasciare i diritti, i doveri e i poteri degli internauti e le ricadute sul territorio sono stati posti all’attenzione dei convenuti.  Interventi di Antonello Soro, garante per la Protezione dei dati personali, monsignor Giuseppe Baturi, sottosegretario della Cei, Paolo Peverini, Rita Marchetti e Stefano Pasta, ricercatori rispettivamente dell’Università Luiss Guido Carli, dell’Università di Perugia e del Cremit. Non sono mancate le voci di giornalisti e responsabili di strutture informative, ecclesiali e non, testimonianze e esperienze di quanti sono impegnati sul campo a ogni livello. Davanti a un’Europa «sentita come distante, al punto da far parlare di una "decomposizione della famiglia comunitaria"», rilevava don Maffeis.  è importante mettere in luce «la ricchezza straordinaria del contributo di spiritualità e cultura, di arte e dottrina sociale della Chiesa alla costruzione del Continente». «Una storia e un disegno – conclude il direttore dell’Ufficio Cei – di cui ci sentiamo responsabili.

 

Angelo Ruggiero

Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali

 

[i] Inter Mirifica, 3

[ii] I testi in corsivo sono tratti dal messaggio di Papa Francesco

[iii] Sherry Turkle, Insieme ma soli

[iv] Comunicazione e missione, Direttorio per le comunicazioni

[v] Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali per il decennio 2000-2010 della Conferenza Episcopale Italiana

[vi] Derrick de Kerckhove, Datacrazia: come cambia la società

[vii] Stephen Colbert, conduttore televisivo e comico

[viii] Zygmunt Bauman, Il disagio della postmodernità

[ix] Zygmunt Bauman, ibid

[x] Giacomo Canobbio, Comunione Ecclesiale e Comunicazione

[xi] Giacomo Canobbio, ibid

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