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Arte e fede. L'Immacolata Concezione ci mostra la tenerezza di Maria

La solennità dell'8 dicembre occasione per riflettere sulla dolcezza materna della Vergine e insieme sul suo coraggio. L'immagine della Madonna con Bambino addormentato

Come ogni anno l’8 dicembre la Chiesa celebra l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il dogma, cioè la verità di fede, per cui la Madonna non è stata “toccata” dal peccato originale, ne è stata preservata sin dal primo istante del suo concepimento.

Cosa vuol dire Immacolata Concezione

«Dio – sottolinea il Catechismo della Chiesa cattolica – ha scelto gratuitamente Maria da tutta l’eternità perché fosse la Madre di suo Figlio; per compiere tale missione è stata concepita immacolata». A proclamare il dogma fu l’8 dicembre 1854 papa Pio IX con la bolla “Ineffabilis Deus”. Un testo in cui si legge: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale».

Il Figlio addormentato in braccio alla Mamma

L’avvicinarsi della solennità, che sabato pomeriggio a Roma vedrà il consueto omaggio del Papa al monumento dedicato alla Vergine in piazza Mignanelli accanto a Piazza di Spagna, è anche occasione per riscoprire i tratti più delicati della maternità di Maria, rappresentati in decine di immagini e dipinti. Il Museo Poldi Pezzoli di Milano, ad esempio, custodisce la “Madonna con Bambino addormentato” che Andrea Mantegna ha realizzato verosimilmente tra il 1490 e il 1500. Vi si vede Maria che accarezza delicatamente il figlio che tiene in braccio appoggiandolo su un ginocchio.

Santa Teresina pregava così

La maternità di Maria ha ispirato nei secoli decine di santi e mistici. Come Santa Teesa di Lisieux:

“Io so bene, o Vergine piena di grazia,
che a Nazaret tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei piccoli,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile
che cammina con loro per la strada comune,
per guidarli al cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con te
e seguirti ogni giorno.
Mi tuffo rapita
nella tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del tuo cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire”.

Riccardo Maccioni

© Avvenire, martedì 4 dicembre 2018

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